Un universo di corpi

Il bello delle eclissi è questo, che ci accorgiamo di colpo, ci riaccorgiamo in un lampo, che siamo immersi in un universo in movimento. Non siamo proiettati in uno spazio asettico e imperturbabile, dove giocare le nostre esistenze in modo avulso dal contesto.

Non ci pensiamo quasi mai, ci siamo costruiti un universo virtuale dove perfino la notte non c’è, se non la vogliamo. Luci artificiali inondano di fotoni le nostre città quando il Sole è impegnato altrove, scompare la volta stellata e noi ce la dimentichiamo, non ci sembra nemmeno che ci manchi. Salvo quando per qualche fortunata avventura, non ci troviamo in un posto isolato, buio. E lo spettacolo della Via Lattea ci avvolge, quasi ci sommerge.

Le eclissi ci raggiungono anche in città, sono eclatanti. Capiamo che il cielo è in movimento, che le cose cambiano. Che se siamo vivi è per una combinazione mirabile di fattori, anche astronomici. Che possiamo essere contenti di questo. Il cielo dà spettacolo e ci dice guardami.

Eclissi parziale di sole, vista da Arlington, Virginia (USA). Crediti: NASA/Bill Ingalls

Nell’eclissi di ieri (visibile solo in alcune zone del globo) la Luna si frapponeva al disco del Sole creando effetti belli come quello nell’immagine. Corpi celesti che solo con la loro posizione relativa, ci riconducono a pensare, ad immaginare. Capiamo che siamo dentro un universo di corpi – corpi celesti e corpi umani – e quel che conta è come si mettono in relazione, dalla loro relazione infatti possono provenire meraviglie, possono crearsi storie che nutrono l’universo stesso. L’universo è fatto di storie, non di atomi, avvertiva Muriel Rukeyser.

Una storia è una relazione tra corpi, innanzitutto. Non c’è da intellettualizzare nulla, ma da gustare quel che accade, quando accade. La storia del Sole con la Luna dura da miliardi di anni, e ci regala adesso questa meraviglia. Facciamone tesoro.

Tempo di tornare a casa

Concluso il viaggio più famoso dell’epoca moderna, era tempo di tornare a casa. Open your heart, I’m coming home dice una famosa canzone degli anni ottanta, e la frase appare quanto mai appropriata.

Ragazzi, si torna a casa…
Crediti: NASAApollo 11Restoration – Toby Ord

La foto ferma un momento cruciale, un vero punto di svolta, che riguarda tutti. L’umanità ha l’abilità di spostarsi oltre i confini del pianeta Terra, è stato appena provato. Camminare sulla luna, si può.

L’immagine coglie la missione Apollo 11 in un momento delicatissimo, mentre Neil Armstrong e Buzz Aldrin – i primi uomini a mettere i piedi su un altro mondo – sono ripartiti dalla superficie del nostro satellite, a bordo del piccolo modulo lunare, per incontrare Michael Collins che li attende nel modulo di comando e servizio, rimasto in orbita attorno alla Luna. Scriverà poi Collins in Return to Earth che «ero solo, assolutamente solo, e completamente isolato da qualsiasi altra forma di vita conosciuta. Se si fosse fatto un conteggio, il risultato sarebbe stato 3 miliardi più due dall’altra parte della Luna, e uno più Dio da questo lato».

Grazie al cielo, anche la complessa procedura di aggancio avverrà senza problemi, così che l’equipaggio, felicemente riunitosi, potrà finalmente dirigersi verso Terra, verso casa. Del resto, è ormai tempo di tornare.

Proprio Collins – scomparso appena pochi giorni fa – scatta questa fotografia (è il 21 luglio del 1969) che è stata appena restaurata digitalmente, dove si vede il modulo con la Luna sottostante, e la Terra sullo sfondo, a distanza. L’area scura sulla superficie lunare è il cosiddetto Mare Smythii che si estende appena sotto l’equatore lunare, sulla parte visibile della Luna, vicino al bordo orientale del disco.

Di questa immagine così scopertamente simbolica, è stato detto che ogni persona tranne una si trovava davanti alla macchina fotografica.

L’opera comune

L’Apollo 14 entra in orbita lunare. Siamo nel giorno 4 febbraio del 1971, cinquant’anni (e una manciata d’ore in più) dal momento presente. A bordo ci sono gli astronauti Alan Shepard, Edgar Mitchell e Stuart Roosa. Gli ingegneri del programma Apollo hanno modificato la navetta per prevenire il ripetersi dell’incidente che ha colpito l’equipaggio dell’Apollo 13 l’anno precedente. Non è passato molto tempo dal rocambolesco ritorno degli astronauti sani e salvi a Terra, e la volontà di evitare il ripetersi di queste situazioni è senz’altro grande.

