Odissey vicino al record di longevità marziana

Ci siamo quasi… a metà della settimana prossima, la sonda Odissey della NASA sarà quella che avrà lavorato su Marte più di ogni altro apparecchio umano nella storia.

Odissey è entrata nell’orbita di Marte il 24 ottobre 2001: il giorno 15 dicembre di quest’anno sarà il numero 3340 dal suo arrivo, superando così il record di longevità fino ad ora posseduto dal suo predecessore, il Mars Global Surveyor (che ha lavorato in orbita dall’11 settembre del 1997 fino al 2 novembre del 2006).

La sonda Odissey ha fatto il suo “colpaccio” – la sua scoperta più famosa – appena pochi mesi dopo essere arrivata sul pianeta rosso: l’individuazione di evidenze di ghiaccio d’acqua stotto l’asciuttissima superficie di Marte! Dopo di questo, la missione “ordinaria” doveva concludersi nel 2004, dopo le rilevazioni della quantità di radiazione, in vista di una futura missione sul pianeta  con astronauti (lo sbarco su Marte, un antichissimo e ricorrente sogno dell’uomo…). Ad essa è seguito invece un “bonus” di estensione del tempo di attività, durante il quale sono state acquisiti una serie assai importante di dati (che altrimenti non sarebbe stato possibile ottenere).

Una suggestiva vista di Noctis Labyrinthus, su Marte (Crediti: NASA/JPL-Caltech/ASU)

Il tempo “extra” guadagnato dalla sonda, non è infatti stato speso invano. Ha permesso di realizzare la più estesa mappa ad alta risoluzione, che copre in pratica l’intero pianeta (una galleria di immagini è disponibile sul sito della NASA). Ma non solo…! Gli scienziati hanno anche potuto trarre vantaggio della longevità dimostrata dalla sonda per monitorare i cambiamenti climatici su Marte, anno dopo anno. Per non parlare degli utilissimi “rapporti” intrecciati da Odissey con le altre missioni “in zona”: quando Spirit e Opportunity si sono – anch’esse  – dimostrate più longeve di quanto atteso, è stata proprio Odissey a rivestire il ruolo di principale “ponte” di comunicazione tra i rover e la Terra. Per il caso del lander Phoenix, poi, praticamente tutti i dati di scienza sono passati attraverso Odissey.

Insomma un contributo insostituibile alla conoscenza di Marte, che giustamente rende orgogliosi gli scienziati e tutti i tecnici che ci hanno lavorato. Davvero, un pieno successo 😉

NASA Press Release

Le sonde marziane ed il cloud computing…

Il team del progetto che ha costruito e che mantiene in opera le sonde Spirit ed Opportunity, è destinato a diventare, in NASA, il primo ad impiegare tecniche di “cloud computing” per la gestione delle missioni giornaliere delle sonde.

Tra gli addetti informatici se ne parla molto, negli ultimi tempi. Il cloud computing è un modo abbastanza nuovo per guadagnare in flessibilità nelle risorse di calcolo, “ordinando” capacità a seconda del bisogno – prelevando le risorse dalla “nuvola”, ovvero da server connessi tramite Internet, dei quali spesso non si conosce la locazione fisica o il numero – pagando solo per le risorse effettivamente utilizzate, evitando sprechi.

Il NASA Mars Exploration Rover Project ha adottato questa strategia la scorsa settimana, per il software ed i dati che il team utilizza per sviluppare le attività giornaliere dei due rover. John Callas, project manager, spiega: “Questo è un cambiamento del modo di pensare alle risorse dei computer e all’immagazzinamento dei dati, allo stesso modo a cui si pensa all’elettricità, oppure ai soldi nel conto in banca. Non devi tenerti tutti i soldi nel portafoglio. Piuttosto, quanto ti servono vai ad uno sportello bankomat e li prelevi. I tuoi soldi rimangono al sicuro, e la banca ne può tenere pochi o tanti, come preferisci tu. Per i dati va nello stesso modo: non ne hai bisogno di tutti quanti al medesimo tempo. Possono essere tranquillamente memorizzati da qualche altra parte, e li puoi ottenere in ogni momento tramite una connessione Internet. Quando abbiamo bisogno di maggiori risorse di calcolo, non è necessario istallare più server se possiamo prendere ‘in affitto’ la capacità necessaria per il tempo che ci serve. In questo modo non andiamo a sprecare elettricità o aria condizionata per dei server che aspettano di essere usati, nè abbiamo a preoccuparci riguardo l’obsolescienza di hardware e sistema operativo”.

