Un’onda di bellezza cosmica

L’onda d’urto, residuo visibile dell’esplosione di una supernova, si addentra nello spazio interstellare alla bellezza di cinquecentomila chilometri all’ora. Nota agli astronomi con il nome di NGC 2736, il suo aspetto allungato le ha fatto guadagnare il nome di Nebulosa Matita.

La bellissima Nebulosa Matita, gioiello del cosmo.
Crediti & Copyright: Greg Turgeon & Utkarsh Mishra (qui riprodotta per concessione degli autori)

Questa nebulosa si estende per cinque anni luce e si trova a circa ottocento anni luce da noi, ma rappresenta appena una piccola parte del resto di supernova poeticamente chiamato Nebulosa delle Vele. Tale nebulosa in sé si estende per un diametro di circa 100 anni luce, e rappresenta il materiale espulso da una stella che esplose circa undicimila anni fa. Inizialmente, le onde d’urto si spostavano a velocità di milioni di chilometri all’ora, ma nel tempo hanno rallentato in maniera considerevole, spazzando via il materiale interstellare circostante.

Nella bellissima immagine, i colori rosso e blu tracciamo, primariamente, le nubi di atomi di idrogeno ionizzato ed ossigeno, rispettivamente.

Ma l’immagine è bella di per sé, anche senza sapere nulla di cosa rappresenti, in termini scientifici. Questa è la bellezza quasi “casuale” che viene fuori da tanta scienza, come se ci fosse qualcosa che si comunica su vari livelli, non trascurando quello estetico. La bellezza muove qualcosa nel cervello, sono colpito e mi si evocano associazioni e analogie, che si allargano su uno spazio ben più ampio della pura scienza. A me viene in mente subito – forse per il tono di rosso, forse per qualche forma – la copertina di Us, di Peter Gabriel (non so quante volte l’avrò ascoltato). Ma ad ognuno può far venire in mente cose differenti, ad ognuno parla nel suo linguaggio. La bellezza fa casa dovunque, rispettando quel che trova.

In fondo, è questa la sua forza (cosmica).

Montagne interstellari

Potremmo definirle proprio così, montagne interstellari. Quella che si vede nella bella foto è appena la parte terminale di un enorme “pilastro” di gas e polveri nella Nebulosa Trifida (nome in codice, M20). Molti dei puntini che vedete nella figura sono stelle di piccola massa in fase di formazione: vivranno per molti miliardi di anni, molto più delle loro controparti di massa grande, abituate a far fuori il loro carburante in tempi molto, molto più rapidi.

Sculture cosmiche, in “lento movimento”.
Crediti: NASAESAHubble Space TelescopeHLAProcessing: Advait Mehla

Queste, sono strutture cosmiche che si estendono per diverse decine di anni luce, ma non sono stabili. Piano piano, vengono erose dall’ambiente in cui si trovano, tanto che su scala di decine di migliaia di anni (che non è poi molto, in astronomia) anche queste bellissime strutture si modificano, si disperdono.

In effetti noi le vediamo come statiche, ma sulle scale temporali di una di quelle piccole stelle, queste sono pregiatissime sculture in movimento che impreziosiscono gli ambienti galattici con le loro elegantissime evoluzioni. Chissà, a poterle vedere anche noi così…

La striscia chiara obliqua, nella parte sinistra, è un’ulteriore testimonianza di fenomeni dinamici, poiché è un jet che proviene da una stella, al momento, nascosta da queste immense strutture. Per avere un’idea delle dimensioni, questo “piccolo sbuffo” cosmico, si estende per circa un anno luce (quasi diecimila miliardi di chilometri, a conti fatti).

Davvero tutto cambia, in astronomia. Il fatto è, c’è questo cielo roboante, rutilante, che non ne vuol proprio sapere di essere sempre uguale. Alla fine va così: ogni notte, si inventa qualcosa. Ogni momento, si reinventa. Rinasce, sempre.

Forse, ci suggerisce qualcosa?

Lezioni da una testa calda

In ideale continuazione del post di qualche giorno fa, dove abbiamo ammirato un insolito Giove all’infrarosso, scopriamo adesso cosa altro ci può sorprendere nell’adottare questo strano ma fruttuoso “modo di vedere”, aumentando appena la lunghezza d’onda della radiazione rispetto al visibile. Disponiamoci alla sorpresa, se appena puntiamo verso il cosmo più ampio, a quello che ci attende al di fuori dal Sistema Solare.

Perché si scoprono soavi meraviglie, come questa.

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Crediti: NASAESA, and The Hubble Heritage Team (STScI/AURA)

Tecnicamente, quella che stiamo ammirando è una vastissima, magnifica nube interstellare, scolpita dai venti delle stelle in maniera molto artistica, a formare una configurazione riconoscibile per noi. Chiamata infatti Nebulosa Testa di Cavallo, si trova completamente immersa nella vasta ed articolata Nebulosa di Orione, una delle nebulose più brillanti di tutto il cielo notturno (oltreché costutuire la regione di formazione stellare a noi più vicina).

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Formazione stellare in NGC 6334: come un dipinto…

C’è una stupenda galleria d’arte nello spazio, un’esposizione permanente, aperta 24 ore al giorno. Le istallazioni sono sparse un po’ dovunque e si chiamano Nebulose Planetarie. Sono veramente come dei quadri: chi ci segue avrà avuto modo di vederne diverse veramente interessanti (perché qui ci piacciono molto, non perdiamo occasione per proporle…!)

Questa che ospitiamo oggi nel nostro sito è NGC 6334, ed è una delle zone di formazione stellare a noi più vicine. E’ stata scoperta da John Hershel nel lontano 1837, con osservazioni condotte dal Capo di Buona Speranza, in Africa.

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La nebulosa NGC 6334, zona di furibonda formazione stellare (Crediti: S. Willis (CfA+ISU); ESA/Herschel; NASA/JPL-Caltech/ Spitzer; CTIO/NOAO/AURA/NSF)

La novità per questa nebulosa sono abbastanza interessanti: le osservazioni recenti hanno permesso di identificare e separare un grande numero di sorgenti contaminanti, incluse molte galassie sullo sfondo (le galassie sono onnipresenti nell’universo…) e stelle giganti fredde nel piano galattico, per ottenere una statistica più completa delle stelle giovani appena formate.

L’intervallo di luminosità stellare registrato nelle immagini è sbalorditivo, andando da stelle di luminosità circa pari a quella del Sole, a stelle anche un milione di volte più deboli. Tuttavia quel che si vede, anche qui, non è tutto. Infatti è necessaria una estrapolazione per arrivare a contare anche quelle stelle che non si riescono a vedere: la conoscenza della funzione di massa stellare – ottenuta da diversi studi – insieme con le osservazioni raccolte, permettono di compiere questa procedura con una sufficiente precisione.

Dunque interessante sotto il profilo teorico. Ma non meno, aggiungeremmo guardando la figura, sotto quello squisitamente pittorico…!