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Saranno così gli insediamenti su Marte?

Guardate la foto riprodotta qui sotto. Potrebbe a tutti gli effetti assomigliare ad uno dei futuri insediamenti umani su Marte, non pensate? Almeno, è quello che ha ritenuto il nostro astronauta Luca Parmitano esprimendosi così in un suo tweet di ieri: “E’ probabile che un giorno i nostri insediamenti su Marte saranno così.”

Ma alla fine cos’è questa struttura misteriosa – che deve essere enorme e sembra anche trovarsi nel mezzo di … assolutamente nulla? Un nuovo ramo segretissimo della famigerata Area 51?

Non esattamente. In realtà è una delle più grandi strutture per la produzione di sali di litio, e si trova nel cosiddetto “triangolo del litio”, tra Argentina, Cile e Bolivia. Nella fattispecie, la foto mappa una zona del deserto cileno di Atacama.

La colonizzazione di Marte in realtà – lungi dall’essere appena una simpatica boutade astronautica – è ritenuta da molte persone uno dei passaggi chiave nello sviluppo futuro dell’uomo. Molte agenzie spaziali hanno concentrato la loro attenzione sul pianeta rosso, per definire delle possibili strategie di insediamento sul pianeta. Va detto che con le tecnologie attuali, un viaggio umano verso Marte richiederebbe almeno sei mesi. In ogni caso, è il pianeta raggiungibile da Terra con il minor impiego di energia; e vi sono anche diverse analogie tra la Terra e Marte (ad iniziare dalla durata del giorno solare marziano, straordinariamente simile a quello terrestre) che rendono lo scenario meno ‘fantascientifico’ rispetto alle ipotesi di colonizzazione di altri pianeti del sistema solare.

Certo vi sono anche importanti differenze: Marte è decisamente più freddo della Terra, con una temperatura media di -63 gradi Celsius, e con punte minime anche di -143 gradi. Inoltre, possiede sì una atmosfera, ma non dimentichiamoci che è una atmosfera costituita principalmente di diossido di carbonio. Inoltre a causa dell’assenza di una magnetosfera, i venti solari vengono a colpire direttamente la sua ionosfera.

Vi sono addirittura progetti di singoli privati, come Mars One (proposto e guidato dal ricercatore olandese Bas Lansdrop), che articolano nei dettagli le tappe di una conquista umana di Marte. Quanto poi vi sia ancora fantascienza, in tutto questo, è ovviamente una ottima domanda…

Seconda buca per Curiosity

Curiosity alla sua seconda buca. Detto così sembra negativo, ma non lo è: continuate a leggere! Il rover della NASA Curiosity ha impiegato il trapano del suo braccio robotico per effettuare una seconda buca sul suolo marziano, raccogliendo un campione dall’interno di una roccia chiamata “Cumberland”.

I piani son quelli di trasportare parti del campione nei prossimi giorni all’interno della sonda dove li aspettano gli appositi laboratori automatici. E’ soltanto la seconda volta che la sonda raccoglie un campione dall’interno di una roccia marziana. La prima volta è stata quella di un campione prelevato dalla locazione chiamata “John Klein”, circa tre mesi fa. Per parte sua, Cumberland rassomiglia abbastanza a John Klein (e questo è importante, come vedremo) e si trova a circa 2,7 metri verso ovest. Entrambi sono localizzati in una leggera depressione chiamata “Yallowknife Bay”.

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Eccola, la seconda buca di Curiosity. Il materiale prelevato verrà portato all’interno dei laboratori della sonda.
Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS

Il buchetto che Curiosity ha scavato dentro Cumberland, appena due giorni fa, è largo poco più di un centimetro e mezzo, e profondo poco meno di sette centimetri.

La domanda potrebbe sorgere spontanea… a che serve? E’ presto detto. Il team scientifico prevede di utilizzare il materiale che viene da Cumberland per verificare le cose che sono state trovate dall’analisi del materiale di John Klein. Vale la pena: i risultati preliminari del primo sito, provenienti anch’essi (ovviamente) dal laboratorio di bordo della sonda, indicano che la zona molto tempo fa potrebbe aver ospitato le condizioni adatta alla vita microbica. Le “condizioni favorevoli” includono gli elementi chiave fondamentali per la vita, un gradiente di energia che potrebbe essere stato sfruttato da eventuali microbi, ed anche acqua, nè troppo acida nè troppo salata.

Dunque il Mars Science Laboratory Prohect sta usando Curiosity per un obiettivo di massima importanza, capira la storia delle condizioni ambientali dentro il Gale Crater in relazione alla possibilità di avere ospitato la vita. Dopo qualche altra indagine ad alta priorità, il team ha previsto di lanciare il rover verso un viaggio avventuroso di circa tre mesi, fino alla base di Mount Sharp, che si trova proprio nel mezzo del cratere. Restiamo sintonizzati, come si dice in questi casi: ci aspettano per certo alrtre interesanti novità.