Spirit ed Opportunity sono atterrati su Marte nel gennaio del 2004, per una missione la cui durata era stata prevista di appena tre mesi. Sappiamo bene come è andata, poi… Le estensioni della missione sono inaspettatamente continuate per più di sei anni! Opportunity è correntemente attiva, e questo richiede una pianificazione giornaliera da parte di un team di ingegneri del Jet Propulsion Laboratory, come pure di scienziati nel Nord America ed in Europa. Spirit è rimasta invece in silenzio dal marzo di quest’anno, e si pensa che sia in uno stato di ibernazione a basso consumo di energia per affrontare l’inverno di Marte.

Immagine artistica di un rover NASA in esplorazione di Marte. Crediti: NASA/JPL/Cornell University

Ai Jet Propulsion Laboratory fanno notare come il progetto dei rover sia perfetto per il cloud computing; difatti esso si appoggia su una comunità di utenti assai distribuita, che agiscono in maniera collaborativa. Il vantaggio del cloud computing allora è di poter fornire le risorse all’utente da posizioni a lui vicine, guadagnando sul tempo di interazione.

In più, il fatto che le missioni si siano rivelate così inaspettatamente longeve, ha comportato il fatto che il volume di dati impiegati ha superato abbondatemente i piani iniziali, il che rende particolarmente attraente la possibilità virtualmente illimitata del cloud computing stesso.

Ecco un’altra dimostrazione di una missione longeva che si giova, via via, del progredire della tecnica durante il suo (esteso) tempo di operatività. Potrebbe venirne in mente almeno un’altra assai nota… ok, chi ha pensato al Programma Voyager ?? 😉

NASA JPL Press Release

In viaggio verso la collinetta Von Braun…

Dal sito della NASA ci arriva questa immagine davvero bella (notate come è ben definita) acquisita dalla camera di navigazione a bordo del Rover Spirit, a mostrare la collinetta verso sud-est rispetto alla locazione attuale di Spirit, che ha raggiunto dopo 1817 giorni marziani dal suo arrivo sul pianeta rosso (8 aprile 2009).

La collinetta all’orizzonte (nella parte superiore sinistra della foto) è chiamata in maniera informale Von Braun ed è una delle locazioni che il team che controlla il rover Spirit ha individuato come possibile sito per investigazioni accurate, nei prossimi mesi.

Dalla posizione in cui si trova Spirit quando l’immagine è stata acquisita, Von Braun dista circa 160 metri. Dopotutto, è sempre un bel tratto da percorrere, per le velocità del rover: ma anche qui, meglio lenti ma sani…  😉

NASA Image of the Day Gallery

Tra le dune di Marte, spunta l’ombra di Opportunità…

Qualcosa si muove, su Marte: è certo. Se non altro, sono i robot costruiti ed inviati dall’uomo che continuano pazientemente a percorrere le lande apparentemente desolate della superficie del pianeta. Sia Opportunity che la sua sonda “sorella” Spirit, infatti, sono ormai entrati nel loro sesto anno su Marte, prolungando così l’esplorazione del pianeta rosso oltre le aspettative originali per la durata delle rispettive missioni.

L’immagine qui mostrata è una composizione di recenti foto acquisite dalla navigation camera istallata in cima ad Opportunity, che si trova nel Meridiani Planum. Sono ben visibili, tra l’altro, le tracce parallele del rover Spirit, alcune sue parti metalliche, e l’ombra scura dello strumento fotografico del rover stesso.

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