La macchia rossa, da vicinissimo

Il giorno undici di questo mese, la sonda Juno ha avuto l’opportunità di passare direttamente al di sopra della Grande Macchia Rossa di Giove, restituendoci una immagine estremamente ravvicinata di questo enorme, perpetuo ciclone, grande più dell’intero nostro pianeta.

L’immagine grezza messa prontamente a disposizione sui siti NASA, è stata riprocessata da appassionati citizen scientist, ottenendo il suggestivo risultato che mostriamo qui sotto.

La Grande Macchia Rossa, vista da vicinissimo. Crediti: NASA, Juno, SwRI, MSSS, Gerald Eichstadt, Sean Doran

 

L’immagine è stata acquisita ad una distanza inferiore ai 10.000 chilometri dalla superficie gassosa del pianeta gigante. Veramente esigua, se pensiamo che la distanza media tra la Terra e Giove è di quasi 800 milioni di chilometri. 

Al di là dunque della spettacolarità della foto, è piuttosto impressionante pensare a cosa riusciamo ad ottenere, al dettaglio che possiamo catturare, di oggetti celesti che ordinariamente pensiamo vicini, ma che sulle scale umane sono comunque estremamente lontani.

Abbiamo dunque occhi vigili e attenti, su regioni molto distanti di universo. Abbiamo modo di vedere cose che fino a pochissimi anni fa erano al di là di ogni immaginazione. Teniamolo presente, e (quando abbiamo un po’ di coscienza) facciamone tesoro.

Ne vale la pena: è un universo fibrillante e fantastico, quello che stiamo scoprendo in questi anni. Capace ancora di stupirci, di farci continuamente decentrare, deragliare dai nostri schemi mentali – la cosa, probabilmente, che rimane tra le più preziose: di quelle che giustificano da sole, potremmo arrivare a dire, l’impresa meravigliosa dell’avventura scientifica, ed in particolare della scoperta del nuovo cosmo.

La macchia… pastello

Potrebbe essere un delizioso quadro di colori pastello, una fantasia suggestiva di un ispirato pittore. Invece è un’immagine reale della macchia rossa di Giove, acquisita nell’ormai lontano 1979 dalla sonda Voyager 1, quando era praticamente all’inizio della sua insospettatamente lunghissima missione. Le sfumature, soprattutto quelle sul lato sinistro in alto, sembrano costituire davvero un tocco artistico d’eccezione, per una elaborazione astratta di innegabile fascino.

Macchia rossa Giove
Crediti: NASA, JPL; Digital processing: Björn Jónsson (IAAA)

Invece è Giove, appunto. Notate lo splendido dettaglio che la sonda – con tecnologia anni ’70 – era già in grado di restituire ai nostri occhi.

La sonda Voyager 1 è attualmente il manufatto umano più lontano che ci sia, con i suoi più che rispettabili diciannove miliardi di chilometri da casa. Trovo sorprendente, assolutamente sorprendente, il fatto stesso che – a questa distanza e dopo tutto questo tempo – il collegamento con la sonda sia ancora attivo. Potete vedere l’immagine (di cui ho fatto un ritaglio, secondo il mio gusto artistico) come riportata dal sito APOD pochi giorni fa.

Era appunto il mese di gennaio 1979, quando la sonda Voyager 1 iniziava ad acquisire fotografie del pianeta Giove, e ben presto la qualità delle immagine fornite dalla sonda superava quelle migliori disponibili da Terra. La Voyager 1 completava il suo incontro con Giove all’inizio di Aprile, dopo aver acquisito circa 19.000 immagini, insieme a molte misure scientifiche. Pochi giorni dopo era la Voyager 2 a riprendere l’incarico di mappare Giove, fino al mese di Agosto.

Insieme le sonde inviarono a Terra più di 33.000 immagini di Giove e dei suoi cinque satelliti maggiori. Un gran lavoro, che evidentemente non esauriva l’entusiasmo e la spinta propulsiva delle due sonde, che – dopo decenni, giunte al margine del Sistema Solare – continuano ad inviare dati.

