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Un autoritratto peculiare...

Un autoritratto peculiare…

L’immagine di APOD di oggi è in realtà un bizzarro autoritratto del rover marziano Curiosity…  cosa non si fa per mettersi al centro dell’attenzione! ;)

Crediti:  NASAJPL-CaltechMSSS – Panorama by Andrew Bodrov

 

Anche Marte parla italiano…

O meglio (vedi che ti fa fare la ricerca del titolo ad effetto…), diciamo che il team che cura le notizie della High Resolution Image Science Experiment (HiRISE, per gli amici), ha aperto delle pagine in diverse lingue, tra cui l’italiano. La sezione italiana del sito si apre in questi momenti con una bella immagine della primavera su Marte, per la precisione, del primo giorno di primavera dell’emisfero meridionale.

Tutta la gloria di un giorno di primavera… forse… (Crediti: NASA/JPL/L’Università dell’Arizona )

Certo la foto è sicuramente suggestiva, anche se non ha niente a che vedere con una immagine di primavera acquisita sul nostro stesso pianeta (ce ne sono infinite, ne metto una per un rapido confronto…)

Spring Trees, Clare College

Spring Trees, Clare College (Crediti: bearseye on Flickr)

 

Al di là del divertimento dell’impietoso confronto visivo, dall’analisi delle immagini capiamo come possano essere diverse le condizioni climatiche sui diversi pianeti. Una volta ripresi dallo shock della scabra primavera marziana, restiamo però ugualmente emozionati dalla nitidezza e dalla precisione delle immagini che ci vengono da HiRISE. In effetti lo strumento fa bene il suo lavoro, ma è anche piuttosto caro: considerate che è costato circa 40 miliardi di dollari… E’ formato da un telescopio riflettore da mezzo metro (imparo da wikipedia, il più largo di qualunque missione nello spazio profondo). Permette di rivelare oggetti delle dimensioni di un pallone (anche se su Marte difficilmente se ne trovano, è un risultato eccezionale in termini di capacità di dettaglio).

Lo strumento si trova a bordo della Mars Reconnaisanse Orbiter (MRO), lanciata dalla NASA nel 2005 e attualmente in piena fase operativa. Dal settembre del 2006 la sonda si trova in orbita intorno al pianeta rosso, ad una altezza variabile tra i 250 e i 316 Km. Le immagini sul sito di HiRISE sono numerose e molto interessanti. Decisamente negli ultimi anni stiamo mettendo insieme una serie di informazioni su Marte che poco tempo fa nemmeno ci saremmo sognati. Insomma se Curiosity ci invia foto mozzafiato, MRO non è poi da meno…

 

Autoritratto di sonda marziana

La NASA ha appena rilasciato un dettagliatissimo… autoritratto del rover Curiosity al lavoro su Marte. Il ritratto è stato ottenuto in realtà da un mosaico di ben 55 diverse immagini, acquisite dalla Mars Hand Lens Imager (MAHLI, per gli amici), che mostra il rover nella sua postazione nel Gale Crater – chiamata Rocknest – dove si intravede anche la base di Aeolis Mount o Mount Sharp che dir si voglia, che dovrebbe essere alto circa 5 km.

Se vi chiedete come mai la sonda sembra fotografata proprio “dall’esterno”, la risposta c’è (ma non coinvolge l’aiuto di marziani…): semplicemente, sfruttando opportunamente la combinazione delle immagini, è stato fatto scomparire ogni traccia del “braccio” della camera.

Autoritratto di Curiosity (Crediti: NASA)

Al di là dell’interesse più spicciolo, alla NASA precisano che autoritratti come questo sono decisamente importanti perché documentano lo stato del rover e permettono agli ingegneri della missione di monitorare i cambiamenti durante il tempo: cose come l’accumulo di polvere e lo stato del rivestimento delle ruote.

E’ anche interessante notare con quanta precisione possiamo ora mappare i particolari dell’ambiente marziano. Tanto per confrontare, ecco qui una foto presa dal Viking 1. Le differenze si vedono…

Una foto di Marte dalla Viking 1 (Crediti: NASA)

 A causa della posizione proprio all’estremo del braccio robotico del rover, solo MAHLI, tra le ben 17 camere disponibili, è in grado di fornire immagini di ogni parte del rover, dunque è perfetta per effettuare una mappatura completa di Curiosity. Il quale al momento, sembra davvero in ottima forma :)

Curiosity, foto incredibile di Monte Sharp

Questa è veramente mozzafiato. Osservando il grado di dettaglio dell’immagine, non si può fare a meno di pensare, ma siamo davvero su Marte? E’ uno scatto ad alta risoluzione dell’obiettivo finale di Curiosity, i fianchi stratificati del picco centrale del Gale Crater, ovvero il Monte Sharp. L’immagine è stata acquisita con lo strumento Mastcam ed è appena un test di calibrazione… certo se sono come queste le immagini che potremo aspettarci dalla missione, non si può che essere entusiasti (provate un po’ a cliccarci sopra per vederla in grande formato…) !

