Coelum 223: Gaia, e tanto altro

Lo sapete. Abbiamo ripetuto più volte come l’universo sia un luogo colmo di meraviglie al limite del concepibile ma, e questo forse è l’aspetto più affascinante e intrigante, ciò che possiamo vedere e conoscere di esso è in continua evoluzione. E non solo perché è l’universo stesso a essere in evoluzione, ma soprattutto perché i mezzi a nostra disposizione per indagare nelle profondità del cosmo si fanno via via più raffinati e ci consentono quindi di di osservarlo sempre con una prospettiva ogni volta diversa.

A volte non si tratta solo di tecnologia ma di modalità: è possibile infatti studiare l’universo con diversi strumenti e diverse metodologie, alcune delle quali risultano forse meno note.

Nel numero di giugno di Coelum Astronomia (consultabile gratuitamente) si parla ad esempio di spettroscopia, una tecnica che ha cambiato totalmente il modo di fare astronomia. Approfittando del bicentenario, che cade proprio questo mese, della nascita di una importante figura per la scienza astronomica: l’astronomo italiano, padre gesuita e pioniere dell’astrofisica Angelo Secchi. Nel suo articolo, Rodolfo Calanca traccia un profilo completo di padre Secchi e riepiloga tutte le maggiori scoperte e ricerche compiute dall’astronomo anche grazie anche all’allora nuova tecnica della spettroscopia. Con Fulvio Mete scopriremo anche che l’analisi spettroscopica è qualcosa sì di molto complesso ma alla portata dell’astrofilo.

Tutta da gustare, poi, un estesa sezione sulla seconda mirabolante versione del catalogo stellare della sonda Gaia (con un intervento di Marco Castellani, che nello stesso numero firma anche un pezzo su Saturno).

Non finisce qui, certamente. L’invito a questo punto è dunque a mettere senz’altro il naso nella rivista. E la mente (complice anche Gaia), tra le stelle…

La perfezione nel solco…

Immagini di questo tipo possono portare i meno giovani, a ricordare – mutatis mutandis, com’è ovvio – i gloriosi vinili del secolo scorso, strumento privilegiato per ascoltare la musica, prima dell’avvento della quantizzazione digitale in tutte le sue varie forme (CD, mp3, Spotify, etc…).

Una parte degli anelli, nel suo bellissimo dettaglio (Crediti: NASA)

Ma non è affatto un 33 giri, quello che stiamo guardando, anche se innegabilmente gli somiglia. E’ invece un bellissimo dettaglio del sistema di anelli di Saturno, che la sonda Cassini – oramai parte integrante del pianeta, da quando concluse la missione sprofondando nella sua densa atmosfera – ci ha restituito nell’agosto del 2009.

Ciò che ammiriamo in realtà è una composizione di particelle di varia grandezza (alcune piccole come granelli di sabbia, altre grandi come montagne), costituite principalmente di ghiaccio, e mantenute in questa configurazione mirabile dall’azione della forza di gravità.

Uno dei misteri che ancora assilla gli scienziati, è legato ai colori di questi anelli: di fatto, ancora non si è compreso cosa è esattamente responsabile di queste differenze cromatiche (qui accuratamente rese tramite  la combinazione di filtri rossi, verdi e blu con i quali sono state acquisite le immagini grezze). Al momento dell’acquisizione delle foto, la sonda distava poco più di due milioni di chilometri dal centro del sistema di anelli.

Al di là dell’analisi più tecnica, comunque, mi pare una immagine di squisita bellezza, che come tale si può fruire anche senza avere una percezione accurata del contesto – peraltro piuttosto complesso – della struttura del sistema di anelli. L’universo è dotato di bellezza, e questo crea già da sé un dialogo operante tra la percezione estetica e la architettura scientifica, arricchendo il dato di una irresistibile connotazione di umanità. 

Tutta da godere, per noi.

Saturno, tra lune ed anelli…

Se decidete per un giro per i dintorni di Saturno, siete avvisati: state molto attenti a non perdervi l’occasione di osservare lo spettacolo che può sprigionarsi dalla combinazione di lune, anelli, ed ombre. La configurazione che potete ammirare qui sotto si è verificata nell’anno 2005, ed è stata sapientemente catturata dalla sonda Cassini.

Crediti: NASA, JPL-Caltech, Space Science Institute

Nell’immagine, si scorgono agevolmente le lune chiamate Teti e Mimas, ai bordi del sistema di anelli, che è incredibilmente sottile nella sua parte principale: poche decine di metri, in effetti. Laddove altre parti si possono estendere in larghezza anche per chilometri e chilometri.

