Rondoni: poesia e scienza non sono opposte

Riceviamo (e assai volentieri pubblichiamo) un pezzo del noto poeta e scrittore Davide Rondoni, che ha gentilmente accolto la nostra richiesta e interviene sul tema del Carnevale della fisica #27, ospitato dal nostro sito GruppoLocale.it .

Arthur Rimbaud dice che la scienza è troppo lenta per noi. Per noi, intende, che mettiamo a fuoco il mondo con il metodo poetico delle analogie e delle irruzioni dell’evidenza nell’apparenza e delle ombre. Con le parole che mettono a fuoco la vita che non si sa e che pur chiede il nostro ascolto parlante.

Davide Rondoni (Immagine dal sito dell'Autore)

Del resto ben prima che voi fisici ci faceste vedere che tutto è movimento ed energia, Dante parlava di “Amore che move ‘l sole e l’altre stelle” e per lui non era una metafora, ma un dato del reale conosciuto. Si tratta di una differenza di velocità – le verità a cui il metodo poetico arriva sono quelle necessarie a un uomo per vivere, e la scienza per analizzare i fenomeni invece ha bisogno a volte di migliaia di anni.

Differenza di velocità e di metodo dunque (la poesia conosce per sintesi, per analogie, vivendo quello stato di conoscenza per stupore e illuminazione che nella scienza accade solo talvolta) ma non di percorso nè di scopo. Del resto, il linguaggio che spesso gli scienziati usano per indicare le realtà primarie o ultime che cercano – oltre alle formule –  è composto di metafore poetiche. Cosa è la “luce fossile” che cercano i registratori dei primi eventi dell’universo ? Non è forse una realtà indicibile con linguaggio poetico ?

E un grande poeta contemporaneo, Les Murray, in una sua poesia afferma che certo Newton ha avuto una grande intuizione vedendo la mela che cadeva dal ramo, ma se si fosse chiesto anche come diavolo aveva fatto quella mela ad arrivare lassù avrebbe scoperto una “fisica più usata”. Ai poeti interessa la fisica del mondo, ovvero il suo movimento – o senso che è lo stesso, dato che non c’è movimento vero senza senso, sarebbe frenesia o agitazione, o al contrario e identico, sarebbe noia.

La poesia e la scienza non sono opposte, non lo erano nelle origini della meraviglia che percepisce il mondo come primo passo, e non lo sono dopo il lungo cammino di entrambe, quando si concepiscono e attuano come tensione alla conoscenza del mistero del reale. Quel che Ungaretti chiamava il “segreto” del mondo. dr

Davide Rondoni ha fondato e dirige il Centro di poesia contemporanea dell’Università di Bologna. Ha tenuto e tiene corsi di poesia e letteratura nelle Università di Bologna, Milano Cattolica, Genova, Iulm e in diversi Istituti specializzati nonché all’estero a Yale University e Columbia University (Usa). E’ direttore artistico del festival DANTE09 a Ravenna. Ha partecipato ai più importanti festival di poesia in Italia e all’estero.

Ha pubblicato alcuni volumi di poesia, tra cui  “Il bar del tempo”, è uscito per Guanda nel gennaio ’99 e “Avrebbe amato chiunque” con i quali ha vinto, tra gli altri, i premi più importanti in Italia (tra cui Montale, Carducci, Gatto, Ovidio, Camaiore, Metauro). “Apocalisse amore”. Mondadori, Giugno 2008. Un libretto edito nel 2001, “Non sei morto, amore” (e ripubblicato nel 2006) è letto in performance dall’autore insieme ad un pianista di blues, oltre che messo in scena da Sandro Lombardi e David Riondino. Mentre con una compagnia di tango vengono lette le poesie di “Ballo lentamente con le tue ombre” (Tracce 2009)

E’ presente nelle più importanti antologie di poesia italiana del secondo Novecento edite da Mondatori (a c. Cucchi e Giovanardi) e da Rizzoli (a c. Piccini) e in numerose altre. Sue poesie sono edite in volume o in rivista in Francia, Usa, Venezuela, Russia, Inghilterra, Croazia, Cina e altri paesi…. (leggi la biografia completa sul sito dell’Autore)

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Autore: Marco Castellani

Ricercatore astronomo, appassionato di letteratura, musica, computer e programmazione. Marito, papà  di quattro. http://www.marcocastellani.me

  • Anonimo

    Parlando di amore Dante parlava dell’amore più grande!
    Parlava della potenza dell’amore di Dio verso gli uomini e verso il creato.

