Hubble, vent’anni sulla breccia…

È da 20 anni sulla cresta dell’onda e non accenna a tramontare. Anzi, al giro di boa del suo ventesimo compleanno (è stato lanciato esattamente il 24 aprile del 1990 a bordo dello Shuttle Discovery), l’Hubble Space Telescope è in forma più smagliante che mai. Pochi strumenti scientifici possono uguagliare una carriera così lunga, brillante e allo stesso tempo accidentata. Più volte sul punto di abbandonare il campo da gioco e ogni volta incredibilmente capace di tornare all’attacco e segnare in rete. Hubble ha fatto sognare. È per questo il più celebre e il più amato dei telescopi.

Colonne di gas e polvere, alte 3 anni luce, nella Nebulosa della Carena. Immagine scattata da Hubble. Crediti: NASA, ESA

L’Istituto Nazionale di Astrofisica celebra i primi vent’anni del Telescopio Spaziale Hubble dedicandogli un servizio speciale  con uno slideshow che raccoglie le immagini più belle e un servizio radiofonico che ne ripercorre la storia. Inoltre, in un video esclusivo i racconti degli astronauti che per l’ultima volta hanno fatto visita al telescopio.

Curioso oggi ripensare che quando è stato progettato quasi nessuno all’interno della comunità scientifica era favorevole a uno strumento così ambizioso e costoso, che avrebbe rischiato di catalizzare enormi quantità di denaro penalizzando le ricerche “a portata di mano” con i telescopi a Terra. Per chi, al contrario, aveva creduto nelle capacità senza precedenti di un telescopio spaziale ottico –  in grado per la prima volta di ammirare l’Universo oltre le nuvole, oltre la cortina di fumo dell’atmosfera –  fu pesantissima la batosta di accorgersi, una volta in orbita, che Hubble era nato difettoso: il suo specchio principale rifletteva immagini sfocate. Eppure, anche da quell’imprevisto scaturì del buono. Il sistema di primo soccorso per correggere le immagini, prima che il danno venisse aggiustato attraverso lenti correttive, fu un software di manipolazione digitale delle immagini che oggi trova comunemente impiego negli screening mammografici del tumore al seno.

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Uno spettrografo più efficiente, per i cieli del sud…

Il Very Large Telescope dell’ESO è stato equipaggiato con il primo di una serie di strumenti di “seconda generazione”: signore signori, ecco a voi X-shooter! Dietro tale nome si cela un apparato in grado di registrare l’intero spettro di un oggetto celeste in una sola acquisizione (“in one shot”), dalle bande ultraviolette a quelle infrarosse, con elevata sensibilità.

L’illustrazione (Crediti: ESO) mostra i tre spettri prodotti simultaneamente del nuovo efficiente strumento chiamato “X-shooter”e montato al Very Large Telescope di ESO. X-shooter è in grado di registrare l’intero spettro di una sorgente celeste (in questo esempio è costituita da un quasar distante) in un “colpo solo”, dall’ultravioletto al vicino infrarosso, con una dettagliatissima risoluzione spettrale (nella figura, sull’asse delle ascisse sono riportate le lunghezze d’onda della luce della quale si ha lo spettro: notare l’intervello molto esteso di queste ultime)

Si ritiene che tale strumento – davvero unico – sarà particolarmente utile per lo studio dei lampi gamma, originati come sappiamo da oggetti in esplosione molto energetici e distanti.

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Hubble in riparazione…

Il lavoro sul Telescopio Spaziale Hubble sta continuando. Ecco una immagine di John Grunsfeld, tra gli specialisti della missione, al lavoro sul telescopio, durante una delle sue “camminate nello spazio”. Questa immagine è stata ripresa durante la terza delle cinque missioni pianificate per rimettere “a nuovo”  Hubble, ed è appena di due giorni fa, il 16 maggio 2009.



Crediti immagine: NASA

Per la cronaca, al momento di scrivere questo articolino, gli astronauti hanno già completato la quarta uscita nello spazio per riparare Hubble; l’ultima delle cinque è prevista per lunedì’ prossimo.

La fine di un’epoca: le migliori immagini della WFPC2 di Hubble

Per circa 15 anni, il Telescopio Spaziale Hubble ha incantato il mondo con le immagini provenienti dalla sua Wide Field and Planetary Camera 2 (WFPC2, in breve). Durante la prossima missione di servizio presso HST, comunque, verrà implementata una versione nuova e più avanzata della gloriosa camera principale del telescopio, mandando dunque “in pensione” lo strumento che ha fornito, nel corso del tempo, una serie davvero spettacolare di memorabili immagini del nostro universo vicino e lontano.

Forse alcuni si ricorderanno che la WFPC2 venne posta su Hubble nel dicembre del 1993, al fine di rimpiazzare la camera originale, ed equipaggiata con uno speciale sistema ottico ideato al fine di correggere la grande aberrazione sferica di cui era affetto lo specco primario di Hubble.

Diverse centinaia di galassie sono visibile in questa “profondissima” finestra su una
piccola zone di universo, chiamata Hubble Deel Field (HDF), realizzato con la
Wide Field and Planetary Camera di Hubble.
Crediti: NASA/STScI

Come tributo al lavoro della WFPC2 in tutti questi anni, è stata posta online una galleria delle “migliori immagini” acquisite dalla camera nel corso del tempo… una occasione ghiotta per vedere (o rivedere) alcune delle fotografie che magari hanno fatto il giro del mondo, sulla stampa o sui mezzi di comunicazione, ed anche per rendersi conto di quanto dobbiamo della nostra attuale comprensione dell’universo anche ad una “piccola” (e ormai da diversi anni tecnologicamente obsoleta) camera CCD, il cui grandissimo vantaggio è stato quello di essere montata su uno strumento che staziona al di fuori dell’atmosfera terrestre e delle sue turbolenze (è noto come camere anche molto più evolute, montate in telescopi con base a terra, non raggiungono tuttora la nitidezza e precisione delle immagini acquisite dalla WFPC2 su Hubble…)

A mio avviso, alcune di queste immagini sono così “belle” che risultano godibili anche senza conoscere i dettagli “scientifici” che fornirebbero peraltro una più piena comprensione.. che ne pensate? Se vi va, dite la vostra commentando il presente articolo 😉

NASA/JPL Press Release