Acrobazie spaziali (con domande)

Lo Shuttle e la Stazione Spaziale Internazionale, impegnati insieme in una sorta di maestosa e spettacolare danza cosmica. Sullo sfondo, la nostra Terra con le nuvole che coprono parzialmente l’oceano blu. Bella immagine: forse simbolo come poche dell’impegno dell’uomo verso la frontiera più moderna, più attuale: la colonizzazione dello spazio. 

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Dal APOD del 31 agosto: lo Shuttle e la Stazione Spaziale Internazionale, in un solo colpo. Crediti: NASA

Certo, un passo alla volta. Senza strattoni. Niente come gli scenari fantasmagorici relativi alla colonizzazione di altri pianeti. Magari, come la colonizzazione di Marte, da tanti anni nell’immaginario collettivo (e nei proclami di politici e presidenti). Questa immagine rilasciata dalla NASA fa capire bene come la colonizzazione di Marte sia da tempo entrata come sogno nel nostro pensare comune. Un po’ come era per la Luna, tanti anni fa.

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Elaborazioni artistiche a parte. Ci si potrebbe chiedere, come è stata presa la foto dello Shuttle con la Stazione Spaziale? Di solito le immagini dello Shuttle sono prese dalla Stazione Spaziale. E viceversa. Quindi stavolta ci vede essere dell’altro. E in effetti, la cosa è interessante, e ci riporta indietro all’ultima missione dello Shuttle verso la Stazione Spaziale, nel maggio del 2011. In quella occasione, una navetta con astronauti a bordo lasciò la stazione per avventurarsi nello spazio catturando anche una bella serie di intriganti immagini. Era la russa Soyuz TMA-20, che sarebbe atterrata in  Kazakistan poche ore dopo.  

Guardando la foto, il messaggio è chiaro, e si può anche sognare (ad occhi aperti, però): l’uomo ha bisogno di esplorare, di scoprire. Di portarsi alle periferie, di rivedere il mondo da là. Per comprendere sé stesso, anche. E il mondo più ordinario. Per trovare una risposta alle domande che più ci assillano, come dice benissimo Erwin Shrodinger, in un pannello esposto alla mostra Explorer ospitata al Meeting di Rimini di quest’anno, che ho avuto modo di visitare con grande piacere.

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Un selfie dalla Curiosity

Forse non lo sapevate, presi nelle varie occupazioni del giorno (o magari, nel tanto sospirato inizio di vacanza) ma il recente 24 di giugno era una data importante, su Marte. Per la precisione, segnava il compimento  del primo anno marziano dell’attività della sonda Curiosity sul pianeta rosso. Questo equivale a 687 giorni  terrestri dall’arrivo della sonda sul pianeta, verificatasi il 5 agosto del 2012.

Per celebrare il compimento dell’anno marziano, anche Curiosity indulge alla moda del momento e si concede un selfie, apparso qualche giorno fa sul sito di APOD: forse il selfie che ci giunge dal posto più lontano, tra tutti quelli che incontriamo su Facebook o Instagram. La sonda si trova per l’occasione vicino ad una formazione rocciosa chiamata Windjana, sede della sua recente attività di scavo e di analisi di campioni.

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Il recente selfie di Curiosity (Crediti: NASA, JPL-Caltech, MSSS)

Il selfie è stato realizzato in realtà non in un unico (auto)scatto, ma è piuttosto un mosaico costruito con immagini acquisite durante i mesi di aprile e maggio utilizzando MAHLI, il Mars Hand Lens Imager, ideato per il lavoro a corto raggio, più o meno nei pressi di Curiosity – e dunque ottimo per realizzare un selfie. Proprio grazie alla realizzazione tramite mosaico, le immagini in cui compariva il braccio meccanico di MAHLI sono state escluse dalla ricostruzione, cosicché si può godere di una panoramica della sonda come se fosse stata presa… da un marziano stesso, che passava di lì (cosa decisamente improbabile, alla luce delle nostre conoscenze).


