Non partirà la sonda Rosetta

Alla fine la sonda non sfrutterà la prevista finestra di lancio, in questo mese. Il ritardo potrebbe essere anche di due anni e mezzo…

Rosetta, la missione spaziale più complessa ed ambiziosa diretta verso una cometa, non parte in gennaio, come inizialmente previsto. Il motivo che ha spinto l’ESA (L’Agenzia Spaziale Europea) a tale drastico rinvio pare sia collegato ai dubbi sull’affidabilità del “lanciatore” Ariane 5.

L’ESA sta ora considerando una serie di scenari alternativi, che permettano il lancio della sonda nei prossimi due anni e mezzo, naturalmente verso un diverso obiettivo.

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Scoperte nuove lune attorno a Nettuno

Tre “nuove” lune orbitanti attorno a Nettuno sono state appena scoperte da un team di astronomi guidati da Matthew Holman (Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics) and JJ Kavelaars (National Research Council of Canada). Tale scoperta porta ad undici il numero di lune conosciute attorno al pianeta gigante…

Non venivano scoperte nuove lune di Nettuno dall’epoca del passaggio vicino al pianeta della sonda Vojager II, nel 1989 (da terra e’ ben dal 1949 che non si scoprono nuove lune di Nettuno).

Allo stato attuale delle conoscenze, sembra proprio che la varia popolazione di satelliti che accompagna i pianeti giganti sia il risultato di una collisione tra una antica “luna” e una cometa od un asteroide “di passaggio”. In questo senso, tali famiglie di piccole lune sono proprio ci? che gli astronomi si aspettano di trovare.

Va detto comunque che trovare i nuovi satelliti ? certamente stata un’impresa non facile, dato che sono realmente piccoli (30-40 Km di larghezza ognuno). Tali piccole dimensioni, insieme con la rilevante distanza dal Sole, fanno s? che tali oggetti brillino (per cosi’ dire) con una magnitudine pi? debole della venticinquesima, ovvero circa cento milioni di volte pi? deboli di quanto si possa scorgere ad occhio nudo!


La luna temporaneamente chiamata S/2002 N1 viene mostrata in queste immagini del quattro metri al
telescopio Blanco… la luna attende ancora una denominazione “ufficiale”.
(Credit: Matt Holman, Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics)

Tant’e’ che per trovarli, Holman e Kavelaars si sono dovuti inventare una tecnica innovativa. Usando il telescopio di quattro metri del telescopio Blanco al Cerro Tololo Inter-American Observatory , in Cile, ed il telescopio da 3.6 m CFHT, nelle Hawaii, gli scienziati hanno raccolto una serie di esposizioni della zona di cielo che circonda il pianeta Nettuno. Dopodiche’ hanno avuto cura di tracciare accuratamente il moto del pianeta stesso, ed hanno “sommato” le varie immagini dopo aver corretto le varie posizioni per il moto del pianeta. Questo accorgimento ha fatto si’ che la luce degli oggetti pi? deboli con moto simile a quello di Nettuno (come appunto le varie lune) venisse sommata nelle stesse posizioni dell’immagine, e dunque si potessero scorgere come “punti” luminosi, laddove invece le stelle venivano a formare “striscie” luminose, dunque facilmente separabili nel corso dell’analisi finale delle immagini… tecnica che come abbiamo visto, ha dato senz’altro i suoi frutti!

Links: si consulti la press release sul sito dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics

Scoperta la nana bruna piu’ vicina mai osservata.

Un gruppo di astronomi ha scoperto una nana bruna ad una distanza che la rende la piu’ vicina mai osservata: meno di 12 anni luce dal Sole.