    La poesia e come una dolce brezza che carezza l’anima.
    E ci conduce su oceani infiniti di fantastiche, eccezionali  meraviglie, dove i sogni più dolci non osano spingersi, ne la Fisica tentare mai di arrivare usando sempre e solo l’intelletto, cruda realtà di un mondo vano.

    Vincenzo

     

  • Marco Fulvio Barozzi

    Anch’io scrivo poesie, ma devo dire che se aspettavo la conoscenza  per sintesi, per analogie, “per stupore e illuminazione che nella scienza accade solo talvolta”, l’articolo di Rondoni l’avrei forse letto su un manoscritto l’anno prossimo. Fuor di iperbole, c’è nell’esposizione di Rondoni un retropensiero che vede il sapere scientifico secondario e accessorio a un sapere superiore ottenibile solo tramite l'”entusiasmo” (avere dentro di sè il dio) poetico. Siamo poco lontani dalla mistica, e io non ci sto.

  • mcastel

    Mi piace molto quello che hai scritto; separare scienza e poesia impoverisce prima di tutto me scienziato (e sospetto che faccia lo stesso anche per te), mentre è molto più appagante capire che nascono tutte da una “comune meraviglia”.Ragionare su un sapere scientifico primario o secondario, subalterno rispetto ad una diversa forma di conoscenza, non lo ritengo più produttivo che ragionare sul fatto che l’uomo sia subalterno alla donna o viceversa. Voglio dire con questo che, nell’approccio corretto (pieno di stupore e rispetto) fiorisce come evidente una sinergia, una felice complementarietà. Non puoi togliere l’uno senza che l’altro, cada.E’ vero, la scienza è lenta per i moti dell’animo, per la sete di senso dell’uomo. Ed è bene che sia così, è una palestra, un cammino, un lavoro quotidiano (anche arido, a volte, aspro), ma procede con un senso continuo di costruzione, edificazione. Cambia la nostra percezione dell’universo e su questo la poesia anche procede, fiorisce, elabora. Inoltre la vera scienza condivide con la poesia il senso perenne della meraviglia. Fa meraviglia l’universo, fa ancora più meraviglia il fatto che noi così piccoli, così “insignificanti” rispetto ai lontani quasar (eppure così determinanti, il punto in cui l’universo pensa se stesso, l’autocoscenza del cosmo, direbbe qualcuno) ci ritroviamo tra le mani gli strumenti per comprenderlo, svelarne i segreti. Pian piano, con un confine ultimo elastico, che arretra sempre, una trama che sempre mostra nuovi e più elaborati disegni, via via che decifriamo i più semplici. In un continuo gioco tra il nascondere e lo svelare.Grazie, dunque.MC

  • mcastel

    Caro Marco,
    capisco il tuo punto (e a proposito, anch’io scrivo poesie….!), tuttavia mi pare che il centro gravitazionale dell’intervento di Rondoni sia un’altro. Io lo rintraccio nella frase conclusiva dove si scorgono poesia e scienza alleate – anzi, se ne rintraccia la comune origine nella “tensione alla conoscenza del reale”. Direi una ventata d’aria rispetto alle trite ruminazione delle “due culture” (infausta dizione che apre la strada, quella sì, a tutte le ipotesi di subalternità dell’una e dell’altra). 

    Giustamente Davide rivendica alla poesia il primato di procedere per “illuminazione”. In realtà sappiamo che anche la scienza può procedere per illuminazioni, per intuizioni (anzi spesso lo scienziato geniale è così abbarbicato alla sua intuizione che continua ad interrogare i dati finché non gli mostrano la verità della sua intuizione, o alternativamente, riescono infine ad inchiodarlo allo sbaglio). 

    Certo nella scienza c’è – ci deve essere – la paziente ricerca di ogni giorno. La lenta costruzione. Ma se non si abbraccia la lenta costruzione si fa poca strada anche nell’arte, direi. Solo con la lenta costruzione si acquista la solidità necessaria per compiere il grande balzo. Così che le discordanze, alla fine, sono perlopiù apparenti. Una rottura di simmetria che ad alte energie si ricompone: andando verso la meraviglia del cosmo, da come la vedo io.

    In amicizia,
    MC

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