Autoritratto di sonda marziana

La NASA ha appena rilasciato un dettagliatissimo… autoritratto del rover Curiosity al lavoro su Marte. Il ritratto è stato ottenuto in realtà da un mosaico di ben 55 diverse immagini, acquisite dalla Mars Hand Lens Imager (MAHLI, per gli amici), che mostra il rover nella sua postazione nel Gale Crater – chiamata Rocknest – dove si intravede anche la base di Aeolis Mount o Mount Sharp che dir si voglia, che dovrebbe essere alto circa 5 km.

Se vi chiedete come mai la sonda sembra fotografata proprio “dall’esterno”, la risposta c’è (ma non coinvolge l’aiuto di marziani…): semplicemente, sfruttando opportunamente la combinazione delle immagini, è stato fatto scomparire ogni traccia del “braccio” della camera.

Autoritratto di Curiosity (Crediti: NASA)

Al di là dell’interesse più spicciolo, alla NASA precisano che autoritratti come questo sono decisamente importanti perché documentano lo stato del rover e permettono agli ingegneri della missione di monitorare i cambiamenti durante il tempo: cose come l’accumulo di polvere e lo stato del rivestimento delle ruote.

E’ anche interessante notare con quanta precisione possiamo ora mappare i particolari dell’ambiente marziano. Tanto per confrontare, ecco qui una foto presa dal Viking 1. Le differenze si vedono…

Una foto di Marte dalla Viking 1 (Crediti: NASA)

 A causa della posizione proprio all’estremo del braccio robotico del rover, solo MAHLI, tra le ben 17 camere disponibili, è in grado di fornire immagini di ogni parte del rover, dunque è perfetta per effettuare una mappatura completa di Curiosity. Il quale al momento, sembra davvero in ottima forma 🙂

Trentatrè anni fa, il Viking 2 atterrava su Marte

Proprio il 3 settembre, nel lontano anno 1976 dello scorso millennio, la sonda Viking 2 atterrava sul suolo di Marte. La missione Viking per Marte era composta da due sonde, appunto Viking 1 e Viking 2, lanciate nell’intervallo di un paio di settimane l’una dall’altra. Ogni sonda consisteva a sua volta in un orbiter ed un lander, destinati a viaggiare appiccicati insieme per circa un anno, fino a raggiungere l’orbita intorno a Marte.
A questo punto, l’orbiter cominciava a prendere immagini della superficie del pianeta rosso, dalla quali veniva infine selezionato un posto adatto all’atteraggio. La mossa successiva consisteva nella separazione del lander dall’orbiter, e nel suo dolce atterraggio su Marte.

Per parte sua, l’orbiter continuava a prendere immagini, e tra il Viking 1 e il Viking 2, venne realizzata la mappatura dell’intero pianeta, in quella che all’epoca veniva chiamata “alta risoluzione”. L’orbiter portò anche avanti misure del vapor d’acqua nell’atmosfera ed eseguì una mappatura termica nell’infrarosso.

L’orbiter del Viking 2 passò a circa 22 chilometri da Deimos e prese immagini ad alta risoluzione di questa luna di Marte, la più piccola tra le due che il pianeta possiede. A differenza dell’orbiter del Viking 1, quello del Viking 2 era decisamente inclinato sopra l’equatore, in modo che risultava assai facile studiare le regioni polari. Intanto il lander prese una serie di immagini a 360 gradi sulla superficie, prese ed analizzò campioni del suolo marziano, monitorò la temperatura, la direzione del vento e la sua velocità.

Le missioni Viking rivelarono inoltre dettagli di vulcani, pianori di lava, enormi canyons, e l’effetto sulla superficie del vento e dell’acqua. Le analisi del suolo intorno ai siti di atterraggio mostrarono una riccheza in ferro, ma nessuna traccia di forme di vita.

La sonda Viking 2
Crediti: NASA

Nel complesso, davvero un ottimo lavoro per le sonde e – all’epoca – un grandissimo salto in avanti per le conoscenza della caratteristiche del pianeta : ancor più sbalorditivo, considerato lo stato della tecnologia negli anni settanta!

Overview della missione su Marte del Viking 2 (NASA)