Il nostro sistema solare, visto da Cassini.

Quasi nulla sta fermo, nel nostro universo. La sonda Cassini della NASA, oltre a fornirci interessantissimi dati e immagini su Saturno e i suoi satelliti, ci sta anche aiutando a riformulare la nostra comprensione della forma del nostro sistema solare, mentre prosegue nel suo viagio attraverso la parte locale della Via Lattea. I modelli esistenti fino ad ora ci avevano abituato ad un sistema solare – mentre si muove nello spazio più vasto – con una forma simile a quella di una cometa. I nuovi risultati puntano piuttosto ad un sistema solare più che altro a forma di “bolla”.Gli scienziati di Cassini hanno creato una immagine di questa esotica regione dello spazio tramite il rilevamento di particelle note come atomi neutri energetici.

I nuovi risultati arrivano a complemento dei dati ottenuti tramite la missione Interstellar Boundary Explorer (IBEX) sempre della NASA.Quando la sonda Cassini ha cominciato ad orbitare attorno a Saturno circa cinque anni fa, una dozzina di strumenti scientifici sofisticati e accuratamente calibrati per l’occasione, si sono messi al lavoro sorvegliando, “annusando” analizzando e scrutando attentamente il sistema di Saturno.

In questa illustrazione, la bolla multicolore rappresenta le nuove misure dell’emissione di particelle note come atomi neutri energetici. Le aree in colore rosso  indicano le zone esterne più calde, a pressione maggiore. La pallina gialla al centro rappresenta il nostro Sole. Sono anche mostrate le due missioni Voyager (che hanno fornito dati importanti per queste zone), che stanno attualmente nella zona “di confine” dove il vento solare si smorza e si scalda quando interagisce con il mezzo interestellare (eliopausa)…
Crediti:
NASA/JPL/JHUAPL

Nel complesso, i dati ottenuti da Cassini, resi pubblici solo di recente, mostrano che l’immagine vecchia di decenni, secondo la quale il Sistema Solare si muove nel mezzo interstellare ritagliandosi uno spazio circa a forma di cometa è errata. Dobbiamo piuttosto pensare ad una “bolla”, oppure, se volete, ad un topo inghiottito da un boa constrictor: difatti il campo magnetico locale interstellare si espande e si contrae al passaggio del nostro sistema solare, un pò come farebbero i muscoli del tratto digerente del serpente al passaggio del topo. Una animazione è disponibile all’indirizzo http://photojournal.jpl.nasa.gov/catalog/PIA12310

NASA Press Release