Tutto Mercurio, in rotazione

Ci siamo. E’ stata finalmente mappata l’intera superficie di Mercurio. Le osservazioni dettagliate della superficie sono iniziate appena qualche anno fa: per la precisione eravamo nel 2008, e la sonda MESSENGER arrivava nei pressi del pianeta, per poi mettersi in orbita (storia recente, siamo ormai al 2011).

Sembra strano, ma prima gran parte della superficie del pianeta ci era sconosciuta. Decisamente troppo lontano da Terra perché fosse visibile chiaramente, la sonda Mariner 10 negli anni ’70 aveva fatto il possibile: ma ne aveva osservata circa metà, della superficie. Ora MESSENGER ha integrato e superato il lavoro della sonda precedente, con ottimi risultati. Il video è molto interessante perché è generato da una collezione di migliaia di immagini i cui colori sono stati artificialmente ‘dopati’ in modo da far risultare bene le diverse caratteristiche del pianeta.

Che vi devo dire… secondo me, pur nella sua innegabile desolazione, è quasi bello … 

Fonte: APOD

Messenger, in orbita intorno a Mercurio!

Il giorno 18 del corrente mese  (secondo il “tempo universale” UTC) la sonda Messenger ha realizzato il suo importante obiettivo: è diventata la prima sonda ad essere mai entrata in orbita intorno al pianeta Mercurio.

Mercurio è il più piccolo dei pianeti rocciosi, ed anche il pianeta più vicino al Sole (impiega meno di 90 giorni ad effettuare una intera orbita intorno alla nostra stella, e le temperature sulla superficie possono arrivare anche a 700 gradi Kelvin… insomma piuttosto calduccio, per la verità)

La sonda continuerà ad orbitare intorno al pianeta, compiendo un giro ogni dodici ore, per tutta la durata della sua missione principale. I prossimi giorni saranno dedicati alla verifica che tutti i sistemi di bordo stiano lavorando bene, anche nelle dure condizioni termiche dell’orbita. Questo intervallo di tempo è noto come fase di “commissioning” dell’orbita.

Il 24 di marzo, cioè dopodomani, saranno finalmente accesi gli strumenti, dopodiché si passerà alla fase di verifica.

Se tutto va per il verso giusto, sarà poi il giorno 4 del mese di aprile, che la “fase scientifica” della missione finalmente potrà avere inizio, e saranno inviati a Terra i primi “veri” dati dall’orbita di Mercurio.

In rete troviamo diverse risorse che ci consentono di rimanere aggiornati sulle future gesta della sonda Messenger; ad iniziare dalla pagina ufficiale (da dove abbiamo mutuato questa notizia), passando poi per la pagina NASA dedicata alla missione. Anche noi di GruppoLocale (va da sè) cercheremo di tenervi informati sulle principali novità … 🙂

Il terzo flyby di Messenger a Mercurio

Bisogna che lo dica… Benchè il mio campo “professionale” di indagine scientifica abbia a che fare principalmente con stelle e galassie, non posso non rimanere affascinato dalle continue scoperte e acquisizioni che le moderne sonde stanno ottenendo nel nostro amato Sistema Solare.

Tutto questo, coniugato con la possibilità, del tutto moderna, di assistere al flusso di immagini e dati provenienti da regioni davvero lontanissime (per il pianeta Mercurio – poi capite perchè lo prendo ad esempio – si parla di distanze superiori a 70 milioni di chilometri, che possono arrivare anche superare i 220, a seconda della posizione nell’orbita) comodamente seduti davanti al computer di casa, magari collegandosi al sito della NASA o di qualche altro ente spaziale.

Un bacino da impatto su Mercurio:
immagine acquisita ieri sera dalla sonda Messenger
Crediti: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington

Certo ci si abitua a tutto, ma pensate uno scienziato di appena una generazione fa, se fosse posto di fronte a tutto questo.. vedere le immagini acquisite dalla sonda Messenger appena ieri sera (dopo aver seguito con curiosità momento per momento l’andamento del flyby sul suo account Twitter), precise e definite, favanti al mio naso… di un posto centinaia di milioni di chilometri lontano. Non continua ad essere sbalorditivo?

MESSENGER: MErcury Surface, Space ENvironment, GEochemistry, and Ranging

This unnamed impact basin was seen for the first time yesterday during MESSENGER’s third flyby of Mercury. The outer diameter of the basin is approximately 260 kilometers (160 miles)

MESSENGER (ri)osserva Mercurio e porta novità…

Recenti analisi di dati ottenuti dalle sonda Messenger, che sta scrutando il pianeta Mercurio, hanno mostrato come l’atmosfera del pieneta, come pure la sua magnetosfera, e gli eventi geologici passati, siano tutti caratterizzati da un livello di attività molto più elevato di quanto era stato ipotizzato fino a questo momento.

Nella data del 6 ottobre 2008, la sonda Messenger è passata vicino a Mercurio per la seconda volta, catturando nel transito più di 1200 fotografie a colori e ad alta risoluzione del pianeta, svelando così le caratteristicha di un altro trenta per cento della sua superficie, che non era stata mai osservata finora da nessuna sonda, e ottenendo allo stesso tempo una serie di dati essenziali per la progettazione della parte rimanente della missione stessa.

Il Messenger (lanciato nel 2004) è stata la prima sonda mai inviata per orbitare
intorno al pianeta più vicino al nostro Sole…

Crediti: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Arizona State University/Carnegie Institution of Washington.

Il secondo flyby al pianeta Mercurio ha fornito una seria di interessanti nuove scoperte, hanno detto gli scienziati preposti alla missione. Forse la più grossa sorpresa è stata scoprire quanto la magnetosfera del pianeta sia cambiata da quanto abbiamo visto soltanto nel precedente passaggio ravvicinato, nel gennaio dello scorso anno. Altre scoperte rilevanti sono state: la presenza di un largo e ben conservato bacino da impatto, la prima detezione di magnesio nell’esosfera del pianeta (una rilevazione che viene a confermare come il magnesio sia un importante costituente del materiale alla superficie di Mercurio).

Il bacino da impatto appena scoperto, si allarga per più di 700 chilometri di diametro; si ritiene si sia formato circa 3,9 miliardi di anni fa.

Per maggiori informazioni si può consultare la Press Release della NASA (in inglese)