Espulsa dalla Stazione Spaziale Internazionale

Il fatto è questo, non c’è da girarci intorno. Espulsa dalla ISS e lasciata vagare nello spazio, da sola. Abbandonata a sé stessa, proprio. Nessuna investigazione è stata condotta in merito, ma tutti sanno che a farlo è stato l’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale. Lei, si chiamava Suitsat-1 ed era appena una tuta spaziale della serie Orlan, non più utilizzata, riempita di vestiti vecchi e equipaggiata di una radio trasmittente, posta in orbita intorno alla Terra.

Abbandonata nello spazio… ma senza pericolo! Crediti: ISS Expedition 12 CrewNASA

La Suitstat-1 ha compiuto due interi giri intorno alla Terra (e chissà che spettacolo, se solo avesse potuto guardare), prima che il segnale radio diventasse inaspettatamente debole. Ha poi continuato a orbitare intorno al nostro pianeta ogni novanta minuti fino a che ha terminato la sua “esistenza” bruciando nel “rientro” nell’atmosfera terrestre, dopo qualche settimana.

Nell’immagine, la tuta fotografata nel 2006 appena dopo essere stata “buttata fuori” dalla Stazione Spaziale.

Certo, non un vero esperimento scientifico ma poco più di un gioco, se vogliamo. Eppure in questo c’è tutta la grandezza umana, nel prendere confidenza e nel permettersi di giocare anche nell’immensità dello spazio. Vuol dire anche, piano piano, farci casa in questo spazio, non sentirlo più così ostile come nei tempi passati. Un mondo da conoscere e da visitare anche, con la dovuta prudenza: un mondo comunque carico di meraviglia. E non c’è meraviglia senza un po’ di voglia di giocare. Perché no, anche con una vecchia tuta spaziale.

Proteine spaziali

Esistono più di centomila differenti proteine all’interno del corpo umano. Ognuna possiede una struttura differente, e ognuna veicola informazioni importanti sulla nostra salute. Determinare la struttura precisa di una proteina equivale a comprendere la sua specifica funzione, all’interno di un gioco di relazioni incredibilmente complesso.

E qui entra in gioco lo spazio.

Infatti, risulta assai difficile determinare la vera struttura di una proteina qui sulla Terra, poiché la gravità interferisce non poco con la sua crescita, deviandola dal percorso ottimale. Alcune ricerche hanno infatti mostrato come un ambiente di microgravità produca cristalli proteici di elevata qualità, che possono essere decisamente importanti anche sotto il profilo medico.

Cristalli proteici di tipo FEN-1 sono studiati nella loro crescita in regime di gravità terrestre. Serviranno da confronto con i loro analoghi che saranno fatti sviluppare in regime di microgravità.  Crediti: University of Toledo

Nello specifico, il progetto Real-Time Protein Crystal Growth 2 ha l’obiettivo di produrre cristalli proteici di alta qualità per un massimo di otto diverse proteine, che poi verranno accuratamente studiati una volta riportati a Terra. Gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale osserveranno i cristalli, riferendo sulla loro crescita, e potranno anche intervenire sull’esperimento in corso, basandosi sulle osservazioni iniziali.

Solo un esempio ulteriore, di come aprirsi allo spazio, può comportare una serie importante di ricadute sulla nostra qualità della vita. Sotto il profilo culturale ed anche spirituale, certo.

Ma non soltanto.

Ben piantati al suolo

Si vede bene la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), mentre sorvola i cieli della contea di Arlington, in Virginia. La striscia bianca è questo, è l’impronta dell’uomo nella sua inesausta esplorazione del cosmo.

La foto è appena di quattro giorni fa, il sei dicembre. A bordo della ISS si trovano, in questo momento, Kate Rubins, Shannon Walker, Victor Glover, Mike Hopkins (astronauti della NASA); Soichi Noguchi (agenzia spaziale giapponese, JAXA); e i cosmonauti russi Sergey Ryzhikov, and Sergey Kud-Sverchkov.

