Barioni mancanti? Tutti intorno a noi…

Il fatto è questo. La nostra Galassia – come pure la Piccola e la Grande Nube di Magellano –  sembra che siano circondate da un enorme alone di gas galdo, diverse volte più rovente della superficie del Sole – e con una massa equivalente pari a circa 6o miliardi di volte la nostra stella. La cosa oltre ad essere di indubbio rilievo, suggerisce come altre galassie possano verosimilmente possedere aloni del tutto simili. Questo fornisce dei dati importanti riguardo al perdurante mistero della massa barionica “mancante” (che forse… non è più tale!)

Questi intriganti risultati sono stati resi pubblici appena ieri, da un team di ricercatori che ha utilizzato i dati dal Chandra X-ray Observatory della NASA. Vediamo di capire un po’ meglio di che si tratta…

Immagine artistica dell’alone di gas caldo intorno alla Via Lattea (al centro). Rendetevi conto di quanto è grande… (NASA/CXC/M.Weiss; NASA/CXC/Ohio State/A.Gupta et al.)

Nell’immagine artistica qui sopra, possiamo vedere la nostra Via Lattea al centro di una nuvole di gas caldo. La nuvola è stata rilevata nelle misura effettuate sia dalla sonda Chandra, che anche con l’Osservatorio Spaziale XMM-Newton dell’ESA (l’ente spaziale europeo), come pure dal satellite giapponese Suzaku. Dunque uno sforzo collettivo di progetti di vari paesi e continenti, che ha condotto ad una rilevante scoperta.

Tornando alla nuvola, nell’illustrazione questa si estende per circa 300.000 anni luce – il che è già abbastanza impressionante – ma dai dati risulta che potrebbe essere ancora più estesa (!).

Teniamo presente che, al di là della sua enorme massa, la densità di questi aloni galattici di gas caldo è talmente bassa, che strutture simili intorno ad altre galassie, con i mezzi tecnici attuali, ci risulterebbero tranquillamente invisibili. La presenza di tali aloni potrebbe però far tornare i calcoli, e dirci finalmente dove poter cercare la massa barionica che manca da tempo nei conti degli astronomi.

La faccenda della massa barionica “mancante” è senza dubbio curiosa. Slegata dai problemi dell’energia oscura o massa oscura, il problema “venne fuori” quando gli astronomi fecero il computo dei barioni che dovevano essere presenti nell’Universo bambino, circa dieci miliardi di anni fa. La cosa stupefacente è che la quantità di barioni oggi sembra dimezzata, il che ha scatenato la caccia a questi barioni mancanti, con diverse ipotesi avanzate in letteratura.

E’ verso, a rigore non siamo davanti ad una completa novità: già precedenti studi avevano indicato l’esistenza di grandi aloni intorno alle galassie. Ma i rilevamenti attuali puntano verso un modello di alone molto più grande e massivo di quanto si ritenesse fino ad oggi. Aloni così grandi ma così poco densi, possono essere il serbatoio “ideale” per ritrovare tutti i barioni “persi” nei conteggi.

Potremmo aver dunque scoperto il nascondiglio di questi elusivi barioni. Ovvero, proprio intorno a noi, ma troppo “sparsi” per essere notati…

 Ulteriori riferimenti: il comunicato stampa della NASA, e (per i più audaci) l’articolo scientifico originale concernente la scoperta.

Hubble fotografa una “stranezza spaziale”

In questa immagine ottenuta con il Telescopio Spaziale Hubble si può scorgere un addensamento davvero inusuale di materia gassosa, che si trova nei pressi di una galassia a spirale – si direbbe – del tutto normale.

Il bizzarro oggetto, chiamato “di Hanny”, è in realtà soltanto la parte visibile di un lungo filamento gassoso, che si estende per ben trecentomila anni luce intorno alla galassia, che prende il nome di IC 2497.  La parte che nella figura è mostrata in colore verde, risulta visibile soltanto perché un fascio di luce proveniente dal nucleo della galassia arriva ad illuminarlo. Il fascio gassoso in sè arriva da un quasar, un oggetto molto brillante ed energetico che è “alimentato” da un buco nero centrale. A quanto sembra, in questo caso, il quasar si sarebbe comunque spento negli ultimi duecentomila anni.

Il "filamento verde" è una parte di una estesa struttura gassosa (Crediti: NASA, ESA, William Keel (University of Alabama, Tuscaloosa), and the Galaxy Zoo team)

L’oggetto prende il nome da Hanny van  Arkel, la maestra di scuola olandese che ha scoperto la struttura, partecipando al progetto online Galaxy Zoo. Il progetto (di cui ci siamo occupati già nel passato), permette al pubblico più vasto di partecipare alla classificazione di più di un milione di galassie, catalogate nella Sloan Digital Survey. Il progetto si è allargato ad includere Galazy Zoo:Hubble, dove gli utenti hanno la possibilità di catalogare un campione di decine di migliaia fra le galassie individuate dal celebre telescopio spaziale.

E in questo modo, anche una maestra di scuola (oltre a svolgere un importantissimo lavoro di formazione) può diventare celebre in ambito scientifico. Un altro virtuoso esempio di “scienza distribuita” di cui parliamo nel forum !

SpaceTelescope Press Release