Andromeda, che ci sfiora

Per certo, il cosmo è abitato. Abitato (perlomeno) di galassie, di ogni forma e dimensione. La ricchezza è immensa, in questo senso. Andromeda poi, ha un posto speciale in questo catalogo, perché tra le grandi galassie a spirale è quella più vicina a casa nostra.

Digital Illustration Credit: NASAESA, J. DePasquale and E. Wheatley (STScI) and Z. Levay

Si trova infatti ad appena 2,5 milioni di anni luce, e impreziosisce il cielo notturno apparendo come una nube luminosa di fora allungata, ben visibile anche ad occhio nudo. Non possiamo dimenticarci che proprio Andromeda ha rivestito anche storicamente un ruolo particolare, visto che proprio cent’anni fa ha costituito la pietra di paragone per capire la reale esistenza di altre galassie (oltre la nostra).

Quello che resta invisibile agli occhi, è la gran quantità di gas ionizzato caldo che qui viene rappresentato da un alone color porpora. Costituisce una riserva enorme di materiale perfetto per formare nuove stelle, e questo gigantesco magazzino si estende fino a circa 1,3 milioni di anni luce dalla galassia stessa. Così lontano, vuol dire arrivare a metà strada dalla Via Lattea, per cui è lecito pensare che gli involucri gassosi delle due grandi galassie in realtà si sfiorino.

Manteniamo un contatto con Andromeda, cioè il nostro cielo è adiacente a cieli nuovi e sconosciuti: la porta è quell’indagine appassionata che ci permette di cambiare la galassia dei nostri ragionamenti, per accogliere la novità.

Per capire che di galassie esistenziali, ce ne sono infinite. E che non sono isolate e impermeabili, ma si sfiorano. Per accorgersene, probabilmente, basta uscire un attimo, allentare i muri galattici della nostra incredulità ordinaria. Nelle onde giuste, si scorge una brillanza invitante, accogliente.

La gloria stellare di R136

Al centro di una regione di formazione stellare si trova un enorme ammasso, contenente alcune delle più grandi e più calde stelle che si conoscano. L’ammasso prende il nome di R136 e fa parte della Nebulosa Tarantola. E’ stato catturato in questa bellissima immagine, una decina di anni fa, dal Telescopio Spaziale Hubble.

Crediti: NASAESA, & F. Paresce (INAF-IASF), R. O’Connell (U. Virginia) et al.

A sua volta la Nebulosa Tarantola è contenuta in una galassia vicina, la Grande Nube di Magellano, a circa 170.000 anni luce da noi.

Bello vedere come gas e polvere formino delle enormi sculture nello spazio cosmico, contribuendo a restituirci l’immagine di un universo caldo, colorato e spugnoso. Dove poter procedere di scoperta in scoperta, probabilmente. Insomma, tutto l’opposto dell’idea, ormai in felice tramonto, di un cosmo freddo e scuro.

Perché c’è questo, vediamo quello che la nostra consapevolezza ci permette di guardare. E tracce di una nuova visione del cosmo, di una nuova scienza, ormai sempre più spesso ci vengono a visitare.

Caos nel centro di Orione

Sembrerebbe più un titolo da prima pagina che una notizia astronomica: tuttavia non si riferisce a tafferugli in qualche centro città, ma all’ambiente spumeggiante e attivo, piacevolmente caotico, che si trova al centro della Nebulosa di Orione.

La stupenda Nebulosa di Orione. Crediti: NASA/JPL-Caltech STScI

Sono zampilli gassosi di idrogeno, zolfo e vari idrocarburi che cullano una delicata e stupenda collezione di stelle bambine in questa immagine composita della Nebulosa, ottenuta combinando dati di Hubble con quelli del Telescopio Spaziale Spitzer. La vista nel visibile e in banda ultravioletta di Hubble rivela che idrogeno e zolfo sono stati riscaldati dalla intensa radiazione che proviene dalle stelle giovani e di grande massa. Con Spitzer che indaga in infrarosso, possiamo vedere l’interno della nuvola, la parte più ricca di gas e polvere.

