Il più piccolo sistema binario…

Alcuni astronomi. utilizzando il Keck Observatory sono riusciti ad identificare il più piccoli sistema binario tra tutti quelli conosciuti. Il sistema è chiamato HM Cancri, e consiste di due stelle ormai “morte” che girano una intorno all’altra con un periodo di poco più di 5 minuti – di gran lunga il periodo più breve mai riscontrato per una qualsiasi coppia di stelle.

Il team, coordinato da Gijs Roelofs, ha usato il gigantesco 10 m del Keck, equipaggiato con il Low Resolution Imaging Spectrograph, per studiare i cambiamenti di velocità nelle linee spettrali del sistema HM Cancri. Per la precisione, i ricercatori hanno scoperto che, in accordo con il moto orbitale delle due stelle, le linee spettrali del sistema si muovono periodicamente dal blu al rosso e viceversa, seguendo il ben noto effetto Doppler. Ottenute le informazioni di velocità, gli astronomi sono stati dunque in grado di confermare il periodo assai corto di appena 5,4 minuti. I risultati sono appena stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Astrophysical Journal Letters.

“Quando sono arrivati i primi dati dal telescopio del Keck, e la nostra veloce analisi ha mostrato lo spostamento periodico delle linee spettrali, sapevamo che ci eravamo riusciti. Dopo più di dieci anni dalla scoperta, finalmente avevamo decifrato la natura di HM Cancri”, ha detto Arne Rau del Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics (Germania) che ha condotto le osservazioni al Keck.

Una rappresentazione artistica delle stelline in HM Cancri
Crediti: NASA/Tod Strohmayer (GSFC)/Dana Berry (Chandra X-Ray Observatory)

HM Cancri è stata scoperta nel 1999 come una deole sorgente in banda X, dalla sonda ROSAT. Consiste di due nane bianche, stelle che ormai hanno concluso la loro serie di bruciamenti nucleari, e si sono avviate ad un lento e progressivo raffreddamento. Già nel 2001 i dati in banda X e in ottico, avevano suggerito come le due stelle orbitassero una attorno all’altra con un periodo assai breve. La conferma sperimentale ha dovuto attendere però diversi anni: il team ha tentato di acquisire misure molto precise di velocità dal 2005, ma la conferma si è potuta avere, finalmente, solo poco tempo fa (gli iniziali tentativi erano stati anche guastati dal tempo cattivo, purtroppo).

La morale è assai semplice, ma vera: costanza e applicazione, nella scienza pagano sempre, prima o poi…!

Keck Observatory Press Release

Una nuova visione della luna…?

Come saprete, verso le 13.30 della giornata di ieri, la sonda LCROSS, seguendo il suo piano programmato, ha rilasciato un vettore destinato ad impattare sulla superficie lunare, nel cratere Cabeus, nei pressi del Polo Sud del nostro satellite (qui il video distribuito dalla NASA). L’inusuale procedura serviva sostanzialmente a “smuovere” gli strati più esterni della superficie, in modo da permettere un’analisi dello “sbuffo” provocato dall’impatto stesso (con particolare attenzione alla possibile presenza di acqua), da parte della sezione della sonda rimasta in orbita, come pure da altri strumenti a terra e nello spazio.

Il sito scelto per l’impatto di Centaurus,
la parte di LCROSS progettata per l’impatto sulla superficie lunare.
Crediti: NASA

A testimonianza di questa interessante sinergia, si possono consultare già le press releases del Keck Observatory (che ha usato il telescopio Keck II per acquisire informazioni spettroscopiche in concomitanza dell’impatto della sonda) e del Telescopio Spaziale Hubble (il quale ha dedicato la nuova Wide Field Camera 3 e lo spettrografo STIS per analizzare gli sbuffi di materiale vaporizzato ed espulso nello spazio a seguito della collisione).

E’ forse troppo presto per tirare delle analisi sui risultati ottenuti, come si può evincere scorrendo i vari comunicati stampa, che comunque concordano nell’escludere riscontri particolarmente eclatanti in termini di quantità di acqua presente. Per ora basta sapere che la missione sembra essersi svolta senza imprevisti, secondo le direttive pianificate. E con un piacevole valore aggiunto, come è ormai quasi consuetudine: l’apertura (con le modalità di una “diretta” in tempo reale) alla fruizione al più vasto pubblico, complice Internet, la grande rete che in questi casi – al di là di eccessive enfasi retoriche – svolge effettivamente un suo ruolo nell’ambito della diffusione della conoscenza.

Qual è il vostro giudizio sulla missione, al di là dei risultati? Commentate la notizia qui oppure collegandovi al nostro sito in Facebook!