La supernova più vicina, già famosa!

Appena distinguibile anche con un potente telescopio, 1 milione di volte più debole di una qualsiasi stella osservabile a occhio nudo, era un puntino debolmente luminoso, uno dei tanti nella galassia Girandola. Poi, senza preavviso, da un giorno all’altro, la sua luminosità ha cominciato ad aumentare, sempre di più. La stella è esplosa concludendo il proprio percorso evolutivo nel modo più violento e appariscente e dove prima si faticava a veder qualcosa adesso quel qualcosa brilla. Nella galassia Girandola è esplosa una supernova: è stata scoperta il 24  agosto, quasi in tempo reale. Dista dalla Terra 21 milioni di anni luce, è già stata definita “la supernova della generazione” perché è la più vicina degli ultimi 30 anni.

Le immagini mostrano la "comparsa" della più vicina supernova dell'ultimo trentennio (Credits: Berkeley Labs)

La scoperta è opera degli astronomi del Lawrence Berkeley National Laboratory (Berkeley Lab) e della Berkeley University of California, ma è stata possibile grazie ai supercomputer del NERSC (National Energy Research Scientific Computing Science) e a una velocissima capacità di trasmissione di dati. In altre parole sono state le macchine ad allertare i ricercatori segnalando che stava succedendo qualcosa di molto interessante. Presso il Palomar Observatory, infatti, il cielo viene scandagliato ogni notte da un telescopio automatizzato, un monitoraggio denominato PTF (Palomar Transient Factory) progettato proprio per tener costantemente d’occhio il cielo. I dati vengono trasmessi ai computer del NERSC: questi sono dotati di software specifico in grado di riconoscere gli eventi degni di interesse e segnalarli, inviando automaticamente le coordinate ai telescopi di tutto il mondo. E così, soltanto tre ore dopo che il monitoraggio aveva segnalato quella che poteva essere una supernova, i telescopi delle isole Canarie hanno confermato i sospetti.

Nelle ore successive altri telescopi hanno catturato l’evento. Si tratta di una supernova di tipo Ia, appartiene a una  categoria di esplosioni stellari interessantissime da analizzare in sé ma che al tempo stesso vengono sfruttate anche come punti di riferimento, come indicatori di distanza, per studiare e misurare l’espansione dell’universo. Questa è la prima volta che una supernova viene osservata con tanta tempestività, colta quasi nell’atto di esplodere . La tempestività, in questi casi, è di fondamentale importanza: è un’occasione unica per analizzare il materiale appartenente agli strati più esterni della stella, quelli che possono fornire informazioni sulla sua natura e che, al tempo stesso, tendono a dissolversi più in fretta.

Denominata PTF 11kly, la supernova del 24 agosto è appena esplosa, la sua luminosità continuerà ad aumentare nei prossimi giorni, ma è già un bestseller: centinaia di telescopi la puntano (anche l’Hubble si aggiungerà ai suoi “ammiratori” nel week end). Potrebbe addirittura aggiudicarsi il titolo di supernova più studiata, sicuramente lo sarà nei prossimi decenni. Un bestseller destinato a diventare un classico.

Articolo originale apparso su MEDIA INAF

Hubble e le belle bolle rosse…

Il Telescopio Spaziale Hubble ha individuato quella che potremmo chiamare una  “decorazione festiva”, costituita da una gigantesca bolla di gas nella galassia nostra vicina, la Grande Nube di Magellano. Formatasi con i resti di una supernova la cui esplosione avvenne circa quattro secoli fa, la sfera di gas è stata oggetto di una serie di osservazioni negli anni dal 2006 al 2010.

La delicata struttura di un resto di supernova nella Grande Nube (Crediti: NASA, ESA, and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA). Acknowledgement: J. Hughes (Rutgers University)

Guardatela: questa delicata struttura, fotografata da Hubble, sembra galleggiare placidamente nelle serene profondità dello spazio. Mai fidarsi delle apparenze:  la sua calma apparente nasconde in realtà un interno turbolento e tutt’altro che tranquillo. L’inviluppo gassoso si è formato quando il materiale in rapida espensione dalla supernova si è scontrato con il mezzo interstellare circostante. Chiamata SNR 0509, la bolla è quello che ora rimane di una potente esplosione stellare avvenuta nella Grande Nube, una galassia (in realtà) abbastanza piccola (possiede circa un decimo della massa della nostra Via Lattea), a circa 160.000 anni luce dalla Terra.

La regione a forma di bolla ha un diametro attuale di circa 23 anni luce, e si espande alla rispettabile velocità di più di diciotto milioni di chilometri all’ora. Osservando tale meraviglia, gli astronomi si sono convinti di come la supernova all’origine debba essere stata un esempio di una varietà particolarmente energetica e brillante, quella di tipo “Ia”. Supernovae di questo tipo trovano la loro origine, secondo la teoria attuale, quando una nana bianca in un sistema binario, rubando massa alla stella compagna, arriva (nella sua… ingordigia!) a possedere più massa di quanta ne possa “gestire”, avviandosi verso il percorso che la porterà inesorabilmente all’esplosione.

Dal punto di vista storico, la supernova deve essere stata visibile nei cieli del sud circa dal 1600; tuttavia non risultano registrazioni di una “nuova stella” in direzione della Grande Nube intorno a quegli anni. Una supernova molto più recente, la 1987A, è riuscita invece assai facilmente a calamitare l’attenzione degli osservatori e continua tuttora ad essere studiata, con telescopi a terra e nello spazio (incluso, naturalmente, Hubble).

Space Telescope Press Release