Le nane brune sono oggetti che hanno “mancato di poco” la possibilita’ di diventare stelle, poiche’ hanno una massa totale poco inferiore a quella necessaria per far partire le reazioni nucleari al centro della struttura, evento tipico delle stelle in fase di “sequenza principale”. In effetti si ritiene che la formazione delle nane brune sia del tutto analoga a quella delle normali stelle, solamente che per qualche motivo, per tali oggetti la massa totale non riesce a raggiungere la frazione di circa il 7.5 % di quella del Sole, limite minimo per l’innesco delle reazioni nucleari che trasformano l’idrogeno in elio, e forniscono energia alla struttura stessa.


La nana appena scoperta ha preso il nome di Epsilon Indi B, ed e’ la compagna di una stella brillante visibile nel cielo dell’emisfero sud, Epsilon Indi (con l’occasione, ribattezzata “Epsilon Indi A”), che fino a poco tempo fa si pensava fosse una stella singola.

Epsilon Indi B risulta possedere una massa pari a circa 45 volte quella di Giove, il pianeta piu’ grande del sistema solare, ed una temperatura superficiale di “soli” 1000 gradi centigradi. Dati che la pongono nella categoria delle “nane T”, oggetti che per le loro caratteristiche, si collocano a meta’ strada tra le stelle vere e proprie ed i pianeti giganti.

L’immagine ESO a fianco, mostra la nana bruna (evidenziata da un cerchietto) e la sua ben piu’ luminosa compagna Epsilon Indi A (sulla destra). La foto in altro proviene dalla “SuperCOSMOS Sky Surveys (SSS)”, in banda ottica, mentre quella in basso dalla “Micron All Sky Survey (2MASS)”, effettuata nel vicino infrarosso.

Approfondimenti: per maggiori informazioni, si puo’ consultare la press release dell’ESO.


Immagine: credits ESO

L’immagine a colori piu’ profonda del cielo del sud…

ESO ha appena rilasciato un’immagine del campo Chandra Deep Field South (CDF-S) ottenuta con il telescopio a largo campo Wide Field Imager, che fornisce una visione eccezionalmente chiara sull’universo lontano…

L’immagine e’ il risultato della composizione di circa 450 esposizioni, per un tempo totale di telescopio di quasi cinquanta ore. L’area coperta e’ di poco maggiore di quella corrispondente alla luna piena, e comprende circa 100.000 galassie, diverse migliaia di stelle e centinaia di quasar.



L’immagine profonda ottenuta con il WFI
(clicca sull’immagine per vedere la versione piu’ grande)
Credits: ESO

La nuova immagine del Wide Field Imager (montato sul telescopio da 2.2 m, con un campo di circa 36 x 34 arcmin) non e’ certo cosi’ profonda come le corrispondenti immagini del campi HST denominati “Hubble Deep Fields”, ma va sottolineato come questa copra un campo di vista ben 200 volte piu’ esteso.

Immagini di questo tipo sono utilissime per ottenere un censimento accurato della distribuzione e del numero di galassie distanti e quasar, consentendo uno studio dettagliato di tutte le fasi evolutive dell’universo, fin dalle sue prime fasi, allorche’ aveva appena due miliardi di anni.

Ulteriori dettagli disponibili sulla press release dell’ESO.

In edicola “Le Stelle” di gennaio

E’ uscito il terzo numero della nuova rivista di cultura astronomica “Le Stelle”: diversi gli interventi e gli articoli interessanti…

Il numero si apre con l’editoriale di Corrado Lamberti, molto valido come sempre, che verte sull’importante scoperta di un pianeta extrasolare da parte di un gruppo italiano, guidato da Raffaela Gratton (anche GruppoLocale ha dato conto della notizia qualche tempo fa)

Tra gli articoli, segnalo “Come si distribuisce la materia oscura” di Guido Chincarini, e “La supernova del 1006” a firma di F. R. Stephenson e D. A. Green. L’indice completo del numero e’ nel sito web della rivista (molto interessante di per se per i servizi “aggiunti”, gli aggiornamenti, etc… Raccomando una visita senz’altro!)

Marco C.