Adattato da NASA Press Release

Un autoritratto peculiare...

Un autoritratto peculiare…

L’immagine di APOD di oggi è in realtà un bizzarro autoritratto del rover marziano Curiosity…  cosa non si fa per mettersi al centro dell’attenzione! 😉

Crediti:  NASAJPL-CaltechMSSS – Panorama by Andrew Bodrov

 

Anche Marte parla italiano…

O meglio (vedi che ti fa fare la ricerca del titolo ad effetto…), diciamo che il team che cura le notizie della High Resolution Image Science Experiment (HiRISE, per gli amici), ha aperto delle pagine in diverse lingue, tra cui l’italiano. La sezione italiana del sito si apre in questi momenti con una bella immagine della primavera su Marte, per la precisione, del primo giorno di primavera dell’emisfero meridionale.

Tutta la gloria di un giorno di primavera… forse… (Crediti: NASA/JPL/L’Università dell’Arizona )

Certo la foto è sicuramente suggestiva, anche se non ha niente a che vedere con una immagine di primavera acquisita sul nostro stesso pianeta (ce ne sono infinite, ne metto una per un rapido confronto…)

Spring Trees, Clare College

Spring Trees, Clare College (Crediti: bearseye on Flickr)

 

Al di là del divertimento dell’impietoso confronto visivo, dall’analisi delle immagini capiamo come possano essere diverse le condizioni climatiche sui diversi pianeti. Una volta ripresi dallo shock della scabra primavera marziana, restiamo però ugualmente emozionati dalla nitidezza e dalla precisione delle immagini che ci vengono da HiRISE. In effetti lo strumento fa bene il suo lavoro, ma è anche piuttosto caro: considerate che è costato circa 40 miliardi di dollari… E’ formato da un telescopio riflettore da mezzo metro (imparo da wikipedia, il più largo di qualunque missione nello spazio profondo). Permette di rivelare oggetti delle dimensioni di un pallone (anche se su Marte difficilmente se ne trovano, è un risultato eccezionale in termini di capacità di dettaglio).

Lo strumento si trova a bordo della Mars Reconnaisanse Orbiter (MRO), lanciata dalla NASA nel 2005 e attualmente in piena fase operativa. Dal settembre del 2006 la sonda si trova in orbita intorno al pianeta rosso, ad una altezza variabile tra i 250 e i 316 Km. Le immagini sul sito di HiRISE sono numerose e molto interessanti. Decisamente negli ultimi anni stiamo mettendo insieme una serie di informazioni su Marte che poco tempo fa nemmeno ci saremmo sognati. Insomma se Curiosity ci invia foto mozzafiato, MRO non è poi da meno…

 

Autoritratto di sonda marziana

La NASA ha appena rilasciato un dettagliatissimo… autoritratto del rover Curiosity al lavoro su Marte. Il ritratto è stato ottenuto in realtà da un mosaico di ben 55 diverse immagini, acquisite dalla Mars Hand Lens Imager (MAHLI, per gli amici), che mostra il rover nella sua postazione nel Gale Crater – chiamata Rocknest – dove si intravede anche la base di Aeolis Mount o Mount Sharp che dir si voglia, che dovrebbe essere alto circa 5 km.

Se vi chiedete come mai la sonda sembra fotografata proprio “dall’esterno”, la risposta c’è (ma non coinvolge l’aiuto di marziani…): semplicemente, sfruttando opportunamente la combinazione delle immagini, è stato fatto scomparire ogni traccia del “braccio” della camera.

Autoritratto di Curiosity (Crediti: NASA)

Al di là dell’interesse più spicciolo, alla NASA precisano che autoritratti come questo sono decisamente importanti perché documentano lo stato del rover e permettono agli ingegneri della missione di monitorare i cambiamenti durante il tempo: cose come l’accumulo di polvere e lo stato del rivestimento delle ruote.

E’ anche interessante notare con quanta precisione possiamo ora mappare i particolari dell’ambiente marziano. Tanto per confrontare, ecco qui una foto presa dal Viking 1. Le differenze si vedono…

Una foto di Marte dalla Viking 1 (Crediti: NASA)

 A causa della posizione proprio all’estremo del braccio robotico del rover, solo MAHLI, tra le ben 17 camere disponibili, è in grado di fornire immagini di ogni parte del rover, dunque è perfetta per effettuare una mappatura completa di Curiosity. Il quale al momento, sembra davvero in ottima forma 🙂

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