Posarsi su Marte

Come potrebbe essere appoggiarsi su Marte? Pochi giorni fa siamo rimasti tutti con il fiato sospeso, nell’attesa che il rover Perseverance ci mandasse il fatidico segnale che ci facesse capire che sì, tutto era andato bene, le ruote del rover poggiavano ormai sulla superficie rossiccia del pianeta e la complessa procedura si era svolta nel migliore dei modi.

Per monitorare al meglio le delicatissime fasi della discesa, alcune telecamere inserite nella strumentazione, hanno ripreso i momenti salienti. I dati non potevano essere trasmessi in diretta per non affollare i canali di comunicazione in un fase molto impegnativa, ma sono stati inviati successivamente e ora abbiamo il video con le vere immagini di questo momento realmente storico.

Mentre scrivo il video – che è stato caricato due giorni fa – è stato già visto più di dieci milioni di volte (al momento della chiusura del pezzo, 10.126.833 visualizzazioni e 274.710 likes, verificate voi quanto questi numeri siano già superati).

Percy inizia il suo lavoro esplorando il cratere Jezero, cercando segni che possono ricondurre a qualche forma di vita che sarebbe esistita nel passato del pianeta rosso.

Un pochino dell’esultanza dei tecnici NASA che si vede in fondo al video, la sentiamo nostra. Il cielo è di tutti, questo è il bello, la scoperta di nuovi mondi e nuove cose sopra la nostra testa, è una fantastica avventura comune. La trepidazione con cui molti di noi hanno seguito la discesa di Perseverance l’altra sera vale più di mille parole, al riguardo.

Manteniamoci in contatto con tale trepidazione, con questa curiosità bambina che si interessa di tutto, gioca con tutto, vuole capire: non tanto per prendere le redini del gioco, ma per gioirne, semplicemente. Se lo faremo, ogni singolo dollaro speso per la missione, sarà stato speso bene.

Il primo giorno di Percy

Ogni cosa che inizia è bella. Carica di promesse, profumata di cose nuove. Da poche ore Perseverance è sul suolo di Marte, pronta al lavoro che l’attende. Ieri sera, tutto il mondo ha seguito le ultime fasi della complessa manovra di arrivo sul pianeta rosso. Alla sala controllo della NASA questa volta niente abbracci, come ovvio. Ma l’entusiasmo dopo che Perseverance aveva posato le ruote sul suolo, era palpabile, fresco, rigenerante. Quell’esultanza, a vederla, ci ha fatto bene.

Perseverance, primo giorno su Marte.  Crediti: NASAJPLMars 2020

Un viaggio interplanetario di 203 giorni si è concluso, sembra, nel migliore dei modi. La prima immagine presa da Percy ha già fatto il giro del mondo, è già quasi un simbolo. Ieri ci siamo sentiti di nuovo tutti uniti, oltre il piccolo consueto circolo di private lamentazioni, di domestiche lacerazioni, della costellazione di parzialità ed inconcludenze nelle quali a volte ci sentiamo persi, in questo Universo.

Ci siamo ritrovati, inaspettatamente, nella trepidazione per il destino di questo rover, un ammasso di metallo e strumentazione grande come un’automobile. Ci siamo sorpresi in trepidazione in quei sette fatidici minuti, mentre la sonda passava attraverso la procedura complessa che l’avrebbe infine fatta posare al suolo. Scienziati, artisti, artigiani, disoccupati, letterati, ci siamo scordati un attimo dell’angustia dell’isolamento sanitario e ci siamo permessi di sognare un sogno in grande, un sogno che ci unisce tutti e ci mette un piccolo sorriso in fondo al cuore. Sorriso che poi germoglierà, se lo lasciamo crescere, in modi inaspettati.

La scienza è questo sogno comune, è questo ristoro globale, è questa curiosità di quel che abbiamo intorno, è questa avventura di tutti e di ognuno personalmente, è questo bene comune.

Meno di questo, non è scienza. Meno di questo, ormai, non ci interessa più. Buon lavoro, Perseverance. Scrivici, mi raccomando.

Su Marte, in attesa

Si allungano le ombre all’approssimarsi del tramonto, in questa bella vista panoramica scattata dal rover Curiosity in giro per Marte. La scena copre circa 200 gradi da nord a sud (da sinistra a destra), in questo collage di immagini acquisite dal rover nel giorno marziano 2616 della missione (corrispondente per noi umani alla data del 19 dicembre 2019).

