A spasso nell’universo

Come potrebbe essere un viaggio nelle regioni più remote dell’universo? Un team di astronomi si è preso la briga di verificarlo, stimando le distanze relative di più di cinquemila galassie in uno dei campi di galassie più lontano che sia mai stato indagato. Ci stiamo riferendo al famoso campo ultra profondo di Hubble  (HUDF, dall’inglese Hubble Ultra Deep Field).

Poiché la velocità della luce impiega un tempo molto lungo ad attraversare l’universo, la maggior parte delle galassie che si vedono nel video qui sopra sono rappresentate nel momento in cui l’universo stesso aveva appena una frazione dell’età corrente. Dunque sono ancora in formazione, ed hanno forme spesso peculiari, rispetto alle galassie “contemporanee”. Tanto per dire, non troverete certamente galassie a spirale completamente formate, tipo la nostra Via Lattea (con i suoi tredici e passa miliardi di anni di età, non si può proprio dire sia ancora in formazione), o come la galassia di Andromeda, una tra le galassie più estese tra quelle a noi vicine.

Verso la fine del video arriviamo a lambire le galassie più lontane del campo HUDF, che presentano un valore di redshift impressionante, superiore ad otto (caratteristica di oggetti tra i più lontani mai osservati). Questa classe di galassie giovani di bassa luminosità conteneva verosimilmente diverse stelle energetiche di grande massa, responsabili con la loro radiazione della trasformazione di molto gas residuo  in plasma caldo ionizzato.

Fonte: Astronomy Picture of the Day, 27 agosto 2013

Celebrità… galattiche!

NGC 3185 si trova a circa 80 milioni di anni luce da noi, nella costellazione del Leone. Al centro della galassia c’è un nucleo compatto ma molto brillante, che ospita un buco nero di grande massa. Buchi neri di questa categoria possono avere masse anche pari a migliaia di volte quella del Sole.

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La galassia NGC 3185 (Crediti: ESO/Hubble & NASA)

NGC 3185 fa parte di un piccolo gruppo di appena quattro galassie, chiamato Hickson 44. Un’altra galassia che fa parte del gruppetto è NGC 3190. Come vedremo, è una galassia ben più famosa della sua compagna, per motivi che travalicano certamente l’ambito astronomico…

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La galassia NGC3190, vista da un telescopio (Crediti: ESO)

A prima vista forse il nome può non dirvi niente, ma se siete utenti Apple e se di recente vi è capitato di inizializzare un computer con la meletta, sicuramente vi siete trovati davanti ad uno sfondo azzurrino con una maestosa galassia che campeggia in primo piano: è lei, probabilmente la galassia più diffusa sui nostri schermi 🙂

La galassia NGC3190, vista da un computer Apple...
La galassia NGC3190, vista da un computer Apple…

La cosa interessante – che probabilmente molti ignorano – è che nel tempo abbiamo assistito ad un vero e proprio (silenzioso) “cambio di galassia”. Con OS X “Lion”, la galassia in effetti era quella di Andromeda (come hanno risposto alcuni lettori nel piccolo quiz che abbiamo lanciato stamattina sulla nostra pagina Facebook), dopodiché, all’uscita della successiva versione “Mountain Lion” la galassia è cambiata in NGC 3190. Peraltro, in questo caso, non è subito stato chiaro agli utenti di che galassia si trattasse: ci è voluto un po’ per scoprirlo 🙂

Per essere un po’ pignoli, in realtà la foto usata da Apple è alterata (come si può facilmente scoprire cercando un po’ su Internet): sono state aggiunte diverse stelle “finte” nelle zone più lontane dalla galassia, e – operazione ben più distruttiva! – sono state “eliminate” diverse piccole galassie nei dintorni di NGC 3190. Dunque una foto reale, sì. Ma anche un pochino di fantasia.

Che avreste fatto voi? Vi sareste accontentati di aggiungere una dominante blu, o sareste intervenuti su stelle e galassie come i grafici Apple?

Hubble, Arp e gli “incontri ravvicinati” tra galassie

Questa è veramente una immagine di una bellezza cristallina. Un’altra meraviglia che ci regala il telescopio Hubble: non si sa quante stupende immagini delle profondità dell’universo ci ha consegnato fino ad oggi, e veramente è una gara a scoprire la più bella…

Il sistema Arp 142, è composto in realtà da due galassie interagenti (Crediti: NASA, ESA and the Hubble Heritage Team)
Il sistema Arp 142, è composto in realtà da due galassie interagenti (Crediti: NASA, ESA and the Hubble Heritage Team)

Nel dettaglio, quella che vedete è una immagina particolarmente vivida di una coppia di galassie interagenti, note complessivamente con il nome di Arp 142. Sappiamo molto bene come l’effetto dell’interazione tra due galassie possa essere devastante. Quelle di Apr 142 sono abbastanza vicine tra loro perché interagiscano violentemente, scambiando materia e causando devastazioni assortite (buon per noi che siamo lontani…).

Nella parte alta dell’immagine si vedono anche due stelle brillanti: entrambe si trovano molto più vicine a noi della coppia di galassie interagenti, ma completano deliziosamente il quadro di ‘arte cosmica’ che stiamo ammirando. Una delle due è circondata da un alone blu, che in realtà rappresenta un’altra galassia, comunque troppo distante per avere un qualsiasi ruolo nell’interazione con il sistema Arp 142.