Lavori in corso (su Io)

E’ sempre in “beta”. Come ogni servizio web 2.0 che si rispetti, d’altra parte! Così potremmo definire la superficie di Io, il celebre satellite di Giove. Del resto, basta guardare la sua superficie: questo satellite gioviano ha il record singolare di essere il corpo del sistema solare più attivo dal punto di vista vulcanico.

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La bizzarra superficie di Io, luna di Giove. Crediti: Galileo Project, JPL, NASA

Quello che risulta dalla superficie è proprio l’impressione di un corpo in perenne (ri)costruzione, ad opera degli onnipresenti flussi di lava. Veramente singolare! Guardate anche la definizione spettacolare dell’immagine: è stata generata usando dati del 1996 della sonda Galileo della NASA, ed è centrata sulla superficie del satellite che “guarda” lontano dal pianeta gigante. E’ stata un po’ “migliorata” per far notare anche piccoli particolari, perfino di pochi chilometri. Rimarchevole l’assenza di crateri da impatto: questo ci fa pensare che l’intera superficie sia continuamente coperta da nuovi depositi, molto più rapidamente anche della formazione di nuovi crateri.

Qual è l’energia alla base di tutta questa esuberanza di Io? I dati suggeriscono che Giove potrebbe essere implicato, così come le altre lune. In particolare, le forti interazioni gravitazionali potrebbero ben essere alla base della fervente attività vulcanica.

Dunque, lavori (sempre) in corso su Io…

Sorgente originale: APOD del 4 agosto

 

Nuove immagini Hubble della collisione di un corpo celeste su Giove

…Colpo di scena!, potremmo ben dire. Le procedure di routine, di controllo e calibrazione del Telescopio Spaziale Hubble, sono state bruscamente interrotte allo scopo di permettere al telescopio – recentemente “rimodernato” nella sua strumentazione – di poter osservare la macchia in espansione nel pianeta gigante Giove. Tale macchia, causata dall’impatto di una cometa o di un asteroide, si va modificando addirittura su scala giornaliera ed è dunque assai interessante da osservare…

C’è davvero un bel daffare per gli osservativi. Negli ultimi giorni i più grandi telescopi del mondo si sono assegnati un compito comune: guardare Giove. E per non perdere una occasione forse unica, Matt Mountain, il direttore dello Space Telescope Institute a Baltimora, ha deciso di destinare del tempo supplementare al lavoro di un team di astronomi per l’indagine della macchia in espansione sul pianeta gigante.

Una vista ravvicinata della nuova macchia scura su Giove
acquisita con la WFC3 di Hubble il 23.7.09
Crediti:
NASA, ESA and H. Hammel (Space Science Institute, Boulder, Colorado)
and the Jupiter Comet Impact Team

L’immagine acquisita da Hubble qui riprodotta, presa in data 23 luglio, rappresenta di fatto la più definita immagine in banda visibile di questa singolare caratteristica, ed è anche la prima osservazione scientifica effettuata dal telescopio spaziale con la nuova camera, la Wide Field Camera 3 (WFC3), che è appunto uscito “anticipatamente” dalla fase di testing appunto per riprendere questo straordinario evento.

Gli scienziati non nascondono la grande soddisfazione che l’esame dei dati ottenuti dalla WFC3 ha regalato loro: il livello di dettaglio è straordinario, e questo fa davvero ben sperare per tutta la futura scienza che si potrà effettuare con la nuova camera: grazie davvero all’applicazione meticolosa degli astronauti che hanno compiuto la recente missione su Hubble, una nuova era per il telescopio spaziale pare si stia finalmente aprendo…

Riguardo la macchia scura, è stata scoperta da un astrofilo australiano, Anthony Wesley, il 19 luglio di quest’anno: è una macchia creata dall’arrivo di un piccolo oggetto nell’atmosfera di Giove (e dalla successiva sua disintegrazione). L’unica volta in cui qualcosa di simile è stato visto su Giove è stato ben quindici anni fa: forse qualcuno si ricorderà; era il 1994, quando la cometa Shoemaker Levy 9 colpiva la superficie di Giove…

SpaceTelescope Press Release

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