C’è un gioco di squadra ormai indispensabile per proseguire nell’esplorazione dello spazio. Le informazioni che ci giungono dal cielo richiedono un ascolto complesso e variegato, che possiamo ottenere solo mettendo insieme diversi strumenti. Ovvero, collaborando.

Tanta strada è stata fatta dalle prime fotografie (già stupende) della Nebulosa, tanta ancora ne possiamo fare. Mettendo mano a questa opera comune, che riguarda tutti, che possiamo senz’altro chiamare (ri)scoperta del cielo.

La novità viene da un incontro

Anche questa immagine piena zeppa di stelle, è merito del Telescopio Spaziale Hubble (e quante aperture meravigliose sul cosmo non avremmo, senza di lui). Nel dettaglio, è una istantanea dell’ammasso globulare NGC 1866. Non si trova nella nostra galassia, ma dimora ai bordi della Piccola Nube di Magellano, galassia nana di forma irregolare, in orbita attorno alla Via Lattea.

L’ammasso stellare NGC 1866. Crediti: ESA/Hubble & NASA

Di ammassi ce ne sono tanti (ognuno a suo modo è una composta meraviglia, fonte di informazioni preziose), ma questo è davvero particolare. Intanto, pur essendo extragalattico, è abbastanza vicino da poter risolvere le singole stelle. E c’è dell’altro. Ricordate, si è già visto come gli ammassi globulari siano tra le cose più antiche, là fuori. Ma qui c’è qualcosa di particolare. Qui, diverse generazioni di stelle convivono assieme: non è appena un paese per vecchi (come per molti ammassi), ma si trovano frizzanti segni di stelle bambine, assieme a compagne ben più attempate.

Potrebbe essere stato l’incontro con una nube gigante di gas, il trucco che ha rivitalizzato l’ammasso stimolando formazione di nuove stelle, quando le prime erano già mature. Un incontro, dunque, avrebbe dunque permesso ad NGC 1866 di poter ospitare popolazioni stellari così diverse. Senza questo incontro particolare, tutto sarebbe rimasto così, prevedibile, con poche sorprese.

L’incontro è pericoloso e stimolante, al tempo stesso. Rappresenta un punto unico e insostituibile di crescita, di sviluppo. Di novità. In astronomia come ovunque. “Io amo vivere al crocevia, nei punti di incrocio. Sono punti di incontro, di ricerca e anche snodi pericolosi dove, come si diceva un tempo, passano i briganti”, afferma il poeta e filosofo Marco Guzzi. Declinando, con ogni probabilità, qualcosa di sorprendentemente vero, ad ogni scala.

Un arazzo cosmico

Davvero un meraviglioso arazzo, quello che possiamo ammirare in questa immagine. Rappresenta uno degli esempi più spettacolari tra le zone di nascita di stelle che ha mai inquadrato Hubble in tutti i suoi trent’anni di onorata carriera. La nebulosa gigante è NGC 2014 e il suo vicino si chiama NGC 2020. Insieme fanno parte di una estesa zona di formazione di stelle, nella Grande Nube di Magellano, un satellite della nostra Galassia, a circa 163000 anni luce da noi.

I bei colori delle stelle nuove nuove…. (Crediti: NASA, ESA, and STScI)

Aver un universo colorato sopra la nostra testa (e sotto i nostri piedi), un universo di stelle bambine variopinte ed esuberanti, può sembrare una magra consolazione in questi tempi asciutti, dove i media eruttano cifre e statistiche e malattie a ciclo continuo, salvo poi riempire il vuoto da loro stessi generato, con mille programmi di cucina e varia amenità, senza mai fornirci gli ingradienti che servono davvero, gli ingradienti della speranza.

Allora è tempo di ritornare in piedi, confessarsi che un cielo colorato non è un orpello ridondante in una vita difficile e dura, è una parte irrinunciabile di questi ingradienti di speranza ai quali dobbiamo dar fede, attraverso i quali passa una vera rivoluzione, per un inizio di vita diversa, più morbida e relazionale. Qualcosa che può avvenire sulla Terra, proprio passando attraverso questi momenti così particolari.

Qualcosa, alla quale i cieli non potranno certo rimanere indifferenti.