Il nuovo, che arriva

Sembra una immagine molto dinamica, ci appare quasi strano che si riferisca ad un evento astronomico. Perché se c’è una cosa che per noi è certa (come sensazione, non come ragionamento) è che il cielo è fermo. Le stelle stanno lì, non si muovono. Il cielo delle stelle fisse, si dice d’altra parte. Non certo per caso. Un’idea a cui ci siamo abituati nel tempo, ed è difficile lasciarla andare. Ma la scienza oggi ci dice questo: tutto si muove, tutto è in trasformazione. Anche le galassie. Le pensiamo di solito come entità beatamente isolate, perse nei giri orbitali delle loro stelle, imperturbabili l’una all’altra. Straniere, l’una all’altra.

E invece no. Le galassie si attraggono, si attraversano, si fondono, si modificano, si scambiano flussi di stelle. Le galassie sono entità relazionali, oggi lo sappiamo con certezza inoppugnabile. Troppi esempi ce lo dimostrano.

Crediti: ESA/Hubble & NASA, SDSS, J. Dalcanton; Ringraziamento: Judy Schmidt (Geckzilla)

Come questo. Una galassia (NGC 2799) colta nell’atto di tuffarsi verso il centro di un’altra (NGC 2798), attirata dal suo campo gravitazionale. Le due alla fine diverranno uno, un’unica galassia. Ma nel tempo: ci vorranno centinaia di milioni di anni, forse anche più. E no, niente di catastrofico. Il grande spazio vuoto che c’è tra le stelle, tipicamente, fa sì che anche in questi eventi di fusione, queste scivolino via l’una accanto all’altra, senza grandi problemi.

Così spesso si crea il nuovo: un accostamento pacifico di nuove cose, situazioni. Senza distruggere quel che già c’è, di valido.