Tutto il lato “rosa” di Giove…

Il pianeta Giove, visto finalmente da vicino (grazie alla sonda Juno) continua ad essere fonte di grande meraviglia. In particolare, per la complessità mirabolante dei fenomeni atmosferici che avvengono ad alta quota, e che ora si possono veder con un grado di dettaglio assolutamente sorprendente.

Crediti immagine: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Matt Brealey/Gustavo B C

Questa foto che vedete, decisamente suggestiva nella sua tonalità rosa, è stata acquisita da Juno il giorno un mese e mezzo fa, quando si trovava a trascorrere il suo undicesimo passaggio ravvicinato al pianeta gigante (e gassoso, come sappiamo). In quel momento la distanza dalle nubi era di poco più di dodicimila chilometri: un’inezia, in pratica, se consideriamo che la distanza media tra Giove e la Terra si aggira intorno ai 780 milioni di chilometri. 

Da lì arrivano i dati di Juno, che dunque traversano una distanza immensa, per essere poi raccolti a Terra ed elaborati secondo quanto è più opportuno per rivelare volta per volta la straordinaria complessità di questo peculiare ambiente planetario. L’immagine che vedete è stata elaborata dal citizen scientist Matt Brealey, usando creativamente i dati grezzi, messi a disposizione di tutti dalla NASA, nel sito apposito.

La sonda spaziale Juno è stata lanciata ad agosto del 2011, e continuerà la sua missione verso l’estate di quest’anno, al termine della sua dodicesima orbita in cui ha raccolto dati scientifici.

Per intanto, tutto fa pensare che i regali di Juno non siano affatto finiti.

Anzi.

Giove, con un po’ d’aiuto dagli amici…

“Da che punto guardi il mondo, tutto dipende”, cantava qualche anno fa Jarabe de Paolo. E questo è vero anche e sopratutto se pensiamo al mondo nella sua accezione più vasta, ovvero l’universo. 

Così anche l’aspetto di Giove, di cui ci siamo occupati più volte per l’eccellente lavoro di mappatura che sta facendo la sonda Juno, in realtà non è sempre lo stesso, ma dipende. Dipende da come lo guardiamo, effettivamente. Ecco dunque che in banda infrarossa è già un po’ diverso, differente da come siamo abituati a vederlo nelle mille foto che ci arrivano (quasi) quotidianamente dallo spazio, acquisite nello spettro di lunghezze d’onda naturali per i nostri occhi.

Crediti: NASA, ESA, Hubble; Data: Michael Wong (UC Berkeley) et al.; Processing & License: Judy Schmidt

Perché ne stiamo parlando? Ebbene, per comprendere meglio la dinamica globale del sistema di nubi del pianeta, ed aiutare Juno a mettere in un contesto più vasto le immagini molto dettagliate che ruba con la sua indagine, ecco che viene in aiuto il venerando Telescopio Spaziale Hubble, impegnato ad acquisire regolarmente immagini globali dell’intera superficie.

Ed appunto, le bande che vengono monitorate vanno ben oltre la capacità dell’occhio umano, e si allargano dunque alle zone infrarosse ed ultraviolette. In questa stupenda immagine del 2016, ad esempio, le bande infrarosse sono state rimappate opportunamente nel visibile, in modo da poter essere percepite dai nostri occhi. Dall’esame dell’immagine si comprende come Giove sia diverso in infrarosso, in parte perché è diversa – a queste lunghezze d’onda – la frazione di luce solare che viene riflessa, dando alle nubi, nel complesso, una conformazione un po’ differente.

Quel che interessa notare qui, è che l’approccio sinergico tra un “anziano” e glorioso telescopio spaziale ed una sonda decisamente più moderna, è quello che poi  permette di portare a casa i risultati migliori, ovvero quel che consente di conoscere meglio l’oggetto dell’indagine, in questo caso il pianeta gigante del Sistema Solare.

Per parte sua, Juno ha ormai completato dieci delle dodici orbite previste intorno a Giove, e continua a inviarci dati che aiuteranno l’umanità a comprendere non solo la meterologia gioviana, ma anche – cosa ben più importante – cosa si nasconde dietro lo spesso strato di nuvole che ricopre il pianeta.

Un’avventura cosmica che non mancherà certo di regalarci momenti forti, ne possiamo scommettere.

 

Le vorticose nubi di Giove

Ne abbiamo parlato più volte, del lavoro superbo che sta facendo la sonda Juno gironzolando intorno a Giove. Ma vale la pena tornarci un’altra volta ancora, probabilmente, perché le immagini che ci sta regalando sono veramente superbe, degne di essere incluse in una galleria dove la scienza e la bellezza vanno scopertamente a braccetto: insieme, per regalarci delle perle da un universo sempre (più) pieno di sorprese.

