Il colore dell’universo

Di che colore è l’universo? Intendo, se tutto fosse omogeneizzato e spalmato uniformemente, che colore verrebbe fuori da questa pasta cosmica? L’interrogativo parrà ozioso, ma è emerso in una imponente ricerca scientifica che ha tentato di determinare il tipo di stelle più comuni nelle galassie vicine. La risposta, in breve, la trovate qui sotto.

Crediti per il colore: Karl Glazebrook & Ivan Baldry (JHU)

In termini computeristici, #FFF8E7. Per arrivare a questo risultato, gli astronomi hanno mediato tramite computer, la luce rivenienti da ben duecentomila galassie, dal progetto 2dF. Il nome è stato poi scelto tramite un sondaggio in rete. Tra i più votati, gli scienziati hanno selezionato “Cosmic Latte”, per l’intenzionale rimando ad una parola italiana, Latte, in omaggio alla lingua parlata da Galileo Galilei. Altro motivo, il collegamento (ovvio e doveroso) alla Via Lattea e al suo specifico colorito.

Personalmente trovo motivi di consolazione in questa immagine, così semplice. L’universo non è buio, l’universo è chiaro, di color latte. Prima cosa che andrebbe meditata quando siamo un po’ giù, e tendiamo a indugiare sul colore nero proiettandolo magari fino alle stelle. Comprensibile, certo: ma non (più) supportato dalla scienza, possiamo dire. Non è bello questo? Anche, apprezzo l’omaggio di ricercatori non italiani (Karl Glazebrook e Ivan Baldry) ad uno scienziato del nostro paese.

Il latte è un nutrimento, un sostegno alla crescita. L’universo condensato e compresso in un colore oggi viene fuori di latte (in altre epoche aveva altri colori). Sarà un caso? Mi piace pensare ad un messaggio, che è un messaggio di sostegno e aiuto alla crescita. Alla crescita umana, nel caso specifico.

Non solo, là fuori, è pieno di stelle. C’è un nutrimento cosmico che ci aiuta e ci spinge in avanti, a fare i passi necessari nell’esplorazione di stelle e galassie. E di noi stessi.

Scatti, dalla “grande congiunzione”

Le stelle si impicciano di quello che accade sulla Terra, altroché. Non ci credo troppo, sul fatto che le stelle stanno a guardare. E i pianeti anche, altroché. Un allineamento di pianeti è un evento che si rifrange in diecimila storie, come viste e vissute da posti differenti. Da cuori, differenti.

Congiunzione, in panorama italiano. Crediti: Cristian Fattinnanzi

Sono belle queste immagini – una galleria in crescendo come riporta il sito APOD – perché ci parlano innanzitutto di noi. Ci parlano di come sulla Terra, da tanti luoghi della Terra, si sia guardato alla grande congiunzione di ieri. E ogni posto ha un suo colore e una sua luce, un suo carattere e un suo profumo. Ogni persona che ha scattato la foto, che ha guardato il cielo, ha una storia unica, ha una profondità ed insondabilità propriamente cosmica.

Sono belle queste immagini perché parlano di noi, innanzitutto. Così, è bello il cielo perché è un modo per parlare di noi, senza immediatamente mettere noi al centro.

Forse il mondo più vero di tutti, per parlare di noi.

… la pittura, per Giove!

Davvero, sembra proprio un quadro post-impressionista! Sono le bande ed i vortici dell’atmosfera gioviana, ma ritratti in modo da catturare l’occhio, ben oltre il dettaglio scientifico, fino ad apprezzarne l’innegabile bellezza. 

Ancora una volta questa meraviglia ci viene da un sapiente mix di scienza e creatività. Open science, potremmo meglio dire. E’ infatti la scienza trasportata a Terra dalla sonda Juno, di cui più e più volte abbiamo parlato, che sta gironzolando intorno a Giove – il pianeta gigante – e mettendo il naso nella complessa e variegata atmosfera del pianeta, sede di fenomeni così complessi che ancora sono ben lungi dall’essere adeguatamente compresi.

Di fatto, il grado di dettaglio della nostra conoscenza dei corpi del Sistema Solare sta aumentando a livelli mai immaginati prima. E come sempre, per ogni cosa che si comprende, aumentano le domande, si aprono nuove incognite. Come la dinamica precisa dei moti atmosferici di Giove, appunto.

