La rocciosa (e istruttiva) Rochette

Questa immagine è stata presa il 22 agosto dal rover Perseverance, mentre contempla un pavimento di rocce nel cratere Jezero, su Marte. Si vede bene una delle ruote del rover, nella parte sinistra della foto. Al centro, una roccia di ottime dimensioni, che è stata chiamata Rochette.

Rochette, una roccia tutta da studiare… Crediti: NASAJPL-Caltech

Rochette potrebbe sembrare un ostacolo per il rover, ma non è così. Almeno non la pensano così al controllo missione: anzi, è stato deciso di dare istruzioni a Perseverance per raggiungere la roccia con il suo braccio robotico e “grattare” un poco la superficie, per valutare se ha una consistenza tale da poter ottenere un campione, utilizzando la punta di carotaggio del rover.

Come sappiamo, i campioni raccolti da Perseverance saranno messi “in sicurezza” per essere portati a Terra da una futura missione.

C’è molto da imparare, dalle missioni spaziali. Quando si va in ambiente ostile, c’è poco posto per inutili ruminazioni, si va all’essenziale. Uno, gli ostacoli vanno visti come opportunità: una roccia che trovi nel cammino, la puoi guardare con curiosità, con interesse. Non come qualcosa che ti sbarra la strada. Due, devi necessariamente lavorare con una prospettiva ampia, se vuoi che il lavoro sia fecondo. La missione che riporterà a Terra i campioni archiviati da Perseverance non c’è ancora, deve essere pensata, chissà quando arriverà. Lei intanto, mette le cose da parte. Ragiona per il futuro, in pratica.

Cosa che è quanto mai urgente fare, anche sul nostro pianeta.

Riscoprire Nettuno

Accadde una notte di 175 anni fa, precisamente la notte tra il 23 ed il 24 settembre del 1846. Gli astronomi scoprirono Nettuno, l’ottavo pianeta in orbita intorno al Sole. Non fu una scoperta casuale, ma fu guidata da una serie di modelli matematici riguardo la sua posizione. Che ci fosse un pianeta ancora tutto da scoprire, era diventato evidente dalle perturbazioni osservate nell’orbita del pianeta Urano. Era stata, in pratica, la sua gravità a svelarne l’esistenza, anche se invisibile ad occhio nudo.

Il pianeta Nettuno, visto dalla Voyager 2 (Crediti:  NASA/JPL-Caltech)

Da cosa nasce cosa, e presto gli astronomi hanno scoperto una luna attorno al pianeta. Dopo un secolo, ne è stata individuata un’altra. Grandi cose (anche qui) ha fatto la gloriosa Voyager 2 nel suo passaggio ravvicinato nel 1989, inclusa la scoperta di altre cinque lune e la conferma dell’esistenza di anelli scuri intorno al pianeta stesso.

L’immagine che ammirate è storica perché scattata proprio dalla Voyager 2 a meno di cinque giorni dall’avvicinamento massimo al pianeta (eravamo nell’agosto del 1989) e mostra la Grande Macchia Scura, scoperta proprio in questa occasione, probabilmente una tempesta di notevoli dimensioni (ci sono però interpretazioni alternative).

Voyager 2 ha da tempo lasciato la zona, tuffandosi nella sua straordinaria avventura interstellare. A quasi venti miliardi di chilometri da Terra (come documenta lo stato missione) continua diligentemente a inviarci dati riguardo il tasso di raggi cosmici.

Immersa ormai, negli spazi infiniti.

Mondi in formazione

Colti proprio nel momento giusto, potremmo dire. Il grande disco intorno alla stella PDS 70, sede di formazione di pianeti. Anche, il pianeta gigante già formato, sulla destra della stella. Si chiama PDS 70c e pare simile in grandezza e massa, al nostro Giove. Ma non è tutto qui.

PDS70, pianeti e lune in formazione. Crediti: ALMA (ESO/NAOJ/NRAO); M. Benisty et al.

La cosa veramente strabiliante – che non si era mai vista prima – è quell’alone opaco intorno a PDS 70c. Anche quello si ritiene che sia un disco di gas e polveri, verosimilmente destinato a produrre delle lune intorno al pianeta stesso.

L’immagine ci viene dall’Atacama Large Millimeter Array, una schiera di sessantasei radio telescopi posti in una zona desertica del Cile. Dalle caratteristiche del disco intorno al pianeta, sembra che sia destinato a produrre una spicciolata di satelliti delle dimensioni della nostra Luna. Più o meno come i quattro satelliti medicei di Giove, insomma: Io, Europa, Ganimede e Callisto.

Siamo dentro un Universo che non rinuncia a nascere nuovo, ogni giorno. Dobbiamo essere grati alla tecnica perché, fortunatamente abbandonata l’idea di un cielo “perfetto” ed immutabile, possiamo accorgerci di questi processi di nascita, onnipresenti e quotidiani. Forse anche, perché possiamo far nostra questa esigenza di rinascere, sempre e di nuovo.

Nei momenti difficili, possiamo sempre guardare al cosmo, sintonizzarci a vivere la sua stessa avventura. E ristorarci, in questa sommessa partecipazione all’immenso.

Tra gli anelli di Saturno

L’illustrazione artistica mostra la sonda Cassini in orbita attorno a Saturno. Cassini (di cui ci siamo occupati spesso) ha compiuto ben 22 orbite intrufolandosi temeraria attraverso gli anelli ed il pianeta, terminando il suo tour di tredici anni tuffandosi nell’atmosfera di Saturno, il 15 settembre del 2017.

A spasso tra modi ghiacciati e fiumi di metano… Crediti: NASA/JPL-Caltech

La sonda Cassini ha il grande merito di averci portato tutti – ormai nell’epoca moderna della comunicazione di massa – attraverso le meraviglie di Saturno e della sua famiglia di lune ghiacciate, conducendoci nel meraviglioso e misterioso regno di mondi dove fiumi di metano sfociano in giganteschi mari (di metano, sempre) e dove getti di ghiaccio ed acqua vengono espulsi nello spazio da un oceano di acqua liquida che – secondo tutte le stime – potrebbe essere un ambiente perfetto per la vita (o almeno per farci un poco di sport, come illustriamo nel sito di Edu INAF in concomitanza con queste Olimpiadi).

La nostra casa tra le stelle

Poche parole per questa bella foto, acquisita dalla Stazione Spaziale Internazionale a più di 400 chilometri di altezza al di sopra dell’Oceano Indiano. L’esposizione è abbastanza lunga da rivelare la traccia di movimento apparente delle stelle, ma quello che forse è più interessante è il dettaglio dello strato di atmosfera che circonda il nostro pianeta, una interfaccia protettiva preziosissima interposta tra noi e il cosmo.

Un pianeta vivo, da proteggere.
Crediti: NASA

Questo pianeta così particolare, questo tenue puntino azzurro, è quanto di più prezioso abbiamo. Come recita la Carta della Terra,

La scelta sta a noi: o creiamo un’alleanza globale per proteggere la Terra e occuparci gli uni degli altri, oppure rischiamo la distruzione, la nostra e quella della diversità della vita.

Ogni percorso di consapevolezza, antico o moderno, non può più prescindere dalla cura di questo ecosistema, attenzione e cura che dobbiamo verso il creato e ciò che contiene (inclusi, noi stessi).