Mars Panorama – Curiosity rover in Out of this World

Quella che invece è ben visibile nell’immagine è un’altro dispositivo della sonda, ovvero la Mast Camera (Mastcam). Nella foto, è quello strumento montato al di sopra del braccio che compare verso il centro dell’immagine, puntato verso il terreno. E’ uno strumento (giustamente) famoso per le viste panoramiche che è capace di creare, tra le quali vi raccomando di ammirare assolutamente quella presente su 360cities.net: trovo veramente impressionante il poter girarsi attorno e zoomare su determinati dettagli, come se si fosse sotto casa (certo magari con un ambiente un pelo più brullo e desolato).

Perdere qualche minuto sul Mars Gigapixel Panorama fa capire molto meglio di tanti discorsi, il grado di precisione e la qualità delle immagini che siamo oggi in grado di ricevere da posti lontani diverse decine o anche centinaia di milioni di chilometri, qual è appunto la superficie del pianete Marte (la distanza Terra-Marte varia, naturalmente, nei diversi momenti dell’anno, a seconda della geometria delle rispettive orbite).

Tanto per avere un termine di confronto, di come siamo cresciuti in un intervallo di anni tutto sommato abbastanza ristretto, ecco una immagine di Marte fornite dalla sonda Mariner 4, lanciata nel novembre del 1964. Notate come il grado di dettaglio rispetto alle immagini precedenti sia decisamente differente (anche se questa era una sonda orbitante, e non un rover, ma tanto per rendere l’idea). Sicuramente allora nessuno avrebbe potuto nemmeno immaginare i progressi che avremmo ottenuto in poco tempo, fino al panorama di Marte della Mast Camera.

Mars Mariner 4

E nel futuro cosa ci aspetta?

Le previsioni rischiano di essere errate. Spesso, per difetto… 😉

 

Chiaroscuro marziano (e non)

Sono le ombre a creare un bellissimo e drammatico effetto di contrasto tra chiaro e scuro, in questa illustrazione ad elevato dettaglio della superficie del pianeta Marte. L’immagine è stata acquisita il 24 gennaio di quest’anno per mezzo della camera HiRISE che si trova a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter.

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La sonda (MRO, in breve) è stata lanciata dalla NASA nell’agosto del 2005, ed è concepita per realizzare osservazioni del suolo marziano ad altissima risoluzione. Interessante il fatto che MRO ha già compiuto da tempo la sua ‘ordinaria’ missione scientifica , e gode adesso di un ‘periodo esteso’ durante il quella viene usata allo scopo di disporre di un canale di comunicazione con la terra per  altri esperimenti scientifici.

La scena occupa circa un chilometro e mezzo in ampiezza e si estende attraverso una duna di sabbia all’interno di un cratere. E’ stata “catturata” quando il Sole era appena cinque gradi sopra l’orizzonte, in modo che soltanto le creste delle dune si vedono in luce piena.Con il lungo, freddo inverno marziano che si sta avvicinando nell’emisfero sud del pianeta rosso, si possono scorgere zone di ghiaccio su parte delle dune…

Terminiamo con un esempio eccellente di chiaroscuro:  l’immagine che vedete qui sotto si deve a Geertgen tot Sint Jans (circa 1490), e si chiama Natività di Notte. Come potete capire dal confronto tra le due, non sembra del tutto ingiustificato parlare di un effetto di chiaroscuro anche per le immagini di Marte… Uno dei casi non così infrequenti nei quali l’immagine scientifica acquista valenze indubbiamente – in un certo qual modo – “artistiche” …

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Elaborazione da APOD del 22 marzo 2014

Saranno così gli insediamenti su Marte?

Guardate la foto riprodotta qui sotto. Potrebbe a tutti gli effetti assomigliare ad uno dei futuri insediamenti umani su Marte, non pensate? Almeno, è quello che ha ritenuto il nostro astronauta Luca Parmitano esprimendosi così in un suo tweet di ieri: “E’ probabile che un giorno i nostri insediamenti su Marte saranno così.”

Ma alla fine cos’è questa struttura misteriosa – che deve essere enorme e sembra anche trovarsi nel mezzo di … assolutamente nulla? Un nuovo ramo segretissimo della famigerata Area 51?

Non esattamente. In realtà è una delle più grandi strutture per la produzione di sali di litio, e si trova nel cosiddetto “triangolo del litio”, tra Argentina, Cile e Bolivia. Nella fattispecie, la foto mappa una zona del deserto cileno di Atacama.