E se è solo… un’immagine di calibrazione, capace di tanto dettaglio, aspettiamo con ansia le altre! (Crediti: NASA)

“Quest è un’area di Monte Sharp dove si muoverà Curiosity”, ha detto Michael Malin, a capo del gruppo che si occupa della Mastcam. “Quegli strati sono il nostro vero obiettivo. La duna più scura si trova tra noi e la zona stratificata. Davanti  alla sabbia scura si può scorgere della sabbia rossiccia,  con una differente composizione chimica, come suggerito dal diverso colore.  Le rocce sullo sfondo evidenziano della diversità – alcune sono arrotondate, alcune presentano angoli netti, con storie differenti. Questo è un sito geologicamente molto ricco da investigare, e infine da passarci dentro”

Segnaliamo inoltre che proprio l’altro ieri il rover Curiosity ha trasmesso a Terra un significativo messaggio preparato dall’amministratore della NASA Charles Bolden:

“La conoscenza che speriamo di ottenere dalle osservazione e dall’analisi del Gale Crater ci dirà molto riguardo la possibilità di vita su Marte, come pure sul passato e sulle possibilità future del nostro stesso pianeta. Curiosity porterà benefici per la Terra e ispirerà una nuova generazione di scienziati ed esploratori, mentre prepara la strada per una missione umana in un futuro non troppo lontano”

Potete trovare qui altre immagini dalla Curiosity. Vale la pena anche visitare il sito della missione per gli ultimi aggiornamenti.

Ancora Marte nei piani della NASA

Una nuova missione su Marte è destinata ad essere lanciata nel 2016. Lo ha annunciato proprio ieri l’ente spaziale statunitense, la NASA. Si tratta di un lander  denominato InSight che avrà il compito di sondare l’interno del pianeta per determinare se abbia un nucleo solido o liquido, se sulla superficie operano dinamiche tipo quelle di tettonica a zolle, nonché di creare una rappresentazione affidabile della struttura interna del pianeta.

Tutto questo non solo aiuterà gli scienziati a comprendere Marte, ma sarà molto utile anche per capire come i pianeti di tipo terrestre si formano ed evolvono.

Una immagine artistica della sonda InSight al lavoro sulla superficie di Marte. Crediti: NASA

Pur non essendo partito ancora, InSight in pratica.. ha già vinto. Per la precisione ha vinto la competizione con altre due missioni a basso costo della NASA, la Titan Mars Explorer, che aveva l’intento di mandare una sonda galleggiante nel mare di metano della luna di Saturno, al fine di studiare la sua composizione e l’interazione con l’atmosfera, e la missione Chopper. Quest’ultima sarebbe dovuta arrivare alla cometa 46P/Wirtaen e atterrarci sopra, al fine di studiarne la composizione. Interessante particolare, Chopper sarebbe anche state in grado di saltellare da una parte all’altra della cometa per valutarne le differenze.

Per quanto, come potete già capire da questa sommaria descrizione, tutte queste missioni fossero eccitanti e potenziali portatrici di elettrizzanti scoperte, la NASA purtroppo non ha abbastanza soldi per svilupparle tutte e tre. Spiegano all’ente spaziale che InSight è la scelta migliore, per un progetto che promette di mantenersi al di sotto della spesa allocata da NASA per questo tipo di missione, ovvero 425 milioni di dollari (esclusi i costi del lancio), nonché garantisce di poter rimanere nei tempi previsti (lancio nel 2016).

Insomma (potremmo chiederci), ancora Marte? Sì, e c’è un motivo. Nonostante tutte le missioni già partite verso il pianeta rosso, rimane il fatto (come sottolineano alla NASA) che siamo ancora ignoranti della natura degli strati interni del pianeta. In questo senso, InSight è il primo tentativo di capire come si comportano i pianeti di tipo terrestre durante le prime fasi della loro evoluzione.

La sonda atterrerà nel settembre 2016 in una regione equatoriale, piatta, pronta per iniziare una missione della durata prevista di due anni. La cosa interessante da notare è che è stata appositamente selezionata un’area abbastanza “tranquilla”, e gli scienziati sono confidenti che questo possa garantire una buon periodo di operatività per la sonda (a differenza di Phoenix, che atterrò in una regione polare, ove si sapeva che avrebbe trovato condizioni ambientali più “ostiche”).

Altre informazioni sono reperibili (in inglese) sulla Press Release della NASA, rilasciata proprio nella giornata di ieri.

 

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