Si attende la decisione dell’Italia per Venux Express!

L’ESA attende di sapere se anche l’Italia intende supportare la missione Venus Express, consistente nell’invio di un robot sul pianeta Venere. Da tale decisione dipende la fattibilita’ della missione stessa…

I piani per inviare un robot su Venere, sviluppati a partire dal 2001 dall’ESA, erano stati da qualche tempo accantonati, a motivo dei ben noti tagli di bilancio con i quali ormai si devono misurare la gran parte degli istituti scientifici (e non solo loro!).

Ora pero’ l’ESA avrebbe stabilito che tale programma e’ ancora possibile, a condizione pero’ che tutti i paesi afferenti all’ESA diano un consenso esplicito a tale missione. Il nostro paese non ha ancora dato una risposta, e si e’ dato tempo fino al 15 Ottobre per decidere in merito. Decisione che si dimostra dunque critica perche’ la missione possa andare avanti.



Elaborazione artistica della missione Venus Express (da SpaceflightNow)

Il lancio della sonda dovrebbe avvenire nel novembre del 2005, a motivo del posizionamento relativo della Terra e di Venere, molto favorevole in tale periodo.

Ulteriori notizie sul sito SpaceflightNow

Marco C.

Eventi di alta energia nella galassia Whirlpool

La notevole risoluzione del Chandra X-Ray Observatory della NASA ha permesso di recente di registrare raggi X provenienti da un raro tipo di supernova nella galassia Whirlpool…

La galassia Whirlpool e’ in realta’ composta da due diverse galassie, NGC 5194 e NGC 5195. Nella figura si scorgono entrambe, la NGC 5194 al centro dell’immagine, e la NGC 5195 in alto a sinistra. Il riquadro poi mostra in maggiore dettaglio la prima, con evidenziata la supernova (scoperta nel 1994) denominata con la “bizzarra” sigla 1c. Tale sigla contraddistingue un raro tipo di supernova, che avrebbe perso gli strati piu’ esterni, composti da idrogeno ed elio, migliaia di anni prima dell’esplosione, tramite fenomeni di “evaporazione” o trasferimento ad una stella compagna.





L’immagine della galassia Wirlpool con la supernova SN1994I (Credit: NASA)

Nelle ultime fasi evolutive, prima dell’esplosione in supernova, le stelle perdono massa.

Indagini nella banda X di resti di supernova sono importanti perche’ permettono di fornire delle stime attendibili sull’entita’ di tale fenomeno. Ad esempio, i dati forniti da Chandra hanno permesso di scoprire che la regione interessata dalla perdita di massa si estende, intorno alla supernova SN1994I, per una regione di almeno 0.2 anni luce.

La sonda Chandra, oltre ad evidenziare emissione di raggi X da tale supernova, ha individuato nella regione un gran numero disorgenti puntiformi X, dovute – si ritiene – a buchi neri ed a stelle di neutroni in sistemi binari.

Ulteriori particolari sono disponibili sul sito di Chandra

Quasar… ferrosi?

Troppo ferro nei quasar…! Questo e’ quanto emerge da uno studio dell’oggetto APM 8279+5255, molto lontano (13.5 miliardi di anni luce) e quindi appartenente ad un universo molto giovane. G. Hasinger e S. Komossa hanno trovato molto piu’ ferro di quanto si aspettassero, e questo dato non solo e’ inaspettato ma in aperto contrasto con le attuali teorie.

Infatti, Il ferro e gli altri elementi pesanti vengono creati come sottoprodotti della vita delle stelle, che poi li liberano nello spazio, dando cosi’ la possibilita’ ai pianeti come il nostro di formarsi. Detto questo, e’ chiaro che la quantita’ di ferro nell’universo va aumentando nel tempo, e quindi se guardo un oggetto distante (la cui luce viaggia per molto tempo prima di arrivare a noi, portandoci quindi l’immagine di un universo “giovane”) mi aspetto di vedere meno ferro di quanto ne vedo nel Sistema Solare. Da qui lo stupore degli studiosi.

Le soluzioni al dilemma sono sostanzialmente due: siamo sicuri che questo oggetti siano davvero “lontani”? Oppure, esistono fenomeni che producono ferro (o comunque elementi pesanti) in grande quantita’ , ma che noi non conosciamo?

Come al solito piu’ si studia un problema a fondo, e piu’ le vecchie teorie danno problemi che ovviamente si cerca di risolvere. Questo si chiama metodo di indagine scientifica.

Ulteriori informazioni sul sito dell’ESA ed anche su Spaceflightnow

E’ disponibile in rete anche l’articolo completo (in inglese, tecnico!) al sito dei preprint SISSA

Credits: Alfonso Mantero

Le mappe della sonda Odissey rivelano la storia di Marte

La sonda Odissey fornisce interessanti indicazioni di come la storia geologica di Marte sia assai piu’ complessa di quanto ipotizzato finora…

Non solo la questione della presenza di acqua rende interessanti i risultati della sonda Odissey. Le ormai migliaia di immagini in banda infrarossa acquisite dalla sonda infatti indicano come Marte abbia subito una serie di rilevanti cambiamenti rilevanti geologici nel corso della sua storia.

Mosaici delle immagini infrarosso della zona di Terra Meridiani mostrano infatti regioni con una complessa struttura geologica, con crateri e superfici erose, rivelando una struttura di ben quattro strati di roccia.



Una immagine di Terra Meridiani, dal sito della NASA

 

Il team di Odissey e’ al lavoro per elaborare le immagini infrarosse, lavoro complesso e difficile. Una volta terminato, pero’, tale lavoro dovrebbe consentire di verificare alcune importanti teorie concernenti la formazione degli “strati” riscontrati sulla superficie del pianeta rosso.

Ulteriori particolari disponibili sul sito di Spaceflightnow.

Acqua su Marte?

Interessanti risultati della sonda

Mars Odissey rivelano che potrebbero esserci notevoli quantita’ di acqua appena qualche centimetro sotto la superficie del “pianeta rosso”

Rilevanti depositi di acqua allo stato ghiacciato potrebbero trovarsi sotto la superficie di Marte. In questo caso, e’ lo spettrometro a raggi gamma ad indicare la possibile presenza di acqua, dedotta dalla quantita’ di idrogeno che lo strumento indica dovrebbe essere presente appena al di sotto delle superficie del pianeta.

Maggiori informazioni si possono reperire su

Scientific American come pure su Spaceflightnow


Immagine “artistica” della sonda Odissey