VLT, tutti insieme appassionatamente (per la prima volta)!

Il 17 marzo di quest’anno rimarrà una data storica per il Very Large Telescope (VLT) di ESO: la luce raccolta da tutti e quattro i telescopi da 8 metri è stata infatti combinata assieme per la prima volta, utilizzando PIONER, uno strumento di nuova generazione all’interferometro del VLT.

Lo sanno bene gli addetti ai lavori, lo sa bene qualsiasi appassionato di astronomia. Il cammino per poter far lavorare assieme le quattro unità del Very Large Telescope è stato tutt’altro che breve (parliamo di quattro grossi telescopi da 8 metri ognuno!); le quattro unità sono state pensate per poter lavorare sia indipendentemente che in maniera coordinata, come parte del VLTI (il gigantesco interfermetro che si ottiene mettendo assieme la luce raccolta dai quattro telescopi).

Combinazione, le nuove osservazioni prendono il via esattamente nel decimo anniversario delle prima combinazione di due fasci luminosi nel VLTI.

Le quattro unità del VLT (Crediti: ESO)

Tra gli obiettivi scientifici per le quattro unità, combinate a lavorare assieme da PIONER, registriamo la ricerca di evidenze di pianeti in formazione, l’esplorazione della natura e del destino delle stelle attraverso dettagliate immagini della loro superficie e dell’ambiente circostante, oltreché la comprensione più dettagliata dei potenti “motori” associati ai buchi neri supermassivi, che si trovano nascosti al centro delle galassie.

I fasci combinati delle quattro unità sono in grado potenzialmente di fornire immagini di una qualità comparabile a quella di un singolo telescopio con un diametro fino a 130 metri (… e scusate se è poco!). In realtà, tre telescopi sono stati messi in combinazione fino dall’inizio delle operazioni di VLT/VLTI; ora però con l’entrata in funzione del quarto anche gli obiettivi scientifici si possono fare più ambiziosi, in corrispondenza del corrispondente ed evidente salto qualitativo.

Per rendere l’idea, ogni singolo telescopio può “spiare” oggetti ben quattro miliardi di volte meno luminosi di quanto potrebbe scorgersi ad occhio nudo; lavorando tutti assieme riescono a rilevare dettagli 25 volte più deboli di quanto potrebbe fare una sola unità. L’unione fa la forza, anche nel caso del Very Large Telescope…!

ESO Press Release

Integri gli osservatori dell’ESO

Il violentissimo sisma di magnitudo 8.8 che ha colpito il Cile la notte del 27 febbraio, causando almeno 700 morti, migliaia di feriti e distruggendo un milione e mezzo di edifici, ha risparmiato gli osservatori astronomici della European Southern Organization (ESO). Non sono stati riportati danni né allo staff né alle strumentazioni. In una nota, l’ESO esprime le più profonde condoglianze alle famiglie delle vittime, un messaggio di cordoglio a cui si unisce anche l’INAF (e che facciamo naturalmente proprio anche noi, ndr). L’ESO opera in Cile con alcuni dei suoi centri di punta.

Nonostante si sia trattato del settimo terremoto più forte della storia, gli osservatori astronomici hanno retto l’urto, in parte perché realizzati secondo i criteri antisismici e in parte per la loro distanza dall’epicentro, localizzato a 115 chilometri a nord-est della città di Concepcion e a 325 chilometri a sud-ovest della capitale Santiago. L’unico effetto del sisma è stato l’interruzione delle osservazioni del telescopio di La Silla a causa di un black out. Gli altri tre centri, l’Osservatorio Paranal, che comprende il Very Large Telescope e VISTA, il telescopio APEX nel deserto di Atacama e il sito ALMA Operations Support Facility and Array Operations sono rimasti indenni.

Fonte: sito INAF