L’universo accogliente

Un video preparato da una maestra per condividere con i bimbi l’entusiasmo e la passione per la scoperta del cosmo; un universo pensato come “accogliente”, e forse proprio per questo in grado di destare l’interesse, la curiosità e lo stupore dei più piccoli (“Solo lo stupore conosce”, recita una bella frase di Gregorio di Nissa, frase che è sempre stata un pò il “motto” di GruppoLocale.it).

La passione e l’entusiasmo per l’indagine del cosmo (e parimenti, per il possibile ruolo dell’uomo al suo interno), come traspaiono chiaramente nel video, sono encomiabili a mio avviso, e penso sia il modo più giusto per arrivare anche ad interessare i più piccoli: appunto con la passione per quello che si fa, si vede, si scopre nella grande “avventura” della conoscenza…

Il testo è del prof. Marco Bersanelli (Università di Milano) ed è comparso sulla rivista Piccole Tracce.

Domandina: quanto è vecchio l’Universo?

Quanto è vecchio il nostro Universo? Certo è una di quelle domande la cui portata è così vasta che esula dall’ambito strettamente astronomico per interessare anche le persone più lontane dalla scienza (personalmente, ricordo come – in ben più giovane età – pensavo fosse una domanda alla quale non si potesse fornire risposta scientifica ragionevole….) Sfortunatamente, non abbiamo un indicatore diretto e assoluto per l’età dell’Universo. Vi sono tuttavia dei “sistemi” ai quali ricorrono gli astronomi per arrivare ad una stima piuttosto affidabile.

Il primo è che l’Universo è antico almeno come i più vecchi oggetti che sono contenuti in esso. E’ una assunzione ragionevole e di buon senso, ed un buon punto di partenza per la risposta all’impegnativa domanda. Dunque si arriva allora a chiedersi: quali sono gli oggetti più vecchi dei quali possiamo determinare l’età? Le stelle sono dei candidati promettenti; comunque bisogna tener in conto diversi fattori per arrivare ad una buona stima (massa, composizione chimica, etc…).

Da varie considerazioni, emerge che le stelle più antiche si trovano presumibilmente negli ammassi globulari, hanno piccola massa (e dunque tempi di vita più lunghi) e scarsità di elementi pesanti. In particolare, stelle in fase di nana bianca, che hanno consumato il loro combustibile nucleare e stanno lentamente raffreddandosi, sono tra le più adatte ad essere usate come indicatori di età: osservazioni di tali stelle in ammassi globulari ci portano a concludere che l’età della Via Lattea è approssimativamente di 12 miliardi di anni.

La parte superiore dell’immagine mostra l’intero ammasso globulare galattico M4, che contiene diverse centinaia di migliaia di stelle. Le due fotografie più in basso mostrano invece un ingrandimento di una data regione dell’ammasso. Le stelle marcate con un circoletto blu sono nane bianche, probabilmente alcuni tra gli oggetti più antichi dell’intero Universo…
Crediti:
NASA/H.Richer/NOAO/AURA/NSF.

Un secondo sistema per capire quanto è vecchio l’Universo, è ricorrere alla teoria del Big Bang, estrapolando “all’indietro” le evidenze osservative attuali. Anche questo compito non è facile perchè bisogna tenere conto di un insieme di fattori non tutti ben conosciuti (materia ed energia “oscure” possono influenzare significativamente il tasso di espanzione, per esempio); le migliori stime attuali sono di 13,7 miliardi di anni (dunque la Via Lattea è appena un poco più giovane dell’Universo stesso, secondo tali evidenze).

German Aereospace Center, Astronomy Question of the Week 52

La fine di un’epoca: le migliori immagini della WFPC2 di Hubble

Per circa 15 anni, il Telescopio Spaziale Hubble ha incantato il mondo con le immagini provenienti dalla sua Wide Field and Planetary Camera 2 (WFPC2, in breve). Durante la prossima missione di servizio presso HST, comunque, verrà implementata una versione nuova e più avanzata della gloriosa camera principale del telescopio, mandando dunque “in pensione” lo strumento che ha fornito, nel corso del tempo, una serie davvero spettacolare di memorabili immagini del nostro universo vicino e lontano.

Forse alcuni si ricorderanno che la WFPC2 venne posta su Hubble nel dicembre del 1993, al fine di rimpiazzare la camera originale, ed equipaggiata con uno speciale sistema ottico ideato al fine di correggere la grande aberrazione sferica di cui era affetto lo specco primario di Hubble.

Diverse centinaia di galassie sono visibile in questa “profondissima” finestra su una
piccola zone di universo, chiamata Hubble Deel Field (HDF), realizzato con la
Wide Field and Planetary Camera di Hubble.
Crediti: NASA/STScI

Come tributo al lavoro della WFPC2 in tutti questi anni, è stata posta online una galleria delle “migliori immagini” acquisite dalla camera nel corso del tempo… una occasione ghiotta per vedere (o rivedere) alcune delle fotografie che magari hanno fatto il giro del mondo, sulla stampa o sui mezzi di comunicazione, ed anche per rendersi conto di quanto dobbiamo della nostra attuale comprensione dell’universo anche ad una “piccola” (e ormai da diversi anni tecnologicamente obsoleta) camera CCD, il cui grandissimo vantaggio è stato quello di essere montata su uno strumento che staziona al di fuori dell’atmosfera terrestre e delle sue turbolenze (è noto come camere anche molto più evolute, montate in telescopi con base a terra, non raggiungono tuttora la nitidezza e precisione delle immagini acquisite dalla WFPC2 su Hubble…)

A mio avviso, alcune di queste immagini sono così “belle” che risultano godibili anche senza conoscere i dettagli “scientifici” che fornirebbero peraltro una più piena comprensione.. che ne pensate? Se vi va, dite la vostra commentando il presente articolo 😉

NASA/JPL Press Release

Hubble e VLT insieme per una visione 3D di galassie lontane…

Gli astronomi hanno ottenuto una visione eccezionale delle galassie distanti – osservate come erano quando l’Universo era a circa metà dell’età corrente – combinando i dati provenienti dal telescopio spaziale Hubble e dal Very Large Telescope. Sfogliando questo peculiare “libro di storia” dell’Universo stesso, risalendo a momenti in cui la Terra e il Sole non esistevano neppure, gli scienziati sperano di poter far luce sulla modalità di formazione delle galassie nel remoto passato…

Alla scoperta di galassie lontane...
Alla scoperta di galassie lontane...

Credits Immagine: ESO

Per diversi decenni, le galassie lontane, che emettevano luce circa sei miliardi di anni fa, erano non più che minuscoli puntini nella volta celeste. Con il lancio di Hubble, nei primi anni ’90, gli astronomi furono finalmente in grado di investigare la struttura delle galassie lontane per la prima volta con un certo dettaglio. Come utile complemento a tali informazioni dallo spazio, sotto i superbi cieli stellati del Paranal, lo spettrografo FLAMES del VLT, capace di ottenere simultaneamente diversi spettri da piccole aree – è ora in grado di risolvere il moto del gas nelle galassie remote….

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