La nostra casa tra le stelle

Poche parole per questa bella foto, acquisita dalla Stazione Spaziale Internazionale a più di 400 chilometri di altezza al di sopra dell’Oceano Indiano. L’esposizione è abbastanza lunga da rivelare la traccia di movimento apparente delle stelle, ma quello che forse è più interessante è il dettaglio dello strato di atmosfera che circonda il nostro pianeta, una interfaccia protettiva preziosissima interposta tra noi e il cosmo.

Un pianeta vivo, da proteggere.
Crediti: NASA

Questo pianeta così particolare, questo tenue puntino azzurro, è quanto di più prezioso abbiamo. Come recita la Carta della Terra,

La scelta sta a noi: o creiamo un’alleanza globale per proteggere la Terra e occuparci gli uni degli altri, oppure rischiamo la distruzione, la nostra e quella della diversità della vita.

Ogni percorso di consapevolezza, antico o moderno, non può più prescindere dalla cura di questo ecosistema, attenzione e cura che dobbiamo verso il creato e ciò che contiene (inclusi, noi stessi).

Tempo di tornare a casa

Concluso il viaggio più famoso dell’epoca moderna, era tempo di tornare a casa. Open your heart, I’m coming home dice una famosa canzone degli anni ottanta, e la frase appare quanto mai appropriata.

Ragazzi, si torna a casa…
Crediti: NASAApollo 11Restoration – Toby Ord

La foto ferma un momento cruciale, un vero punto di svolta, che riguarda tutti. L’umanità ha l’abilità di spostarsi oltre i confini del pianeta Terra, è stato appena provato. Camminare sulla luna, si può.

L’immagine coglie la missione Apollo 11 in un momento delicatissimo, mentre Neil Armstrong e Buzz Aldrin – i primi uomini a mettere i piedi su un altro mondo – sono ripartiti dalla superficie del nostro satellite, a bordo del piccolo modulo lunare, per incontrare Michael Collins che li attende nel modulo di comando e servizio, rimasto in orbita attorno alla Luna. Scriverà poi Collins in Return to Earth che «ero solo, assolutamente solo, e completamente isolato da qualsiasi altra forma di vita conosciuta. Se si fosse fatto un conteggio, il risultato sarebbe stato 3 miliardi più due dall’altra parte della Luna, e uno più Dio da questo lato».

Grazie al cielo, anche la complessa procedura di aggancio avverrà senza problemi, così che l’equipaggio, felicemente riunitosi, potrà finalmente dirigersi verso Terra, verso casa. Del resto, è ormai tempo di tornare.

Proprio Collins – scomparso appena pochi giorni fa – scatta questa fotografia (è il 21 luglio del 1969) che è stata appena restaurata digitalmente, dove si vede il modulo con la Luna sottostante, e la Terra sullo sfondo, a distanza. L’area scura sulla superficie lunare è il cosiddetto Mare Smythii che si estende appena sotto l’equatore lunare, sulla parte visibile della Luna, vicino al bordo orientale del disco.

Di questa immagine così scopertamente simbolica, è stato detto che ogni persona tranne una si trovava davanti alla macchina fotografica.

Nessun posto come casa

A poche ore di distanza dal Giorno della Terra, scelgo questa volta di focalizzarmi su un pianeta molto particolare, l’unico sul quale siamo sicuri che vi sia vita intelligente. Il nostro.

Un pianeta davvero niente male… Crediti: NASA/Jane Peterson

Questa immagine che potrebbe agilmente far pensare ad un altro pianeta, è una foto del nostro pianeta, in particolare rappresenta un suggestivo panorama del deserto del Namib. Il cielo cambia man mano colore mentre il Sole si inabissa progressivamente dietro le dune, guardando verso ovest.

Appena uno tra i tanti bellissimi panorami di quel posto speciale che chiamiamo casa, e di cui spesso dimentichiamo la tranquilla meraviglia. Questo puntino azzurro chiaro, come appare da molto lontano, è ancora il posto migliore dove stare. Bello e fragile, come le cose più preziose nella vita.

Trattiamolo bene, questo pianeta. Per farlo, basta ricordarci di noi, del nostro desiderio di bellezza, di compiutezza. Ricordiamoci dei nostri sogni migliori. Semplice ma non facile, certo.

Ma è tutto là.

