La rocciosa (e istruttiva) Rochette

Questa immagine è stata presa il 22 agosto dal rover Perseverance, mentre contempla un pavimento di rocce nel cratere Jezero, su Marte. Si vede bene una delle ruote del rover, nella parte sinistra della foto. Al centro, una roccia di ottime dimensioni, che è stata chiamata Rochette.

Rochette, una roccia tutta da studiare… Crediti: NASAJPL-Caltech

Rochette potrebbe sembrare un ostacolo per il rover, ma non è così. Almeno non la pensano così al controllo missione: anzi, è stato deciso di dare istruzioni a Perseverance per raggiungere la roccia con il suo braccio robotico e “grattare” un poco la superficie, per valutare se ha una consistenza tale da poter ottenere un campione, utilizzando la punta di carotaggio del rover.

Come sappiamo, i campioni raccolti da Perseverance saranno messi “in sicurezza” per essere portati a Terra da una futura missione.

C’è molto da imparare, dalle missioni spaziali. Quando si va in ambiente ostile, c’è poco posto per inutili ruminazioni, si va all’essenziale. Uno, gli ostacoli vanno visti come opportunità: una roccia che trovi nel cammino, la puoi guardare con curiosità, con interesse. Non come qualcosa che ti sbarra la strada. Due, devi necessariamente lavorare con una prospettiva ampia, se vuoi che il lavoro sia fecondo. La missione che riporterà a Terra i campioni archiviati da Perseverance non c’è ancora, deve essere pensata, chissà quando arriverà. Lei intanto, mette le cose da parte. Ragiona per il futuro, in pratica.

Cosa che è quanto mai urgente fare, anche sul nostro pianeta.

Marte, com’era

Questo bel lago che vedete, è un lago del passato. Rappresenta il cratere Jezero su Marte, come poteva sembrare qualche miliardo di anni fa, colmo d’acqua e con tanto di emissari ed immissari sui lati opposti.

Il cratere Jezero su Marte, come poteva essere un po’ di tempo fa… Crediti: NASA/JPL-Caltech

Il cratere è stato scelto come sito di atterraggio del rover Perseverance della missione Mars 2020, che è attualmente in volo: è stata lanciata a luglio dello scorso anno e si prevede che arriverà questo febbraio. Tra gli obiettivi, studiare l’abitabilità del pianeta rosso, investigare il suo passato e naturalmente, cercare segni di vita biologica.

Interessante l’approccio lungimirante del progetto, per il quale verranno stoccati sul pianeta una serie di campioni geologici, al fine di attendere future missioni che li possano prelevare e ricondurre a Terra per esperimenti più accurati. Tali missioni sono già allo studio dalla NASA in cooperazione con l’ESA, l’ente spaziale europeo.

La colonizzazione di Marte dunque prosegue, fuori da annunci roboanti di missioni umane (per il momento) al suo ritmo realistico e graduale. Capire il pianeta è un passo fondamentale per comprendere le nostre possibilità di esistenza su di esso. Il rilancio di un’avventura di esplorazione e scoperta che coinvolga l’umanità nel suo complesso, senza retorica, potrà essere un aiuto e un catalizzatore di forze, nella nuova epoca in cui stiamo entrando.

Epoca che vede l’universo non come una zona oscura e impenetrabile ma, in ultima analisi, come una trama relazionale, poetica di possibilità e di incontro. Tra noi terrestri, prima di tutto.