La sonda Cassini ha compiuto un egregio lavoro intorno a Saturno, durato molti anni: arrivata in zona nel 2004, ha continuato ad inviarci dati (e stupende fotografie) dell’ambiente fino a settembre dello scorso anno, quando a conclusione della sua missione si è tuffata dentro la turbolenta atmosfera del pianeta, evitando di proposito di terminare la sua vita “contaminando” una delle diverse lune.

Tali lune infatti – come abbiamo visto più volte – sono risultate, proprio grazie alle indagini di Cassini, ambienti molto più interessanti per lo studio della vita rispetto al pianeta stesso:se pure non vi sono state rilevate tracce inequivocabili di vita, alcuni di questi ambienti appaiono decisamente come “prebiotici”. Dunque non era il caso di inquinarli, anche per non pregiudicare futuri studi di questi posti decisamente interessanti, anche sotto il profilo dell’esobiologia. Saggiamente la NASA ha deciso – prima di perdere il controllo della sonda – di farla sprofondare dentro Saturno, un ambiente decisamente inospitale.

Una fine che è stato il coronamento di una vita piena, vissuta fino all’ultimo momento possibile. Ed anche un segno di rispetto, per il cosmo: per questo nostro universo, che comprendiamo essere un mondo frizzante, incredibile ed  incantato. O meglio, incantato di nuovo.

Quelle lune (tutte) diverse…

La sonda Cassini ha concluso da tempo la sua gloriosa missione, ma le immagini che ci ha consegnato (come facilmente potevamo prevedere) sono destinate ad essere studiate – ed ammirate – ancora per molti anni a venire.

Lo studio accurato degli ambienti intorno a Saturno, che ha potuto effettuare questa sonda negli anni assai fruttiferi della sua attività spaziale, è davvero senza precedenti. Certamente per molti anni rappresenterà lo stato dell’arte di quanto possiamo sperare di sapere, per questa parte così importante del Sistema Solare.

due lune di Saturno
Due lune di Saturno a stretto confronto… Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute

In questa immagine, Cassini è riuscito a “fermare”  la luna di ghiaccio chiamata Rea nell’atto di passare davanti ad un’altra delle lune di Saturno, la gigantesca  Titano.

Già nell’immagine – presa in veri colori – si percepisce l’estrema differenza tra i due ambienti. Mentre Rea è un mondo ghiacciato, senza atmosfera, tormentato di crateri, Titano appare invece molto più levigato, protetto com’è da una atmosfera di azoto più spessa e densa perfino di quella della Terra.

Ma le differenze non si fermano certo qui: Titano in effetti spicca come uno dei corpi rocciosi più grandi nell’intero Sistema Solare: pur essendo una luna supera in dimensioni lo stesso pianeta Mercurio.  Al contrario, Rea è ben più modesto, e secondo le evidenze più moderne – corroborate dalla Cassini – potrebbe essere appena una grande palla di ghiaccio in equilibrio idrostatico.

C’è dunque una varietà impressionante che appena stiamo iniziando a scoprire, nello spazio intorno a noi. Questa varietà di situazioni ed ambienti dispiega agli occhi della scienza (ed ai nostri occhi) una serie di mondi ancora tutti da raggiungere, da comprendere, da ammirare. Ma ormai lo sappiamo: alla nostra migliorata capacità di osservare il cosmo, sempre risponde una complessità – ed una meraviglia – crescente.

In una spettacolare rincorsa, che probabilmente non avrà mai fine.

L’ultimo ritratto di Saturno

Quale potrebbe essere il modo migliore per dare l’ultimo saluto alla sonda Cassini, ora che è scomparsa dentro l’atmosfera di Saturno? Beh, sicuramente questa immagine che riproduciamo oggi, potrebbe essere qualcosa da ricordare, per un bel po’ di tempo.

L’ultimo maestoso ritratto di Saturno, dalla sonda Cassini (Crediti:NASAJPL-CaltechSpace Science InstituteMindaugas Macijauskas)

Ci sono diversi motivi per trattenere questa meravigliosa immagine – proprio questa, tra le tantissime che ci ha regalato – come quella di commiato della sonda.

Intanto è una immagine composta, perché deriva dal collage di ben 36 diverse immagini, che sono state acquisite da Cassini circa tre giorni prima che si tuffasse nel lato illuminato del pianeta. Poi è stata realizzata non tanto da uno scienziato NASA, ma da un citizen scientist, un appassionato che ha scaricato i dati grezzi e li ha messi insieme, con perizia e pazienza. Dunque è una opera comune, se vogliamo, non il frutto asettico di un laboratorio specializzato. E anche questo è bello.

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