Il cielo è per tutti: le meraviglie dell’Osservatorio Virtuale

“L’osservatorio virtuale (“Virtual Observatory” in inglese, ndt) rappresenta uno sforzo internazionale per raccogliere dati astronomici (immagini, simulazioni, logs di missioni, etc) organizzarli e sviluppare degli strumenti che permettano agli astronomi di accedere a tale enorme mole di informazioni. Il VO non solo semplifica il lavoro degli astronomi professionisti, ma rappresenta anche uno strumento di valore per l’educazione e la divulgazione. Per insegnanti ed astronomi impegnati a promuovere attivamente l’astronomia presso il pubblico, il VO è una grande opportunità per accedere  a dati astronomici reali, usarli e poter sperimentare il gusto di un giorno di lavoro da astronomo”

E’ solo un estratto di un articolo appena apparso in rete in forma di preprint, di indubbio interesse per le persone impegnate nella divulgazione astronomica (e che si è meritato la vetrina di NASA Hack Space). Bisogna dire che già da alcuni anni il Virtual Observatory è una realtà consolidata a livello internazionale, con una serie notevole di iniziative e di attività, come agilmente verificabile consultando ad esempio siti di riferimento quali quello dell’International Virtual Observatory Alliance oppure quello di Euro-VO.

E’ del resto facilmente intuibile, come al crescere della mole dei dati disponibili per l’astronomo professionista, – conseguenza diretta del progresso tecnologico – divenga sempre più importante, o addirittura cruciale, sviluppare strumenti che consentano di sfruttare in maniera efficace tale ingente mare di informazioni. Semplificando un pò, tutto ciò ha a che vedere con l’arte di estrarre informazioni significative da una gran mole dei dati, procedura che prende anche il nome di data mining.

Uno dei tanti strumenti di analisi dati messi a disposizione dal Virtual Observatory

Sotto il “cappello” del VO, sono stati già sviluppati degli eccellenti tool, che consentono all’astronomo di lavorare meglio e soprattutto di poter effettuare correlazioni tra sorgenti di dati diverse, pratica sempre più importante e feconda per la moderna ricerca. Non solo, ma sono stati definiti degli appositi “standard” informatici che permettono a diversi archivi astronomici di potersi “parlare”, e agli applicativi software, di mettere facilmente in correlazioni tali fonti di informazioni eterogenee, a tutto vantaggio della velocità e dell’efficacia della ricerca medesima. Questo è di importanza fondamentale, se appena pensiamo alla facile analogia del web, dove soltanto la definizione di uno standard condiviso per la fruizione di dati remoti ha permesso l’incredibile sviluppo di una miriade di siti e servizi online, dal giornale locale fino a Facebook o Twitter… per non dimenticare GruppoLocale! 😉

Come da aspettarsi, una quantità di progetti sono potuti crescere proprio basandosi su tale “infrastruttura comune”; in Italia mi piace menzionare il progetto DAME, una collaborazione tra l’Università Federico II di Napoli e diverse altre realtà scientifiche, italiane e non (chi scrive ha il piacere e l’onore di figurare nel team DAME, per lo specifico compito della realizzazione di una web application per gli ammassi globulari).

La cosa interessante dell’articolo, al di là degli aspetti “professionali” del VO, è l’evidenza di come i benefici del Virtual Observatory si stiano allargando ad un ambito molto più vasto della cerchia di esperti, portando benefiche ricadute anche sull’importantissimo e delicato tema della divulgazione e dell’insegnamento. Contribuendo così ad abbassare le barriere tra la ricerca “professionale” e l’attività amatoriale e divulgativa, un aspetto benefico ed una ricaduta indiscutibile della tecnologia più attuale.

Il cielo dunque sta tornando ad essere “per tutti”. Se ci pensiamo, un pò come era all’inizio dell’avventura scientifica, quando bastava la passione, unita eventualmente a mezzi tecnici disponibili a tutti, per essere potenzialmente in grado di fare fare all’astronomia importanti passi avanti…