La sala di controllo segue il conto alla rovescia per Apollo 14. Crediti: NASA

Il vettore Saturno V ha posto la navetta in orbita attorno alla Terra, poi il terzo stadio si è incaricato di portare gli astronauti verso la Luna. Ci siamo quasi.

La missione primaria è quella di investigare la geologia lunare, specialmente nella regione del cratere Fra Mauro, raccogliere materiale da portare indietro, depositare alcuni strumenti scientifici. Il giorno 9 febbraio l’equipaggio, dopo una missione di nove giorni, svolta con pieno successo, rientra con un tuffo nell’Oceano Pacifico. In quei nove giorni, scrive un pezzo importante di storia dell’esplorazione spaziale.

Ma la storia del programma Apollo la scrivono in tanti. Gli ingegneri, i progettisti, i tecnici della sala controllo. Un’opera comune, non lo sforzo di un singolo. Non è retorica, è storia: l’esplorazione lunare è uno dei segni moderni più eclatanti di un’opera comune. Di qualcosa che è inaccessibile al singolo, ma possibile ad una comunità motivata e focalizzata.

Si dice comunemente, vuoi mica la Luna? ma il senso di impossibilità non deriva tanto dal fatto che la vuoi, ma che la vuoi da solo. Insieme, si può. Non si tratta di essere buoni, ma di essere scaltri.

La Luna, lassù, ha forse questo specifico compito: di ricordarcelo.

Nuove prospettive

Vorrei essere misurato con gli auguri di Natale. Del resto, chi se li ricorda più appena due giorni dopo? E rimanere in ambito astronomico, anche. Ecco che allora il tema specifico me lo suggerisce questa foto storica, appena ripubblicata da NASA.

La Terra sorge sull’orizzonte lunare, dall’Apollo 8 (Crediti: NASA)

Quello che è associato al Natale – qualsiasi cosa crediamo di credere – è senz’altro una nascita, un senso di ricominciamento, un soffio di nuove prospettive. Questo ci accomuna, sull’intero pianeta: mai come oggi abbiamo bisogno di nuove prospettive. Per la stanchezza di vivere in emergenza sanitaria, certo. Ma no solo.

Questa immagine della Terra che “sorge” sul panorama lunare, è stata acquisita dall’equipaggio dell’Apollo 8 in orbita attorno alla Luna. Bill Anders (l’autore della foto), Frank Borman, e Jim Lovell sono stati i primi uomini in assoluto a circumnavigare il nostro satellite, ottenendo questo interessante spunto di nuova prospettiva.

Possiamo augurarci questo, che un imprevisto renda la nostra vita più interessante. Siamo in un universo in perpetuo ed accelerato cambiamento, e in fondo è appena questo che ci è domandato, smettere di opporci e di puntare i piedi, lasciarci anche noi fluire nel cambiamento, tornare morbidi alla sorpresa. Aperti a quel che accade, meno serrati nella convinzione che la soddisfazione possa arrivare nel modo che ci siamo detti noi.

Una Terra che sorge è speranza per ognuno di noi, di sorgere di nuovo, respirare in nuovi orizzonti. Vuol dire nascita, scrivevo in un racconto per Natale, tempo fa. Lasciamo pure la parte già vista della festa, estinguersi in pochi giorni, poche ore, con i suoi panettoni e le sue canzoncine, il suo buonismo grossolano e sterile. Invece, scommettiamo ancora sul fatto che questo universo ci possa ancora sorprendere, incantare. Possa ritornare interessante, nella nostra ricerca di senso. Di tutto questo, auguri!

Clamori (e calibrazioni)

Potremmo anche titolare, citando il sommo cantore, discese ardite e risalite. Viviamo infatti un’epoca in cui il sensazionalismo è d’obbligo, in un certo senso. Nella miriade di voci, nella continua strillata esuberanza dei mille canali della comunicazione di massa, ci si può far sentire davvero solo alzando la voce. Se tutti strillano, l’unica è strillare di più. O spararla grossa. Così anche nell’astronomia, ovviamente: che essendo una disciplina umanissima, non vive di vita propria ma assume i connotati tipici del tempo in cui viviamo.

Pare abbastanza significativo che ad una nuova (appunto) “clamorosa” scoperta di questi giorni – quella dell’acqua sulla luna (e per essere esaustivi, anche della riserva di ghiaccio d’acqua nelle zone d’ombra), si accompagni quasi in contemporanea un possibile (poderoso) ridimensionamento dell’altra notizia “formidabile” che aveva investito i media nemmeno tanto tempo fa, cioè quella della presenza di fosfina (probabile indicatore di attività biologica) nell’atmosfera di Venere.

Continua a leggere Clamori (e calibrazioni)