Le vorticose nubi di Giove (Crediti: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Kevin M. Gill)

Quello che stiamo apprezzando adesso è uno scenario di formazione di nubi nella parte settentrionale del pianeta gigante. L’immagine è stata “acchiappata” da Juno mentre era occupato nel suo undicesimo passaggio ravvicinato a Giove, meno di un paio di settimane fa. La sonda si trovava a poco più di ottomila chilometri di altezza, rispetto alle nubi che stava fotografando. Un’inezia, astronomicamente parlando.

La bellezza dell’immagine è anche frutto dell’elaborazione dei dati grezzi – forniti dalla NASA attraverso il sito dedicato –  da un citizen scientist di nome Kevin M. Gill. Non è certo la prima volta che la sonda regala dei dati capaci di far sbizzarrire con successo gli appassionati di arti grafiche. Dobbiamo proprio dire che stiamo scoprendo (con Juno, ma non solo) una bellezza e una varietà, all’interno del Sistema Solare, di cui fino a pochissimi anni fa non avevamo nemmeno un lontano sentore.

E nemmeno possiamo pensare a quante cose ancora potremo scoprire, nei prossimi anni, in questo ambito. Sonde sempre più sofisticate e precise sono in giro, ormai. E se una stella – anche con il più potente telescopio – rimane sempre un puntino luminoso, un pianeta o una luna, sono al contrario capaci di rivelarci una serie di sorprese che virtualmente non possono mai finire.

E noi, non finiremo mai di stupirci.

Il turbolento polo nord di Giove

Questa nuova vista acquisita dalla sonda Juno della NASA, che sta gironzolando da tempo attorno a Giove, appare davvero straordinaria per bellezza e qualità del dettaglio. Ormai queste sonde moderne, possiamo dirlo, ci stanno abituando assai bene.

Crediti: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Björn Jónsson

L’immagine, a colori esaltati, è stata acquisita il 16 dicembre dello scorso anno, quando Juno era impegnata nel decimo passaggio ravvicinato al pianeta gigante. Nel momento dello scatto, la sonda si trovava a poco più di ottomila chilometri sopra le nubi che ricoprono Giove.

La bellezza che potete ammirare (cliccate sulla foto e vi ci potete facilmente perdere…) è dovuta in buona parte all’eccellente lavoro del citizen scientist Björn Jónsson: uno dei tanti appassionati, “non addetti ai lavori”, che ha scaricato i dati grezzi dal sito NASA, ha sottratto gli effetti dell’illuminazione globale, ha aumentato il contrasto e rinforzato i colori, e ha esaltato i particolari su piccola scala.

Nel complesso, un lavoro davvero egregio, che a sua volta premia ed esalta lo sforzo fatto dagli scienziati di mestiere (per quanto questa definizione vada forse sfumando, come vediamo): tutto quel lavoro che c’è dietro una moderna impresa scientifica e tecnologica come la sonda Juno, appunto.

La regione è quella del polo nord di Giove: non ci si confonda dall’orientazione della foto, che in effetti potrebbe trarre in inganno. Le foto di Juno non “abbellite” sono disponibili al sito https://www.missionjuno.swri.edu/junocam  per chiunque voglia cimentarsi in una riproposizione creative, che può essere – come in questo caso – estremamente efficace.

Il cielo è di tutti – scienziati e non. Tutti lo rendiamo migliore, con questo lavoro comune. Come probabilmente deve essere.

Sopra le nubi di Giove…

Non è un quadro, ma potrebbe legittimamente sembrarlo. In effetti il nostro Sistema Solare è prodigo di meraviglie, quando visto da vicino. In questo caso la sonda Juno distava da Giove meno di un diametro terrestre, quando ha acquisito (il mese scorso) questa stupenda immagine dello strato tumultuoso di nubi del pianeta gigante.

Crediti: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Gerald Eichstädt/Seán Doran

La distanza della sonda dal fitto strato di nubi era intorno ai 13.000 chilometri. Parte non trascurabile della suggestione dell’immagine è data dal lavoro dei citizen scientist  Gerald Eichstädt e Seán Doran che hanno elaborato le immagini grezze della sonda, che la NASA mette a disposizione di chiunque nel suo sito web.  La scelta della scala cromatica appare qui particolarmente riuscita, e si possono ammirare degli straordinari dettagli della configurazione così complessa ed indubbiamente affasciante dello strato di nuvole che coprono il pianeta.

Molto infatti c’è da capire su quella che risulta la più estesa atmosfera planetaria in tutto il Sistema Solare. Una atmosfera, peraltro, che a differenza di quanto accade per la Terra e gli altri pianeti “rocciosi”, non mostra un chiaro limite inferiore, ma presenta una transizione lenta e graduale verso gli strati interni del pianeta.

Un pianeta – anche per questo – decisamente diverso da quanto siamo abituati a pensare. E anche per questo, più affascinante che mai.