Questa umanissima curiosità

Possiamo dire che è la curiosità che ci mantiene vivi. Lo vedo in me stesso, del resto: quando non sono curioso, non è mai un buon segno. Se non mi incuriosisco sono spento, vivo in stand-by, come un televisore che abbia appena la lucetta rossa accesa, ma niente di più.

L’umana curiosità è quella che ci ha portato a distribuire degli oggettini su Marte che da diversi anni vanno avanti e indietro a prendere foto e grattare il terreno e fare tante altre cose di questo tipo, inviando i risultati alla lontanissima Terra.

Marte, da molto vicino (Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS)

Questa foto (appunto) di Curiosity è appena una tra le tantissime, ed è straordinaria nel grado di dettaglio, considerata la notevole distanza che ci separa dal pianeta Marte (circa 220 milioni di chilometri, in media).

Qui Curiosity osserva un affioramento con rocce finemente stratificate, nella regione Murray Buttes nella parte inferiore del Monte Sharp. Mentre lascio i preziosi dettagli ai planetologi, trattengo lo stupore di fronte alla capacità e alla pazienza di queste indagini (questa è acquisita quasi a millecinquecento giorni marziani di lavoro della sonda). E forse imparo qualcosa, qualcosa per me.

Ventuno chilometri, dopo

Questa splendida immagine (che quasi non ci si crede, sia un altro pianeta, visto il grado di dettaglio), è un mosaico fotografico prodotto dal rover Curiosity di stanza su Marte, e risale appena ad un paio di mesi fa, quando noi qui a Terra si iniziava (chi può) a pensare alle vacanze.

E’ presa dalla posizione attuale del rover, una zona – per la cronaca – chiamata Teal Ridge. Al momento dell’acquisizione, il 18 giugno, correva il giorno 2440 per la permanenza di Curiosity sulla superficie del pianeta rosso.

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Un selfie dalla Curiosity

Forse non lo sapevate, presi nelle varie occupazioni del giorno (o magari, nel tanto sospirato inizio di vacanza) ma il recente 24 di giugno era una data importante, su Marte. Per la precisione, segnava il compimento  del primo anno marziano dell’attività della sonda Curiosity sul pianeta rosso. Questo equivale a 687 giorni  terrestri dall’arrivo della sonda sul pianeta, verificatasi il 5 agosto del 2012.

Per celebrare il compimento dell’anno marziano, anche Curiosity indulge alla moda del momento e si concede un selfie, apparso qualche giorno fa sul sito di APOD: forse il selfie che ci giunge dal posto più lontano, tra tutti quelli che incontriamo su Facebook o Instagram. La sonda si trova per l’occasione vicino ad una formazione rocciosa chiamata Windjana, sede della sua recente attività di scavo e di analisi di campioni.

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Il recente selfie di Curiosity (Crediti: NASA, JPL-Caltech, MSSS)

Il selfie è stato realizzato in realtà non in un unico (auto)scatto, ma è piuttosto un mosaico costruito con immagini acquisite durante i mesi di aprile e maggio utilizzando MAHLI, il Mars Hand Lens Imager, ideato per il lavoro a corto raggio, più o meno nei pressi di Curiosity – e dunque ottimo per realizzare un selfie. Proprio grazie alla realizzazione tramite mosaico, le immagini in cui compariva il braccio meccanico di MAHLI sono state escluse dalla ricostruzione, cosicché si può godere di una panoramica della sonda come se fosse stata presa… da un marziano stesso, che passava di lì (cosa decisamente improbabile, alla luce delle nostre conoscenze).


Mars Panorama – Curiosity rover in Out of this World

Quella che invece è ben visibile nell’immagine è un’altro dispositivo della sonda, ovvero la Mast Camera (Mastcam). Nella foto, è quello strumento montato al di sopra del braccio che compare verso il centro dell’immagine, puntato verso il terreno. E’ uno strumento (giustamente) famoso per le viste panoramiche che è capace di creare, tra le quali vi raccomando di ammirare assolutamente quella presente su 360cities.net: trovo veramente impressionante il poter girarsi attorno e zoomare su determinati dettagli, come se si fosse sotto casa (certo magari con un ambiente un pelo più brullo e desolato).

