Scoperto un asteroide troiano vicino a Nettuno

E’ il primo di tali oggetti scoperto in associazione al pianeta Nettuno…

L’oggetto e’ in orbita intorno al Sole su un percorso assai simile a quello di Nettuno. E’ un rappresentante di una categoria di asteroidi piuttosto rara, denominati asteroidi troiani. Notevole che l’asteroide, chiamato 2001 QR322 sia il primo trovato in associazione con il pianeta Nettuno.

Si sa invece che diversi troiani si trovano associati all’orbita di Giove: il primo e’ stato scoperto addirittura nel 1906, e al momento attuale se ne conoscono ben 1600! Fino ad ora, pero’, mancavano evidenze certe di associazione di tali oggetti con altri pianeti, da qui l’importanza di tale scoperta…

Si ritiene che tale asteroide abbia un diametro di circa 230 Km e, come Nettuno, impieghi un tempo di circa 166 anni per compiere un’orbita completa intorno al Sole.

Credits: notizia e immagine da BBC news

2003: lo spazio torna di moda

Un articolo su “Avvenire” di mecoledi’ 8 gennaio: benche’ gli ultimi due anni abbiano visto solo due missioni spaziali in orbita, nel primo semestre del 2003 ben cinque missioni attendono il via…

Un dossier sul quotidiano “Avvenire” e’ dedicato alla rinnovata attenzione alle missioni nello spazio: in esso un articolo a firma di Franco Gabici si occupa in particolare del rilancio dei programmi spaziali, dettagliando le varie missioni che attendono di partire nei prossimi mesi. Le prospettive sono buone, che sia davvero l’occasione per una ripresa decisa dei programmi scientifici spaziali?


“Muses-C”, tra le missioni in attesa del via, dovrebbe partire a maggio.
Obiettivo: la visita di un asteroide.
(Immagine tratta da un sito della NASA)

“Le Scienze” di gennaio in edicola

Il numero in edicola del mensile “Le Scienze” contiene una interessante sezione dedicata alla scoperta di altri pianeti…

La sezione dedicata agli “altri mondi” comprende gli articoli: “I fratelli del sistema solare” di Aldo Conti (I fenomeni di microlente gravitazionale offrono un metodo alternativo a quello tradizionale per osservare la presenza di pianeti che orbitano intorno alle stelle vicine della nostra galassia), “Pianeti orfani e ammassi di stelle” di Jarrod R. Hurley, Michael M. Shara (In cerca di pianeti nei luoghi pi? strani, lontano dalle stelle che hanno dato loro origine, nell’interno di alcuni dei pi? densi ammassi stellari della Galassia), e “Verso nuove terre”, di Elisabetta Tommasi ( Dopo la scoperta di un centinaio di giganti gassosi intorno ad altre stelle, ESA e NASA si preparano a lanciare sonde per individuare pianeti abitabili)

Segnalo anche la rubrica “Cronache dallo spazio” di Giovanni Fabrizio Bignami, come sempre di notevole interesse.

Sull’importanza che riveste l’indagine cosmologica anche per la fisica fondamentale si legga “L’Opinione” di Tullio Regge (tale articolo si puo’ leggere in forma integrale anche sul sito web della rivista).

Chandra indaga il buco nero supermassivo al centro della Via Latta

Il team della sonda Chandra ha appena rilasciato delle immagini della zona centrale della Via Lattea dalle quali si evincono segni di considerevole attivita’ da parte del buoco nero supermassivo in Sgr A*

Le immagini sono prodotte dalle osservazioni in banda X piu’ lunghe mai effettuate finora in tale regione. Vi e’ da dire che oltre a Sgr A*, che con ogni evidenza contiene un buco nero di grande massa, sono state individuate nella stessa zona piu’ di altre duemila sorgenti X, il che comprensibilmente rende tale campo anche il piu’ ricco di sorgenti X mai osservato finora.



Credits: NASA/CXC/MIT/F.K.Baganoff et al.
Clicca sulla foto per vedere una immagine piu’ grande…

La cosa decisamente interessante e’ che pare proprio che tale buco nero.. non se ne voglia rimanere buono! Sono stati monitorati numerosi “outburst” e di tanto in tanto anche esplosioni di considerevole entita’.

Per la precisione, le osservazioni con Chandra sono durate un paio di settimane, per un totale di un tempo di esposizione di 164 ore. Durante tale periodo Sgr A* ha prodotto “lampi” in banda X piu’ di una mezza dozzina di volte. Si sono raccolte inoltre indicazioni che fanno ritenere che il “passato” di tale sorgente X sia stato ancora piu’ burrascoso del suo presente: tali indicazioni sono preziose senz’altro poiche’ aiuteranno gli astronomi a svelare i segreti di come Sgr A* si accresca e di come interagisca con l’ambiente nel quale si trova.

“Stiamo dando un’occhiata alla vita quotidiana di un buco nero supermassivo come non e’ stato mai fatto finora” ha detto Frederick K. Baganoff del Massachusetts Institute of Technology in Cambridge, che ha appena presentato tali nuovi risultati ad una conferenza stampa ad un meeting della Societa’ Astronomica Americana, svoltosi a Seattle. “Osserviamo lampi in banda X quasi ogni giorno”

Evidenze di tali eventi (che vengono visti con un “ritardo” di circa 26000 anni, dovuto al tempo necessario alla luce che parte dal centro galattico per raggiungere la Terra) si possono riscontrare nelle immagini: ad esempio, un jet lungo un anno-luce e’ stato rilevato a distanza di circa 1,5 anni-luce da Sgr A*, probabilmente originato da un fascio di particelle espulso quasi a velocita’ della luce dal una zona vicina all’orizzonte degli eventi del buco nero.

Approfondimenti consultando la press release sul sito di Chandra

Nuove accurate misure del fondo di radiazione infrarossa

Un team di cosmologi statunitensi ha appena realizzato la misurazione piu’ accurata del fondo di radiazione infrarossa…

La misura pi? accurata mai eseguita del fondo di radiazione infrarossa
? stata effettuata da un team di cosmologi Statunitensi. Lo studio di
questa emissione ci porta una fotografia dell’Universo nelle sue prime
fasi di vita, e quindi sulla nascita delle pi? grandi strutture
osservabili. I risultati sono in accordo con le attuali teorie, e con
altre precise misure recentemente effettuate. La raccolta dei dati ha
avuto luogo in Antartide ed durata 6 mesi continuativamente (la notte
invernale del polo sud), con temperature che hanno toccato i -73?.


Immagini del cielo in banda infrarossa
(Credit: Michael Hauser (STScI), the COBE/DIRBE Science Team, and NASA, da
Hubblesite)

Approfondimenti sul sito Nfs.gov

Si veda anche al proposito:
Esplorando l’evoluzione delle galassie in banda infrarossa… dal “vecchio sito” di GruppoLocale

Credits: grazie ad Alfonso Mantero per questa notizia.