La coppia di galassie prende il nome dal famosissimo astronomo Halton Arp, creatore del noto  Catalogo delle Galassie Peculiari. E’ un catalogo di onoranda età, visto che fu pubblicato per la prima volta nel lontano 1966. Arp lo compilò nel tentativo di comprendere e studiare sistematicamente il modo in cui le galassie si evolvono e cambiano nel tempo – un argomento che avvertiva come decisamente poco conosciuto. Forse non è troppo sorprendente, ma molti degli oggetti in catalogo, scelti proprio per la loro forma inusuale, si è col tempo scoperto che non sono singole galassie, ma coppie in interazione o addirittura in corso di fusione.

Halton Arp è conosciuto anche per essere uno dei più famosi e fieri oppositori alla teoria del Big Bang, ormai accettata in modo praticamente universale dalla comunità astronomica. In particolare, la teoria alternativa sviluppata da Arp e colleghi, contesta il fatto che i quasar siano oggetti lontanissimi (come dimostrerebbe l’elevato valore del loro redshift, lo spostamento verso il rosso della loro luce). La sua ipotesi, rigettata dalla gran parte degli astronomi, è che i quasar sarebbero invece oggetti locali, derivati dal nucleo di galassie attive.

Per quanto risulta ormai difficile sposare la tesi di Arp (che in ogni caso è sicuramente un astronomo di rilievo fin dagli anni ’60, autore di un impressionante numero di pubblicazioni specialistiche nonché di un certo numero di libri divulgativi), le sue teorie e la sua decisione nel sostenerle (per la quale lamenta di essere stato emarginato dalla comunità astronomica internazionale) sono state e sono tuttora uno sprone importante per verificare sempre di più la teoria del Big Bang.

Come è noto, nella scienza ogni paradigma deve potere essere falsificabile. Dunque le voci fuori dal coro sono utili, anzi utilissime (e se sono davvero emarginate, oltre ai risvolti umani, è un impoverimento anche dal punto di vista scientifico). Anche se non se ne condivide la posizione.

Soprattutto se sono persone intelligenti e appassionate come Halton Christian Arp.

Articolo basato in parte sulla Press Release di SpaceTelescope.org

M82, la magnifica

Cigar

Eccolo. Un magnifico e meraviglioso mosaico creato da diverse immagini della galassia starburst chiamata Messier 82 (M82). E’ una galassia in cui il processo di formazione di nuove stelle è non solo ancora in atto, ma è anche eccezionalmente violento, tale da consumare in fretta le sue riserve di gas. M82 si trova a circa 12 milioni di anni luce da noi, ed è un ottimo esempio di tale tipo di galassie. Ed è anche molto bella… 😉

Crediti foto: NASAESA and the Hubble Heritage Team STScI/AURA). Acknowledgment: J. Gallagher (University of Wisconsin), M. Mountain (STScI) and P. Puxley (NSF).

 

NGC 6745, tracce evidenti di collisioni galattiche

No, decisamente le galassie normalmente non si presentano in questo modo. NGC 6745 in realtà mostra chiari segni dell’effetto di  una gigantesca ‘collisione’ galattica. Le collisioni di questo tipo sono peculiari anche nella durata, bisogna dire, perché le galassie in realtà sono state in collisione per centinaia di milioni di anni.  Appena al di fuori dell’immagine presentata, elaborata in maniera digitale al fine di aumentare i contrasti, ci sarebbe (nell’angolo in basso a destra) una galassia più piccola, in allontanamento.

Crediti: NASA, ESA, and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA)-ESA/Hubble Collaboration

La galassia più grande, che vediamo nella foto, doveva essere una normale galassia a spirale, ma ora che è ‘danneggiata’ dall’urto, la forma appare decisamente peculiare. Di fatto, gli effetti della gravità sulla forma della galassia sono evidenti. Per quanto sia assai probabile, visti gli spazi in gioco e le distanze tra gli oggetti, che nessuna stella nelle due galassie si sia direttamente scontrata con un’altra, in tale tipo di ‘collisioni’ sono il gas, la polvere e il campo magnetico ambientale che interagiscono direttamente. Arrivando appunto a modificare profondamente l’aspetto delle galassie che hanno subito tale processo.

Il fatto è tutt’altro che raro, nell’economia dello sviluppo delle galassie. Tra l’altro, ha notevole importanza anche per chi studia specificamente la formazione e l’evoluzione di nuove stelle, poiché sovente nelle zone di collisione si vengono a creare le condizioni ideali per la comparsa di zone di fresca formazione stellare. Anche in questo caso lo scontro ha fatto in modo di dare un deciso impulso alla formazione stellare: di fatto, un grumo di gas espulso dalla galassia più grande, a destra in basso, ha già iniziato a formare stelle.

La peculiare galassia NGC 6745 si estende per circa ottantamila anni luce di diametro, e si trova a circa 200 milioni di anni luce dalla Terra. La sua età presunta dovrebbe aggirarsi intorno ai 10 milioni di anni.

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