Questo nostro mondo…

Lo sappiamo, a volte il modo più efficace per non comprendere qualcosa, è esattamente quello di starci dentro. A volte è necessario un po’ di distacco, per poter ragionare in modo pacato e comprensivo, senza farsi catturare dai complessi meccanismi di azione e reazione, di possesso e non possesso, con i quali combattiamo ogni giorno. Soprattutto, per far sì che la ragione dialogica ceda il passo allo stupore, si faccia da parte consapevole che la ragione è uno strumento meraviglioso ma, come ci ricorda Kant, è semplicemente un’isola nell’oceano sconfinato. 

Quell’oceano sconfinato che esonda dal nostro pensare spicciolo, e si percepisce (e si inizia a godere) soltanto allargando lo sguardo.

Non è strano dunque, che anche la persona più propensa ad ammirare le meraviglie dello spazio profondo, a studiarle ed indagarle e magari a discorrerne, nel proprio quotidiano mestiere di vivere si dimentichi dell’ambiente incredibile che ha intorno a lui, si scordi del pianeta meraviglioso che abita, insieme a tanti altri esseri viventi. Si perda per strada una parte importante di stupore possibile.

Bei discorsi, mi direte. Magari, mi direte anche, buttarsi in mezzo al traffico, compressi in file a lento movimento dopo appena mezzo caffè e ancora una notte da metabolizzare bene, non aiuta. Comprendo.

Meglio allora stare a chi si sveglia con un panorama un po’ diverso (e vede le cose da un ambiente in cui il traffico non è ancora il problema)..

Crediti immagini: NASA

Questa è l’immagine che l’astronauta Annie McClain ha mandato su Twitter il 21 del mese di febbraio, accompagnata dalla frase (mia libera traduzione) “Buon giorno a tutto questo mondo stupendo, e a tutte le stupende persone che lo abitano, che lo chiamano casa” .

Niente. Perché a volte bisogna guardare le cose da lontano, per capire quanto sono preziose. Quanto sono uniche, in tutto l’Universo.

E quanto siamo unici, anche noi.

Noi siamo qui…

E’ innegabilmente così, e forse non potrebbe che essere così. A volte il nostro cielo interno è tutto occupato, tutto allocato dai vari impegni e dalle prospettive più prossime, nel tempo e nello spazio. Cento per cento full, potremmo dire. Oltre alle incombenze quotidiane, ora, anche le imminenti elezioni, l’impegno di capire a chi dare il voto, per esempio. In questo scenario dove spesso predominano confusione e rassegnazione, sempre più difficile orientarsi verso una ipotesi, una scelta costruttiva. Una scelta che non censuri il nostro desiderio di bene, la nostra inestirpabile speranza di concorrere a migliorare almeno questo nostro pezzetto di universo. 

Ma quale pezzetto poi?

Corriamo il rischio di perdere la prospettiva, che è un rischio anche politico, perché la politica può venire compiutamente svolta solo se ci muoviamo in una prospettiva cosmologica corretta, che tiene in debito conto di tutto.

In principal luogo, di dove siamo. 

Ed eccoci, ecco dove siamo veramente. Ecco una foto che ci fa ricordare quello che spesso dimentichiamo.

Terra e Luna, da lontano
Crediti: NASA/Goddard/University of Arizona/Lockheed Martin

E’ una immagine della Terra (il punto più luminoso) e della Luna (il puntino alla sua destra) catturata quasi un mese fa dalla sonda  OSIRIS-REx della NASA da una distanza di quasi sessantaquattro milioni di chilometri. Mentre prendeva questa suggestiva immagine, la sonda stava muovendosi ad una velocità di 8,5 chilometri al secondo (per capirci, oltre trentamila chilometri all’ora).

Dall’immagine si possono scorgere diverse costellazioni, come ad esempio le Pleiadi (in alto a sinistra). Siamo qui dunque, prima di tutto immersi in un Universo sconfinato, mutabile e pieno di sorprese. Siamo parte di un tutto vastissimo e irrequieto, in perpetuo divenire. Nessun isolamento è possibile, lo dice la scienza: non esistono sistemi isolati.  E come argomentavamo anche di recente, il nostro pianeta è parte di un tutto che – comunque – ogni tanto fa capolino.

Nessun muro tra Terra e Cielo è più pensabile. E nessun muro in Terra, è più giustificabile, per l’evoluzione della nostra coscienza. Crescere con questa consapevolezza, è un compito grande. E pensarci, anche in questo tempo elettorale, forse è una cosa opportuna. E’ un segnale dal cosmo, che possiamo acchiappare senza bisogno di alcun particolare recettore, se non la nostra curiosità e voglia di capire, chi siamo dove siamo.