La colonizzazione di Marte in realtà – lungi dall’essere appena una simpatica boutade astronautica – è ritenuta da molte persone uno dei passaggi chiave nello sviluppo futuro dell’uomo. Molte agenzie spaziali hanno concentrato la loro attenzione sul pianeta rosso, per definire delle possibili strategie di insediamento sul pianeta. Va detto che con le tecnologie attuali, un viaggio umano verso Marte richiederebbe almeno sei mesi. In ogni caso, è il pianeta raggiungibile da Terra con il minor impiego di energia; e vi sono anche diverse analogie tra la Terra e Marte (ad iniziare dalla durata del giorno solare marziano, straordinariamente simile a quello terrestre) che rendono lo scenario meno ‘fantascientifico’ rispetto alle ipotesi di colonizzazione di altri pianeti del sistema solare.

Certo vi sono anche importanti differenze: Marte è decisamente più freddo della Terra, con una temperatura media di -63 gradi Celsius, e con punte minime anche di -143 gradi. Inoltre, possiede sì una atmosfera, ma non dimentichiamoci che è una atmosfera costituita principalmente di diossido di carbonio. Inoltre a causa dell’assenza di una magnetosfera, i venti solari vengono a colpire direttamente la sua ionosfera.

Vi sono addirittura progetti di singoli privati, come Mars One (proposto e guidato dal ricercatore olandese Bas Lansdrop), che articolano nei dettagli le tappe di una conquista umana di Marte. Quanto poi vi sia ancora fantascienza, in tutto questo, è ovviamente una ottima domanda…

Seconda buca per Curiosity

Curiosity alla sua seconda buca. Detto così sembra negativo, ma non lo è: continuate a leggere! Il rover della NASA Curiosity ha impiegato il trapano del suo braccio robotico per effettuare una seconda buca sul suolo marziano, raccogliendo un campione dall’interno di una roccia chiamata “Cumberland”.

I piani son quelli di trasportare parti del campione nei prossimi giorni all’interno della sonda dove li aspettano gli appositi laboratori automatici. E’ soltanto la seconda volta che la sonda raccoglie un campione dall’interno di una roccia marziana. La prima volta è stata quella di un campione prelevato dalla locazione chiamata “John Klein”, circa tre mesi fa. Per parte sua, Cumberland rassomiglia abbastanza a John Klein (e questo è importante, come vedremo) e si trova a circa 2,7 metri verso ovest. Entrambi sono localizzati in una leggera depressione chiamata “Yallowknife Bay”.

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Eccola, la seconda buca di Curiosity. Il materiale prelevato verrà portato all’interno dei laboratori della sonda.
Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS

Il buchetto che Curiosity ha scavato dentro Cumberland, appena due giorni fa, è largo poco più di un centimetro e mezzo, e profondo poco meno di sette centimetri.

La domanda potrebbe sorgere spontanea… a che serve? E’ presto detto. Il team scientifico prevede di utilizzare il materiale che viene da Cumberland per verificare le cose che sono state trovate dall’analisi del materiale di John Klein. Vale la pena: i risultati preliminari del primo sito, provenienti anch’essi (ovviamente) dal laboratorio di bordo della sonda, indicano che la zona molto tempo fa potrebbe aver ospitato le condizioni adatta alla vita microbica. Le “condizioni favorevoli” includono gli elementi chiave fondamentali per la vita, un gradiente di energia che potrebbe essere stato sfruttato da eventuali microbi, ed anche acqua, nè troppo acida nè troppo salata.

Dunque il Mars Science Laboratory Prohect sta usando Curiosity per un obiettivo di massima importanza, capira la storia delle condizioni ambientali dentro il Gale Crater in relazione alla possibilità di avere ospitato la vita. Dopo qualche altra indagine ad alta priorità, il team ha previsto di lanciare il rover verso un viaggio avventuroso di circa tre mesi, fino alla base di Mount Sharp, che si trova proprio nel mezzo del cratere. Restiamo sintonizzati, come si dice in questi casi: ci aspettano per certo alrtre interesanti novità.

Adattato da NASA Press Release