Un tuffo, oltre la paura

Sembra un UFO, vero? Ma è cosa tutta terrestre. L’immagine mostra il rover Perseverance della NASA che inizia la sua discesa attraverso l’atmosfera di Marte. E non è uno scherzo. Centinaia di eventi, ognuno dei quali potenzialmente critico, devono essere eseguiti in modo perfetto ed esattamente al tempo giusto, affinché il rover possa atterrare sano e salvo sulla superficie del pianeta rosso. L’atterraggio è previsto per il giorno 18 febbraio, dunque ormai manca davvero poco.

La sonda Perseverance in avvicinamento a Marte. Crediti: NASA/JPL-Caltech

L’articolata serie di procedure inizia quando la sonda raggiunge la cima dell’atmosfera marziana, viaggiando alla rispettabile velocità di circa ventimila chilometri all’ora. Si tratterà di attivare sapientemente dei piccoli retrorazzi per mantenere la sonda nell’assetto giusto e soprattutto per far sì che lo scudo termico sia orientato verso avanti mentre la sonda affonda nell’atmosfera, condizione necessaria per mantenere integro il prezioso carico.

Pensiamoci un momento. Il complesso e delicato meccanismo di atterraggio è un gioiello di per sé. Un’umanità sconquassata e disorientata dall’emergenza sanitaria, povera ed imperfetta, sta realizzando proprio adesso un sogno, sta lavorando ad una meravigliosa opera comune, sta ampliando le sue conoscenze e spingendo la sua irriducibile curiosità ad infrangere sempre nuovi confini.

“Aspettiamo senza avere paura, domani” cantava Lucio Dalla, in una stupenda canzone di molti anni fa.

Una sonda come Perseverance (comunque vada il suo atterraggio) già ci porta un risultato importante. Già ci fa capire che la paura non è mai l’ultima parola. Se lo vogliamo.

Pubblicato da

Marco Castellani

Astrofisico, divulgatore, scrittore.

2 commenti su “Un tuffo, oltre la paura”

  1. Perseverance mi piace già come nome. Mi dà idea di non mollare mai in un resiliente assetto emotivo. Frenare appena (con i retro-razzi) gli impulsi parossistici di un corsa che non ci fa gustare le bellezze del percorso.

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