Chissà, forse anche Curiosity ora sta scrutando il cielo, in attesa.

Un tardo pomeriggio come tanti, su Marte… Crediti: NASAJPL-CaltechMarco Di Lorenzo

Il tranquillo panorama marziano è infatti sul punto di essere “disturbato” un’altra volta per l’arrivo di Perseverance, che dovrebbe avvenire nella giornata di domani. L’abbiamo detto, le procedure di entrata in atmosfera e di atterraggio sono estremamente complicate. Nulla è scontato ma speriamo proprio bel buon esito di questa missione: l’attesa sulla Terra è già forte. Perfino l’Empire State Building è stato illuminato per l’approssimarsi dell’atterraggio.

Il respiro ampio in queste occasioni, il senso di partecipare ad una opera comune, sono i tratti più belli di una scienza che si serve virtuosamente anche dei veicoli di comunicazione sociale, per trasmettere un messaggio – una volta tanto – che esonda dal solito cinismo e ci parla di avventure. Di avventure cosmiche alle quali tutti, per il solo fatto di appoggiare i piedi su un pianeta che trottola dentro un Universo in espansione pazza, possiamo e (forse) dobbiamo prendere parte.

Proteine spaziali

Esistono più di centomila differenti proteine all’interno del corpo umano. Ognuna possiede una struttura differente, e ognuna veicola informazioni importanti sulla nostra salute. Determinare la struttura precisa di una proteina equivale a comprendere la sua specifica funzione, all’interno di un gioco di relazioni incredibilmente complesso.

E qui entra in gioco lo spazio.

Infatti, risulta assai difficile determinare la vera struttura di una proteina qui sulla Terra, poiché la gravità interferisce non poco con la sua crescita, deviandola dal percorso ottimale. Alcune ricerche hanno infatti mostrato come un ambiente di microgravità produca cristalli proteici di elevata qualità, che possono essere decisamente importanti anche sotto il profilo medico.

Cristalli proteici di tipo FEN-1 sono studiati nella loro crescita in regime di gravità terrestre. Serviranno da confronto con i loro analoghi che saranno fatti sviluppare in regime di microgravità.  Crediti: University of Toledo

Nello specifico, il progetto Real-Time Protein Crystal Growth 2 ha l’obiettivo di produrre cristalli proteici di alta qualità per un massimo di otto diverse proteine, che poi verranno accuratamente studiati una volta riportati a Terra. Gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale osserveranno i cristalli, riferendo sulla loro crescita, e potranno anche intervenire sull’esperimento in corso, basandosi sulle osservazioni iniziali.

Solo un esempio ulteriore, di come aprirsi allo spazio, può comportare una serie importante di ricadute sulla nostra qualità della vita. Sotto il profilo culturale ed anche spirituale, certo.

Ma non soltanto.

Contaminazioni cosmiche

Certo il periodo non è felice per parlare di contaminazioni, ma queste non fanno male. Anzi, sono proprio le basi sulle quali si costruisce la possibilità di vita nel cosmo.

il resto di supernova N103B. Crediti: ESA/Hubble, NASA

L’immagine si deve (tanto per cambiare) ad Hubble, e mostra il resto di supernova chiamato SNR 0509-68.7, noto anche come N103B. In origine era una stella che esplose a supernova (di tipo Ia, per essere precisi), all’interno della Grande Nube di Magellano, una galassia vicina della nostra.

I filamenti nel colori arancioni e rosso mostrano esattamente il fronte d’onda dell’esplosione. Sono fondamentali perché permettono agli astronomi di estrapolare la posizione del centro dell’evento esplosivo. Interessante notare come il materiale prosegue nella sua espansione allontanandosi dal centro, ma non lo fa più in maniera sferica, bensì ellittica. Questo conferma che non si espande in uno spazio vuoto, ma è frenato in modo differente dalle densità di materiale interstellare che incontra. Nell’estrema sinistra poi si intravede la parte esterna dell’ammasso stellare NGC 1850, “tradito” dalla alta concentrazione di stelle.

Questi eventi di “impollinazione cosmica” sono indispensabili per diffondere nello spazio i materiali prodotti dalla combustione delle stelle. Materiali che nel tempo, potranno condensare in altre stelle, in pianeti. E forse anche in esseri viventi: almeno in un caso, sappiamo che è proprio questo, che è accaduto.