Perdere qualche minuto sul Mars Gigapixel Panorama fa capire molto meglio di tanti discorsi, il grado di precisione e la qualità delle immagini che siamo oggi in grado di ricevere da posti lontani diverse decine o anche centinaia di milioni di chilometri, qual è appunto la superficie del pianete Marte (la distanza Terra-Marte varia, naturalmente, nei diversi momenti dell’anno, a seconda della geometria delle rispettive orbite).

Tanto per avere un termine di confronto, di come siamo cresciuti in un intervallo di anni tutto sommato abbastanza ristretto, ecco una immagine di Marte fornite dalla sonda Mariner 4, lanciata nel novembre del 1964. Notate come il grado di dettaglio rispetto alle immagini precedenti sia decisamente differente (anche se questa era una sonda orbitante, e non un rover, ma tanto per rendere l’idea). Sicuramente allora nessuno avrebbe potuto nemmeno immaginare i progressi che avremmo ottenuto in poco tempo, fino al panorama di Marte della Mast Camera.

Mars Mariner 4

E nel futuro cosa ci aspetta?

Le previsioni rischiano di essere errate. Spesso, per difetto… 😉

 

Seconda buca per Curiosity

Curiosity alla sua seconda buca. Detto così sembra negativo, ma non lo è: continuate a leggere! Il rover della NASA Curiosity ha impiegato il trapano del suo braccio robotico per effettuare una seconda buca sul suolo marziano, raccogliendo un campione dall’interno di una roccia chiamata “Cumberland”.

I piani son quelli di trasportare parti del campione nei prossimi giorni all’interno della sonda dove li aspettano gli appositi laboratori automatici. E’ soltanto la seconda volta che la sonda raccoglie un campione dall’interno di una roccia marziana. La prima volta è stata quella di un campione prelevato dalla locazione chiamata “John Klein”, circa tre mesi fa. Per parte sua, Cumberland rassomiglia abbastanza a John Klein (e questo è importante, come vedremo) e si trova a circa 2,7 metri verso ovest. Entrambi sono localizzati in una leggera depressione chiamata “Yallowknife Bay”.

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Eccola, la seconda buca di Curiosity. Il materiale prelevato verrà portato all’interno dei laboratori della sonda.
Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS

Il buchetto che Curiosity ha scavato dentro Cumberland, appena due giorni fa, è largo poco più di un centimetro e mezzo, e profondo poco meno di sette centimetri.

La domanda potrebbe sorgere spontanea… a che serve? E’ presto detto. Il team scientifico prevede di utilizzare il materiale che viene da Cumberland per verificare le cose che sono state trovate dall’analisi del materiale di John Klein. Vale la pena: i risultati preliminari del primo sito, provenienti anch’essi (ovviamente) dal laboratorio di bordo della sonda, indicano che la zona molto tempo fa potrebbe aver ospitato le condizioni adatta alla vita microbica. Le “condizioni favorevoli” includono gli elementi chiave fondamentali per la vita, un gradiente di energia che potrebbe essere stato sfruttato da eventuali microbi, ed anche acqua, nè troppo acida nè troppo salata.

Dunque il Mars Science Laboratory Prohect sta usando Curiosity per un obiettivo di massima importanza, capira la storia delle condizioni ambientali dentro il Gale Crater in relazione alla possibilità di avere ospitato la vita. Dopo qualche altra indagine ad alta priorità, il team ha previsto di lanciare il rover verso un viaggio avventuroso di circa tre mesi, fino alla base di Mount Sharp, che si trova proprio nel mezzo del cratere. Restiamo sintonizzati, come si dice in questi casi: ci aspettano per certo alrtre interesanti novità.

Adattato da NASA Press Release

Curioso autoristratto

Un autoritratto peculiare...
Un autoritratto peculiare…

L’immagine di APOD di oggi è in realtà un bizzarro autoritratto del rover marziano Curiosity…  cosa non si fa per mettersi al centro dell’attenzione! 😉

Crediti:  NASAJPL-CaltechMSSS – Panorama by Andrew Bodrov