Interessante vedere come l’umanità in volo sia spesso più unita di quella che vediamo a volte un po’ troppo terra terra, a volte un po’ persa nelle piccole beghe da cortile: così penserebbe Carl Sagan, che già nel secolo scorso ammoniva a vivere armoniosamente su quel puntino blu che è tutto ciò che abbiamo.

Crediti: NASA/Bill Ingalls

Ma terra e cielo potrebbero essere visti in modo dicotomico, se non fosse che proprio l’albero, nella foto, ci ricorda una evidenza lampante. Si guarda in alto con i piedi ben piantati per terra, con radici solide. La concretezza è il cardine per ogni indagine, anche scientifica.

Il resto, lo sappiamo, son chiacchiere. Buone per riempire il tempo, niente di più. Niente di nemmeno paragonabile alla serena bellezza, di un albero di Natale. Con un cielo amico, di sfondo.

Acrobazie spaziali (con domande)

Lo Shuttle e la Stazione Spaziale Internazionale, impegnati insieme in una sorta di maestosa e spettacolare danza cosmica. Sullo sfondo, la nostra Terra con le nuvole che coprono parzialmente l’oceano blu. Bella immagine: forse simbolo come poche dell’impegno dell’uomo verso la frontiera più moderna, più attuale: la colonizzazione dello spazio. 

Shuttleiss nasa 960

Dal APOD del 31 agosto: lo Shuttle e la Stazione Spaziale Internazionale, in un solo colpo. Crediti: NASA

Certo, un passo alla volta. Senza strattoni. Niente come gli scenari fantasmagorici relativi alla colonizzazione di altri pianeti. Magari, come la colonizzazione di Marte, da tanti anni nell’immaginario collettivo (e nei proclami di politici e presidenti). Questa immagine rilasciata dalla NASA fa capire bene come la colonizzazione di Marte sia da tempo entrata come sogno nel nostro pensare comune. Un po’ come era per la Luna, tanti anni fa.

Concept Mars colony

Elaborazioni artistiche a parte. Ci si potrebbe chiedere, come è stata presa la foto dello Shuttle con la Stazione Spaziale? Di solito le immagini dello Shuttle sono prese dalla Stazione Spaziale. E viceversa. Quindi stavolta ci vede essere dell’altro. E in effetti, la cosa è interessante, e ci riporta indietro all’ultima missione dello Shuttle verso la Stazione Spaziale, nel maggio del 2011. In quella occasione, una navetta con astronauti a bordo lasciò la stazione per avventurarsi nello spazio catturando anche una bella serie di intriganti immagini. Era la russa Soyuz TMA-20, che sarebbe atterrata in  Kazakistan poche ore dopo.  

Guardando la foto, il messaggio è chiaro, e si può anche sognare (ad occhi aperti, però): l’uomo ha bisogno di esplorare, di scoprire. Di portarsi alle periferie, di rivedere il mondo da là. Per comprendere sé stesso, anche. E il mondo più ordinario. Per trovare una risposta alle domande che più ci assillano, come dice benissimo Erwin Shrodinger, in un pannello esposto alla mostra Explorer ospitata al Meeting di Rimini di quest’anno, che ho avuto modo di visitare con grande piacere.

PannelloMeeting

 

 

Landing…

Expedition 36 Soyuz TMA-08M Landing
Crediti: NASA, Bill Ingalls

 

La navicella è atterrata in data 11 settembre, in una area remota vicino alla città di Zhezkazgan, nel Kazakhstan. Si tratta di una Soyuz TMA-08M. Il suo equipaggio ritorna dopo ben cinque mesi e mezzo trascorsi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. E’ la “Spedizione 36” che rientra. La spedizione attuale è la numero 37, della quale fa parte anche il nostro Luca Parmitano.

La foto è veramente suggestiva ed è stata catturata al momento giusto da un elicottero che sorvolava il luogo dell’atterraggio…

Fonte: APOD