E la scienza diventa Open Science, perché i dati messi a disposizione di tutti, dal sito NASA, vengono “catturati” e rielaborati per scopi creativi, come ha fatto – in questo caso – Rick Lundh.

A dimostrare che il dato scientifico grezzo è in realtà appena più di una asettica registrazione di un fenomeno, è un campo aperto di possibilità. Sempre e comunque, tutte da esplorare.

Crediti immagine: NASAJPL-CaltechSwRIMSSSProcessingRick Lundh

Tutto il lato “rosa” di Giove…

Il pianeta Giove, visto finalmente da vicino (grazie alla sonda Juno) continua ad essere fonte di grande meraviglia. In particolare, per la complessità mirabolante dei fenomeni atmosferici che avvengono ad alta quota, e che ora si possono veder con un grado di dettaglio assolutamente sorprendente.

Crediti immagine: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Matt Brealey/Gustavo B C

Questa foto che vedete, decisamente suggestiva nella sua tonalità rosa, è stata acquisita da Juno il giorno un mese e mezzo fa, quando si trovava a trascorrere il suo undicesimo passaggio ravvicinato al pianeta gigante (e gassoso, come sappiamo). In quel momento la distanza dalle nubi era di poco più di dodicimila chilometri: un’inezia, in pratica, se consideriamo che la distanza media tra Giove e la Terra si aggira intorno ai 780 milioni di chilometri. 

Da lì arrivano i dati di Juno, che dunque traversano una distanza immensa, per essere poi raccolti a Terra ed elaborati secondo quanto è più opportuno per rivelare volta per volta la straordinaria complessità di questo peculiare ambiente planetario. L’immagine che vedete è stata elaborata dal citizen scientist Matt Brealey, usando creativamente i dati grezzi, messi a disposizione di tutti dalla NASA, nel sito apposito.

La sonda spaziale Juno è stata lanciata ad agosto del 2011, e continuerà la sua missione verso l’estate di quest’anno, al termine della sua dodicesima orbita in cui ha raccolto dati scientifici.

Per intanto, tutto fa pensare che i regali di Juno non siano affatto finiti.

Anzi.

Il turbolento polo nord di Giove

Questa nuova vista acquisita dalla sonda Juno della NASA, che sta gironzolando da tempo attorno a Giove, appare davvero straordinaria per bellezza e qualità del dettaglio. Ormai queste sonde moderne, possiamo dirlo, ci stanno abituando assai bene.

Crediti: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Björn Jónsson

L’immagine, a colori esaltati, è stata acquisita il 16 dicembre dello scorso anno, quando Juno era impegnata nel decimo passaggio ravvicinato al pianeta gigante. Nel momento dello scatto, la sonda si trovava a poco più di ottomila chilometri sopra le nubi che ricoprono Giove.

La bellezza che potete ammirare (cliccate sulla foto e vi ci potete facilmente perdere…) è dovuta in buona parte all’eccellente lavoro del citizen scientist Björn Jónsson: uno dei tanti appassionati, “non addetti ai lavori”, che ha scaricato i dati grezzi dal sito NASA, ha sottratto gli effetti dell’illuminazione globale, ha aumentato il contrasto e rinforzato i colori, e ha esaltato i particolari su piccola scala.

Nel complesso, un lavoro davvero egregio, che a sua volta premia ed esalta lo sforzo fatto dagli scienziati di mestiere (per quanto questa definizione vada forse sfumando, come vediamo): tutto quel lavoro che c’è dietro una moderna impresa scientifica e tecnologica come la sonda Juno, appunto.

La regione è quella del polo nord di Giove: non ci si confonda dall’orientazione della foto, che in effetti potrebbe trarre in inganno. Le foto di Juno non “abbellite” sono disponibili al sito https://www.missionjuno.swri.edu/junocam  per chiunque voglia cimentarsi in una riproposizione creative, che può essere – come in questo caso – estremamente efficace.

Il cielo è di tutti – scienziati e non. Tutti lo rendiamo migliore, con questo lavoro comune. Come probabilmente deve essere.