Noi siamo qui…

E’ innegabilmente così, e forse non potrebbe che essere così. A volte il nostro cielo interno è tutto occupato, tutto allocato dai vari impegni e dalle prospettive più prossime, nel tempo e nello spazio. Cento per cento full, potremmo dire. Oltre alle incombenze quotidiane, ora, anche le imminenti elezioni, l’impegno di capire a chi dare il voto, per esempio. In questo scenario dove spesso predominano confusione e rassegnazione, sempre più difficile orientarsi verso una ipotesi, una scelta costruttiva. Una scelta che non censuri il nostro desiderio di bene, la nostra inestirpabile speranza di concorrere a migliorare almeno questo nostro pezzetto di universo. 

Ma quale pezzetto poi?

Corriamo il rischio di perdere la prospettiva, che è un rischio anche politico, perché la politica può venire compiutamente svolta solo se ci muoviamo in una prospettiva cosmologica corretta, che tiene in debito conto di tutto.

In principal luogo, di dove siamo. 

Ed eccoci, ecco dove siamo veramente. Ecco una foto che ci fa ricordare quello che spesso dimentichiamo.

Terra e Luna, da lontano
Crediti: NASA/Goddard/University of Arizona/Lockheed Martin

E’ una immagine della Terra (il punto più luminoso) e della Luna (il puntino alla sua destra) catturata quasi un mese fa dalla sonda  OSIRIS-REx della NASA da una distanza di quasi sessantaquattro milioni di chilometri. Mentre prendeva questa suggestiva immagine, la sonda stava muovendosi ad una velocità di 8,5 chilometri al secondo (per capirci, oltre trentamila chilometri all’ora).

Dall’immagine si possono scorgere diverse costellazioni, come ad esempio le Pleiadi (in alto a sinistra). Siamo qui dunque, prima di tutto immersi in un Universo sconfinato, mutabile e pieno di sorprese. Siamo parte di un tutto vastissimo e irrequieto, in perpetuo divenire. Nessun isolamento è possibile, lo dice la scienza: non esistono sistemi isolati.  E come argomentavamo anche di recente, il nostro pianeta è parte di un tutto che – comunque – ogni tanto fa capolino.

Nessun muro tra Terra e Cielo è più pensabile. E nessun muro in Terra, è più giustificabile, per l’evoluzione della nostra coscienza. Crescere con questa consapevolezza, è un compito grande. E pensarci, anche in questo tempo elettorale, forse è una cosa opportuna. E’ un segnale dal cosmo, che possiamo acchiappare senza bisogno di alcun particolare recettore, se non la nostra curiosità e voglia di capire, chi siamo dove siamo.

Luna da spettacolo, sul Cile

Si chiama tecnicamente luce cinerea.  E’ la riflessione della luce terrestre sulla superficie ancora in ombra del nostro satellite, fenomeno ben noto e descritto dallo stesso Leonardo da Vinci.

Questa bellissima foto, che riproponiamo da Istagram e che compare anche sul sito di Astronomical Picture of the Day (APOD, per gli amici), è stata acquisita dal Las Campanas Observatory, nel deserto di Atacama, in Chile, due giorni fa.

Un cielo che veramente regala uno spettacolo magnifico. Senza bisogno di alcuno strumento, di alcun ausilio tecnico, il cielo è così, è questa meraviglia che si apprezza ad occhio nudo. E mente aperta.

Spunta la luna dal monte…

Vi è mai capitato di vedere sorgere la Luna? Per quanto possa sembrarci una cosa familiare – fin troppo semplice, rispetto alle meraviglie dei lontani quasar e alle incognite dell’universo primordiale – è realmente uno spettacolo affascinante, del quale possiamo fare esperienza semplicemente guardando, senza necessità alcuna di intermediazioni tecnologiche.

Ma a volte le cose familiari sono quelle che consideriamo di meno – ed invece possono essere fonte di grande stupore, se guardate con occhi nuovi, con mente semplice ed aperta – disposta alla meraviglia, ancora.

Questo spettacolare sorger di luna è stato catturato all’inizio del 2013 in Nuova Zelanda, sopra Mount Victoria. Un intraprendente astrofilo ha sistemato la camera a circa due chilometri, puntando dove si aspettava sarebbe sorta la nostra Luna.

Mount Victoria (di giorno, stavolta!), Nuova Zelanda

Visto così, è realmente impressionante. Da sottolineare che non è una sequenza accelerata, ma è registrata a velocità normale (come si comprende anche osservando i movimenti delle persone, che appaiono come silhouette davanti al profilo luminoso del nostro satellite). Il video, bisogna dirlo, non ha subito alcuna manipolazione: è esattamente lo spettacolo che si svolgerebbe davanti ai nostri occhi, se appena fossimo nella posizione giusta.

Che poi, è la posizione che permette di farci stupire. Ed in fondo, è l’unica possibile, per indagare il cosmo. Ovvero, per stupirci – ora ed ancora – della sua perpetua bellezza.

Quarantacinque anni dopo…

Bisogna tornare decisamente  indietro, riavvolgere veloce fino a ben quarantacinque anni da adesso, per ritrovare una presenza umana sul nostro caro, unico satellite naturale. Le cronache ci riportano, per la precisione, a quel lontano dicembre del 1972, quando gli astronauti Eugene Cernan ed Harrison Schmitt si trovarono a trascorrere ben 75 ore sulla superficie della Luna, mentre il loro collega Ronald Evans orbitava sopra la loro testa, nella paziente attesa del rientro.

Crediti: NASA

L’immagine qui sopra mostra Schmitt sulla sinistra del rover lunare, proprio ai bordi del cratere chiamato Shorty. Assai interessante il fatto che l’equipaggio della Apollo 17 riportò a terra ben centodieci chilogrammi di roccia e campioni di suolo lunaredunque assai più di quanto è stato mai riportato da ogni altro sito di atterraggio lunare.

Centodieci chili che, tra l’altro, sono sul nostro pianeta e testimoniano senza troppo clamore ma con indubbia efficacia che – ancora ci fosse chi ne dubita – sulla luna ci siamo stati, ci siamo stati davvero. 

E’ questa, una evidenza solidamente corroborata dai fatti, a dispetto anche di recenti clamori che, proprio per il caso dell’Apollo 17, vogliono vedere bizzarri e fantasiosi complotti laddove, assai più realisticamente, c’è “solo” il caso di una esplorazione scientifica e di una impresa tecnologica, che è stata (grazie al cielo) pienamente di successo.

Quel buco nella Luna…

La celebre “Base Alpha” di televisiva memoria…

Qualcuno se la ricorderà, o ne avrà sentito parlare: la base lunare Alpha, un insediamento scientifico umano costruito sul suolo lunare. No, non (ancora) nella realtà, ma nella celeberrima serie televisiva Spazio 1999. Per quanto sia una ipotesi suggestiva e ricorrente, questa della edificazione di una colonia lunare, forse non è però l’ipotesi più semplice, al fine di colonizzare il nostro unico satellite naturale.

Potremmo mai formare delle colonie, ad esempio, sotto la superficie lunare? 

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