Spunta la luna dal monte…

Vi è mai capitato di vedere sorgere la Luna? Per quanto possa sembrarci una cosa familiare – fin troppo semplice, rispetto alle meraviglie dei lontani quasar e alle incognite dell’universo primordiale – è realmente uno spettacolo affascinante, del quale possiamo fare esperienza semplicemente guardando, senza necessità alcuna di intermediazioni tecnologiche.

Ma a volte le cose familiari sono quelle che consideriamo di meno – ed invece possono essere fonte di grande stupore, se guardate con occhi nuovi, con mente semplice ed aperta – disposta alla meraviglia, ancora.

Questo spettacolare sorger di luna è stato catturato all’inizio del 2013 in Nuova Zelanda, sopra Mount Victoria. Un intraprendente astrofilo ha sistemato la camera a circa due chilometri, puntando dove si aspettava sarebbe sorta la nostra Luna.

Mount Victoria (di giorno, stavolta!), Nuova Zelanda

Visto così, è realmente impressionante. Da sottolineare che non è una sequenza accelerata, ma è registrata a velocità normale (come si comprende anche osservando i movimenti delle persone, che appaiono come silhouette davanti al profilo luminoso del nostro satellite). Il video, bisogna dirlo, non ha subito alcuna manipolazione: è esattamente lo spettacolo che si svolgerebbe davanti ai nostri occhi, se appena fossimo nella posizione giusta.

Che poi, è la posizione che permette di farci stupire. Ed in fondo, è l’unica possibile, per indagare il cosmo. Ovvero, per stupirci – ora ed ancora – della sua perpetua bellezza.

Quarantacinque anni dopo…

Bisogna tornare decisamente  indietro, riavvolgere veloce fino a ben quarantacinque anni da adesso, per ritrovare una presenza umana sul nostro caro, unico satellite naturale. Le cronache ci riportano, per la precisione, a quel lontano dicembre del 1972, quando gli astronauti Eugene Cernan ed Harrison Schmitt si trovarono a trascorrere ben 75 ore sulla superficie della Luna, mentre il loro collega Ronald Evans orbitava sopra la loro testa, nella paziente attesa del rientro.

Crediti: NASA

L’immagine qui sopra mostra Schmitt sulla sinistra del rover lunare, proprio ai bordi del cratere chiamato Shorty. Assai interessante il fatto che l’equipaggio della Apollo 17 riportò a terra ben centodieci chilogrammi di roccia e campioni di suolo lunaredunque assai più di quanto è stato mai riportato da ogni altro sito di atterraggio lunare.

Centodieci chili che, tra l’altro, sono sul nostro pianeta e testimoniano senza troppo clamore ma con indubbia efficacia che – ancora ci fosse chi ne dubita – sulla luna ci siamo stati, ci siamo stati davvero. 

E’ questa, una evidenza solidamente corroborata dai fatti, a dispetto anche di recenti clamori che, proprio per il caso dell’Apollo 17, vogliono vedere bizzarri e fantasiosi complotti laddove, assai più realisticamente, c’è “solo” il caso di una esplorazione scientifica e di una impresa tecnologica, che è stata (grazie al cielo) pienamente di successo.

Quel buco nella Luna…

La celebre “Base Alpha” di televisiva memoria…

Qualcuno se la ricorderà, o ne avrà sentito parlare: la base lunare Alpha, un insediamento scientifico umano costruito sul suolo lunare. No, non (ancora) nella realtà, ma nella celeberrima serie televisiva Spazio 1999. Per quanto sia una ipotesi suggestiva e ricorrente, questa della edificazione di una colonia lunare, forse non è però l’ipotesi più semplice, al fine di colonizzare il nostro unico satellite naturale.

Potremmo mai formare delle colonie, ad esempio, sotto la superficie lunare? 

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Visti dalla Luna…

E’ veramente suggestiva questa visione del nostro pianeta, avvolto in una densa coltre di nuvole ma riprodotto con una precisione veramente mirabile.

Crediti: NASA / GSFC / Arizona State Univ. / Lunar Reconnaissance Orbiter

L’immagine è stata acquisita dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter che, orbitando attorno al nostro satellite, si è permessa di girarsi indietro per fare una “scansione” del nostro intero pianeta (si può intravedere anche l’ombra che proietta la Luna stessa, che appare piuttosto come un tracciato scuro sopra il Kentucky).

Siamo ormai in grado di vederci da fuori con un dettaglio che potremmo definire come felicemente impressionante. E’ un pianeta spettacolare il nostro. Siamo responsabili di tenerlo da conto: una sfida, ed una prospettiva emozionante.  Insieme.

Pendenze… astronomiche

Davvero poche parole, per questa bellissima immagine, che intreccia sapientemente cielo e terra, cosmo e uomo, aggiungendo in maniera virtuosa, bellezza a bellezza. Nella  splendida foto di Marco Meniero, apparsa ieri su APOD, davvero la bellezza di Piazza dei Miracoli di Pisa si allaccia morbidamente allo spettacolo – perpetuo ma sempre cangiante – del cosmo (complice indiscussa la nostra luna, che compare nel suo fulgore proprio a sinistra della celebre torre pendente). Senza apparente soluzione di continuità.

La luna e la torre, in uno spettacolo “cosmico” che unisce cielo e terra. Immagine riprodotta per gentile concessione di Marco Meniero

Sono stato a Pisa, combinazione, alcune settimane fa, e mi è capitato proprio di traversare Piazza dei Miracoli alla sera, insieme a mia moglie. L’effetto è veramente forte, la suggestione è innegabile (grazie anche alla sapiente illuminazione della Torre, della Cattedrale e del Battistero). Mai come in questa foto comunque si arriva a percepire quasi a pelle come quaggiù lassù non siano contrapposti, non siano i termini di una scelta ad escludendum, come tante volte si è pensato, si è (infaustamente) teorizzato.

La vita vera è quella che unisce, che riunisce, che chiama a raccolta tutti gli ambiti, quelli dell’uomo e quelli celesti. Perché l’uomo è quel punto specialissimo (e per quanto ne sappiamo, forse unico) in cui l’universo stesso si “permette” di essere guardato, studiato, indagato.

E, in casi come questi, ammirato.